Incidenti stradali sulle due ruote: l’Italia è la maglia nera d’Europa

«L’ Italia è una realtà desolante. C’è gente che sale sulla moto e non sa neppure come si gira la chiave. Vengono i brividi alla schiena». A parlare è Claudio Corsetti, direttore della Scuola Motociclistica Italiana e della rivista “In moto”.

La maglia nera negli incidenti delle due ruote in Europa è l’Italia. Non esistono dati certi sugli incidenti mortali accaduti a bordo di scooter o moto negli ultimi tempi nel nostro paese, ma l’unico dato disponibile è allarmante: nel decennio 1995-2004, in Italia sono morte in incidenti sulle due ruote, 12753 persone con 787 mila feriti, il valore più alto in Europa.

Il Belpaese inoltre, resta quello che di moto e motorini ne ha più di tutti: 7 milioni di ciclomotori e 4 milioni e 600 mila moto di grossa cilindrata.Nel decennio preso in esame, la percentuale degli incidenti avvenuti in Italia nel totale di tutti i paesi dell’Unione, sono passati dall’iniziale 16,9% al 26%. Nell’ultimo anno preso in esame dallo studio, l’Italia contava 1458 morti contro i 607 della Gran Bretagna e i 74 della Svezia. I motivi sono abbastanza noti: l’Italia resta il paese dove il 40,6% dei ciclomotori passano col rosso, dove 3,7% non usa il casco, dove il 16% lo usa solo «per paura delle multe» e dove, infine, solo il 35% dei guidatori di scooter «comprende il significato di tutti i segnali».

Ma l’Italia è la maglia nera anche per quanto riguarda i progetti che portano ad una diminuzione delle morti sulle due ruote: a differenza di altri paesi dell’Unione, qui non ci sono gruppi di lavoro che studiano come poter diminuire gli incidenti come in Svizzera o progetti come quello olandese che prevede la sperimentazione di un airbag per le due ruote. Michele Moretti dell’Acma, la diramazione di Confindustria che si occupa del settore, spiega: «Contiamo molto sulla direttiva europea che prevede un approccio graduale alla guida sulle sue ruote, con esami intermedi fra una cilindrata e all’altra che entrerà in vigore dal 2013». Intanto, l’unica cosa che è stata pensata è il “Gruppo di consultazione” sugli incidenti costituito presso il Cnel, ma al momento di risultati questo gruppo non ne ha prodotto nessuno.

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