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Cari motociclisti vi faccio l’identikit!

Categoria : Blog

categoria_biker

Questo articolo va letto in chiave comica perchè ad una lettura disattenta può sembrare irriverente, mentre lo spirito è solo quello di farsi due risate. Questo sito fa della sicurezza la sua missione e se in qualche momento dell’artico può sembrare che vengano presi in giro quelli che si vestono di tutto punto sappiate che è detto solo per ridere. Forse sarebbe stato più semplice non pubblicare l’articolo penserete, mentre io ritengo che sapersi mettere in gioco e ridere di se stessi sta alla base di una sana voglia di conoscenza. (Claudio Cangialosi fondatore del Blog e di SicurAUTO.it)

“Sara, svegliati, è primavera…”
“Mmh… che ora è?”
“Sara, sono le sette e tu devi andare a scuola.”
“Uffa, che p…izza!”
“Oh oh oh, Sara, raccogli tutti i libri ed accendi il motorino. Ma stai attenta a non investire un bambino.”

Raccomandazione inutile. Sara, come la stragrande maggioranza degli utenti della strada, a due, tre, quattro e più ruote, affronta la giornata seguendo un immutabile copione: si alza, va in bagno, fa colazione, si lava i denti, si veste, si mette alla guida e, dopo un certo lasso di tempo, variabile fra pochi minuti e diverse ore, si sveglia.

Nel traffico caotico dell’ora di punta il “pilota automatico”, in genere, funziona a meraviglia, pur con qualche inevitabile defaillance, universalmente accettata come un destino ineluttabile: una strisciatina sulla fiancata, qualche graffio sui paraurti, un fanalino spaccato, una portiera ammaccata… Gli automobilisti se la cavano con poco, tutt’al più un’arrabbiatura e un fastidioso mal di portafogli.

Per chi procede seduto su una sella in (precario) equilibrio dinamico, invece, le conseguenze degli incontri troppo ravvicinati, anche a bassa velocità, non sono quasi mai indolori, più per gli effetti della probabile caduta che per l’impatto vero e proprio.

Le inesorabili leggi della fisica impongono dunque maggior prudenza a motociclisti, scooteristi e affini, che vorremmo vedere disciplinati, rispettosi della segnaletica, col loro bel casco, perfettamente allacciato, allineati e coperti, nell’interesse di tutti: grosso modo, una moto in più equivale ad un’auto in meno, quindi la benemerita categoria contribuisce, più di ogni altra, a decongestionare le nostre intasatissime metropoli.

Il variegato popolo dei “dueruotisti” si compone di diverse categorie e, in ciascuna di esse, accanto a ragazzini giudiziosi e prudenti, giovani maturi e pacati padri di famiglia, convivono alcuni esemplari poco edificanti:

  • SCOOTERISTA junior. Subentra al CICLOMOTORISTA, categoria quasi scomparsa, della quale ha ereditato tutte le caratteristiche, nel bene e nel male. Età media sui 15 anni, guida la Vespa, lo Scarabeo ed altri insetti, dal propulsore sapientemente “risvegliato”. Look casual-ginnico, posizione di guida scomposta, sfreccia costantemente a tutta manetta, incuneandosi a zig zag fra cofani, fiancate, marciapiedi e pedoni. Crede che i semafori pedonali delle tangenziali siano stati installati per consentirgli di bloccare il flusso veicolare ed attraversare sulle strisce pedonali. Tiene il casco gelosamente custodito nel bauletto o, al limite, fissato dietro la nuca, per calzarlo in un nanosecondo se scorge qualche lampeggiante nelle vicinanze. Fermamente convinto che i freni (suoi, non altrui) vadano adoperati il meno possibile e che le strade siano tutte a senso unico, è afflitto da un inguaribile delirio di onnipotenza che lo porta a sconfinare nell’incoscienza pura, sotto l’occhio vigile e benevolo di un misterioso Santo Protettore, che rinvia al mittente tutti gli accidenti indirizzati al suo pupillo (qualche volta però si distrae).
  • SCOOTERISTA senior. Secondo le stime annuali, è la categoria più numerosa e incarna l’archetipo del motociclista medio del terzo millennio. Normalmente disciplinato e riflessivo, avanza sprofondato su comode poltrone (Majesty, Madison, Burgman e simili). In qualche caso può manifestare atteggiamenti comportamentali tipici del gruppo 1), sintomo di una non completa maturazione, che avverrà al primo gomito sbucciato.
  • ENDURISTA duro & puro. Sui 18-22 anni, usa moto specialistiche (Yamaha TT, Honda XR, KTM), indossa gli stivali e il corpetto di nylon anche per andare all’Università. Perde per strada chili di fango pazientemente accumulato sul campetto da cross la domenica precedente. Ritiene poco dignitoso procedere con la ruota anteriore a contatto con l’asfalto e non curva mai: controsterza.
  • PSEUDO ENDURISTA. Fra i 20 e i 30 anni, stravede per la Transalp, ma non si sognerebbe mai di mettere le ruote sullo sterrato. Quanto a modalità di guida, è la perfetta sintesi fra i gruppi 1) e 3), dei quali mantiene disinvoltura, grinta, spavalderia e pessime abitudini. La pericolosità, per sé e per gli altri, aumenta invece in maniera esponenziale.
  • MAXI ENDURISTA. Sui 27-35 anni, impiegato di banca, neo medico o avvocato rampante, inforca la sua BMW 1150 GS rigorosamente in giacca e cravatta, pantaloni dalla piega impeccabile, scarpe lucidissime e 24 ore fissata al portapacchi. Fende il traffico con incedere maestoso e senza fretta, ma a volte si spazientisce o si accorge che è tardi e sfodera le innate doti del gruppo 1), incastrandosi regolarmente con le enormi valigie laterali fra il furgone del lattaio e l’utilitaria della casalinga.
  • CUSTOM BIKER. La categoria esiste da decenni, sulla scia di “Easy Rider” e dei chopper, ma solo negli ultimi anni è riuscita ad affermarsi e a proliferare anche nel nostro Paese. Il bacino d’utenza è assai vario e spazia dal timido professorino di lettere a nerboruti energumeni che, a giudicare dal look (giubbotto di cuoio nero con improbabili stemmi e borchie, codino d’ordinanza e aquila tatuata sul bicipite), rappresentano il paziente ideale di un ambulatorio di antropologia criminale. Quasi tutti, comunque, rivelano una certa inquietudine esistenziale e sembrano sinceramente preoccupati di dover attirare l’attenzione a tutti i costi, come le loro moto (Harley, Yamaha Virago, Kawasaky VN). Di queste, ben poche restano come mamma Casa le ha fatte: qui l’istinto di personalizzazione è un must, a base di scarichi liberi, manubri-stenditoio, cromature esagerate, lucette blu, targa laterale, sella con frange, serbatoi aerografati e assetto ancor più raso terra. Più che una categoria, è un vero fenomeno di costume e, sotto il profilo etico-socio-psicologico, dà molto da pensare. In compenso, ad onta dell’enorme numero di decibel sparati al cielo, i customisti vanno veramente piano, inebetiti dalle terrificanti vibrazioni dei loro simil-trattori.
  • RACING BIKER. Sui 25 anni, la domenica mattina inizia un rito della vestizione che neanche Dominguin: calzamaglia, tuta di pelle griffata con rinforzi al ginocchio, stivali, sottocasco di seta, guanti da GP, casco in fibra di carbonio con interfono. Ammira compiaciuto allo specchio il suo look da Star Wars e, fischiettando “Momenti di Gloria”, monta sul suo missile da 140 CV (Fireblade, Ninja, R1 ecc.), fa appollaiare la ragazza, agghindata allo stesso modo, sul sellino posteriore (cioè al secondo piano, senza ascensore, con le ginocchia in bocca) e, insieme ad altre dieci coppie, imboccano l’autostrada per raggiungere l’agriturismo distante 30 km. Gli altri giorni della settimana cambia solo l’abbigliamento: al mattino, per recarsi in ufficio, è identico a quello del tipo 5); più sportivo la sera, quando “passeggia” per le vie cittadine, beandosi con l’urlo dei suoi 4 cilindri, con le derapate della ruota posteriore e pelando col ginocchio tutte le curve dell’isolato.
  • CAFE’ BIKER. Giovane, o giovanile, adora le “naked” come Monster e Hornet, le guida in maniera fluida e rilassata e le utilizza per quello che sono: semplice mezzo di trasporto e di svago, uno strumento utile a realizzare altri interessi. E’ forse il tipo di motociclista più equilibrato, ma la sindrome del “passo dove mi pare” è sempre in agguato.
  • GRAND TOURER. Una volta era semplicemente il “Guzzista”, con la mitica California con parabrezza e borse laterali. Di età compresa fra i 30 e i 60 anni, ma anche oltre, usa la moto solo per girare l’Europa e arrivare, almeno una volta nella vita, a Capo Nord, in sella all’intramontabile “California” o alla BMW K 1200. In città non si vede proprio: usa l’auto.
  • TITANIC BIKER. Non se ne vedono più molti, in giro, anche per i prezzi stratosferici delle loro mastodontiche cavalcature (Gold Wing 1.8, Electra Glide), peraltro in via d’estinzione ed ormai quasi scomparse dai listini. Impossibili da condurre nel traffico, le spostano semplicemente dal box al bar, godendosi impianto hi fi, computer di bordo e stazza da incrociatore (ma possono contare sulla retromarcia) e lamentandosi continuamente delle spese esorbitanti di bollo, assicurazione, manutenzione e garage.
  • IL “NOSTALGIA CANAGLIA”. Appassionato delle cose dal buon sapore di una volta, il suo motto è “Come questa non se ne fanno più”. Passa la vita fra sfasciacarrozze, officine dell’entroterra e mercatini dell’usato, alla perenne ricerca di una Norton Commander, di una Triumph Bonneville o di un nostrano Guzzi Falcone, ma si accontenta anche di un Galletto, pazientemente scovato in un fienile, mezzo rosicchiato dai topi e pronto a far rivivere, dopo un lungo, faticoso e costosissimo restauro, emozioni perdute da tempo. A volte non conosce nemmeno la marca della moto dei suoi sogni e va in giro chiedendo di quella di Marlon Brando “Il selvaggio”, o addirittura della “Steve”, mod. Mc Queen. O, per la necessità di far convivere passione e budget, ripesca dal box paterno la vecchia Gilera 124, lo Stornello 160 o il Vespone 150 “Nanni Moretti Style”. L’impresa più ardua? Trovare le decalcomanie originali.

Commenti (14)

Mah… considerando che questo sito sta facendo una campagna sulla guida sicura e sull’abbigliamento adatto “salva vita – mani -piedi- colonna vertebrale”, ridicolizzare chi usa certe precauzioni (come al punto “racing biker”) non vi fa buona pubblicità

ma che film e’?!

Sono pervenute alcune lamentele sul tenore del pezzo, giudicato troppo graffiante. Ritengo opportuno quindi puntualizzare.
L’articolo è stato scritto da un 50enne che va in moto da quando aveva 14 anni e che ha sempre vissuto la moto come una passione, non come un semplice mezzo di trasporto, per cui è impensabile che “ce l’abbia coi motociclisti” e abbia voluto metterli alla berlina.
Il pezzo va letto in chiave autoironica, che è sempre sintomo di positività. In ogni caso il messaggio non è indirizzato indiscriminatamente a TUTTI i motociclisti, ma esclusivamente a coloro (e ce ne sono, purtroppo) che fanno di tutto per screditare la categoria, come era evidente nella premessa: “Il variegato popolo dei “dueruotisti” si compone di diverse categorie e, in ciascuna di esse, accanto a ragazzini giudiziosi e prudenti, giovani maturi e pacati padri di famiglia, convivono alcuni esemplari poco edificanti”. Il termine “alcuni” avrebbe dovuto fugare possibili perplessità. Ciascuno di noi si porta dietro il proprio bagaglio culturale e di esperienza ed i propri modelli esistenziali, che traspaiono sempre e comunque, qualsiasi cosa guidi e dovunque si trovi a transitare. In sintesi, il maleducato, l’incivile, il superficiale si riveleranno come tali indipendentemente dal numero di ruote che usano.
Ho voluto prendere di mira questi utenti, descrivendone i comportamenti che chiunque può osservare ogni giorno, su qualsiasi strada, leggendo i quotidiani o davanti a qualsiasi Pronto Soccorso. Senza voler in alcun modo coinvolgere nello stesso calderone TUTTI i motociclisti, la maggior parte dei quali sono/siamo rispettosi delle norme del codice e degli altri utenti. Ma prima ancora, sono dotati di materia grigia e sanno che guidare con prudenza ed attenzione abbassa enormemente il livello di rischio.
Se la strada è irta di pericoli, è anche “grazie” a una minoranza di “dueruotisti” che avrebbe bisogno di riflettere sul proprio approccio quotidiano alla guida e verso la quale dovrebbe indirizzarsi la giusta indignazione della “categoria”, giornalmente screditata dai loro atteggiamenti deplorevoli.
Un lampeggio a tutti.

Bellissimo!

Apparentemente non si salva nessuno, sia che sia visto con gli occhi di
* un pedone o automobilista che, avendone putroppo troppi continuamente sotto gli occhi, fanno di tutte le erbe un fascio
che di
* un (vero) centauro che nota anche piccole sfumature ;-) nei colleghi.

==
Onestamente non riesco a decidermi se si debba parlare di minoranza o maggioranza di “dueruotisti” che screditano la categoria, di certo son tanti/troppi e mi fanno passar la voglia di usare la moto in città.

Lamps!

Purtroppo, il messaggio – così come scritto – non ha nulla dell’autoironico, ma ha più della presa in giro fine a sé stessa, nemmeno troppo garbata o divertente, ed è un distillato di stereotipi di cui, francamente, si farebbe volentieri a meno. Autoironia vuol dire fare ironia su sé stessi. Fare ironia sugli altri non si chiama autoironia, si chiama ironia; in questo caso è sarcasmo, presa in giro, e offesa. L’autore, è evidente, non fa ironia su sé stesso, se ne chiama ben fuori, puntualizzando di essere “un 50enne che va in moto da quando aveva 14 anni” e che dimostra di sentirsi superiore rispetto a tutti gli altri, a chiunque altro, al punto da sentirsi autorizzato a emettere giudizi. A chi dunque si applica questa “autoironia”? All’intero mondo delle due ruote, compresi anche quegli “alcuni”che adottano un atteggiamento responsabile, visto che i loro comportamenti sono ridicolizzati.

Così com’è, il post offende e basta, non dà alcun consiglio, né suggerimento, non ha niente di quello che alle elementari ci insegnano a definire “la morale della storia”. Uno legge, si riconosce, si offende, e poi? Non gli viene fornito nessuno spunto di riflessione, nessuna indicazione. Magari non ha avuto vicino nessuno che gli ha detto: “guarda, invece di fare così, fai cosà, perché [spiegazione intelligente e salvapelle]. Qui non c’è niente di tutto ciò. A che pro scrivere un post del genere? Soltanto farsi una risata e deridere gli altri? Farsi belli con gli amici?

Alcuni comportamenti vanno messi alla berlina, *ma i comportamenti soltanto*: includere le persone non è per niente “(auto)ironia”, è *offesa gratuita*.

Solo per citare “ALCUNI” esempi (la lista non è esaustiva):
Che senso ha ridicolizzare le persone a cui piacciono le moto custom (v. Custom Biker)? Che gliene incoglie all’autore di come si vestono o che lavoro fanno? Lombroso è stato sconfessato da decenni, non c’è più nessuno studioso serio che fa l’equazione “abbigliamento/fattezze fisiche=atteggiamento criminale”. Quale comportamento scorretto metterebbero in atto? La scorrettezza risiede nel fatto che la moto in questione non è “catalogabile”? O che questo tipo di moto è probabilmente oggetto di invidia da parte di chi ha scritto il post? Che rosica perché vorrebbe anche lui andare in giro con tatuaggi, chiodo, pizzetto e bandana?

Ha senso ridicolizzare (v. Endurista duro & puro) chi usa sistemi di sicurezza passiva, *che tanto incoraggiate e pubblicizzate su questo sito*, anche fosse per fare solo 100 metri o per andare all’università? Il casco per fare 100 metri si mette, per andare all’università anche: perché allora non indossare l’abbigliamento protettivo per intero? L’autore la considera forse una perdita di tempo? Mi piacerebbe davvero sapere se – dall’alto dei suoi 36 anni di esperienza sulle due ruote – per fare 100 metri mette il casco o sfida la sorte (e la morte).

Ha forse più senso ridicolizzare (v. Racing Biker) il fatto che c’è gente che può usare la moto per davvero solamente la domenica perché durante la settimana lavora troppo? Oppure che quelle stesse persone, fosse anche per una sola volta alla settimana, *mettono in atto tutte le precauzioni di sicurezza passive che in questo sito incoraggiate*, e costringono il proprio passeggero a fare altrettanto? Il passeggero non ha *nessun* controllo sulla moto, ed è giusto che si vesta in modo *difensivo*: che cosa c’è di sbagliato nell’usare una tecnologia come l’interfono? Comunicare al passeggero che c’è una curva difficile o che è necessario fare un frenata d’emergenza può fare la differenza tra l’incidente o l’evitarlo.
Che cosa c’è da stigmatizzare in questo atteggiamento? Andrebbe premiato chi lo fa, ed incoraggiato, non preso in giro. Troppe volte ho visto passeggeri farsi del male *serio* perché chi guidava la moto – anche da venti anni e più – non riteneva sufficientemente meritevole di protezione il passeggero. Nonostante il termine affibiatogli bonariamente, il passeggero non è una zavorra, ma una *persona*, e come tale va protetta, come e forse più di chi è alla guida. Se si sentono più sicuri nell’usare prodotti di marca che vedono usare dai loro beniamini in pista una domenica sì e una no, che salvano mani/piedi/schiene, quale regola infrangono? Nessuna! Magari spendono solo qualcosa di più, ma finisce lì. Imitano l’abbigliamento, che è senz’altro sicuro (ce ne sono diversi esempi anche su questo sito): che cosa c’è di sbagliato?

È quantomeno bizzarro che questo sito punti alla sicurezza e poi ridicolizzi in maniera gratuita e offensiva chi – quotidianamente o anche una sola volta nella vita – fa di tutto per mettere in sicurezza sé stesso e gli altri. È un controsenso: questo post *sconfessa*, a parole e nei fatti, il lavoro (apprezzabile) che state facendo.

Non mi sento per niente parte in causa in quello che è stato scritto, ma penso che con questo articolo vi siate giocati una bella fetta di possibili utenti, OFFESI GRATUITAMENTE solo perché chi ha scritto il post ha deciso di fare “(auto)ironia”. Al posto della pappardella in difesa dell’articolo, sarebbero state più apprezzate due righe di scuse, anche non sentite, ma avrebbero dovuto esserci.

Non scrivo da quanto tempo vado in moto, perché significherebbe fare a gara tra chi si sente “più superiore” degli altri. 36 anni di moto non consentono *a nessuno* di giudicare le persone.

Lamps a tutti, specialmente a quelli che non si sentono superiori agli altri

Gentile Ellis,
premesso che ti ringrazio per le critiche, sicuramente costruttive che hai scritto.

Tuttavia mi permetto di “difendere” (anche se non ne ha assolutamene bisogno) l’autore dell’articolo che personalmente ho scelto di pubblicare perchè l’ho ritenuto comico e non ironico.

Mi spiace davvero che questo sia stato travisato e mi scuso se qualcuno si possa essere offeso.

Nessuno ha voluto sminuire i consigli che, sapientemente, TUTTI gli autori (Paco incluso) stanno scrivendo su questo Blog.

Io che confesso di non essere motociclista nel senso stretto (guido scooter da sempre causa traffico abbominevole) e personalmente mi sono solo fatto una risata quando ho letto l’articolo.

Tuttavia ho il limite di non sentirmi dentro la categoria dei motociclisti in senso stretto, quindi non sono la persona giusta per giudicare al 100% il tuo punto di vista.

Certo che siete proprio dei permalosoni! :D

sono un “maxiendurista” che non viola mai le regole. Purtroppo non posso fare fuoristrada per motivi di salute.

conosco un sacco di biker borchiati e tatuati che non farebbero male a una mosca e si fermano a far passare i pedoni anche a milano.

Queste descrizioni sono divertenti ma offendono i pochi “diversi”!

Gentile Claudio,
ti ringrazio della risposta, apprezzo le scuse, prendo in seria considerazione la politica editoriale e *non la discuto*, ma continuo a ritenere che forse il post andava scritto con un punto di vista diverso.

Non si tratta di permalosità dei motociclisti (ho solo preso ALCUNI esempi, ma posso fare lo stesso con gli scooteristi), ma di buon senso. Non è ironico, non è comico: è offensivo.
Si è messo nello stesso calderone comportamenti discutibili e pericolosi e comportamenti che non c’entrano *nulla* coll’essere dei deficienti per strada. Qual è lo scopo di *ridicolizzare* chi ha come hobby il restauro di un certo tipo di moto, o il tipo di moto che uno usa, chi si veste in un certo modo, chi fa vestire adeguatamente il passeggero, se sceglie di usare tutte le protezioni possibili immaginabili per sentirsi più sicuro – visto che è l’unica cosa che può controllare al 100%? Non è qualcosa di divertente: è idiota.
Non si prende in giro soltanto un comportamento scorretto sulla strada, che va stigmatizzato con decisione, qui si giudica la persona per quello che decide di fare – e che è nel suo pieno diritto fare – senza causare danno ad alcuno, con quali prerogative non mi è chiaro.
Il messaggio che passa, purtroppo, e lo sottolineo – purtroppo –, è che ci sia uno che si sente figo e che dice ad altri di essere sfigati. Perché scelgono moto custom, vanno in giro in scooter con una seduta comoda, hanno la passione delle moto d’antan, decidono di andare in giro sempre e comunque con le protezioni adeguate. Che cosa c’è di comico o di costruttivo in questo, sinceramente, non lo so.
Ci sono tanti tanti tanti problemi sulla strada, è difficilissimo far passare l’idea che non si è immortali e che le disgrazie non capitano solo agli altri. Poi si arriva qui, e in un contesto ben preciso in cui si fa di tutto per veicolare un determinato messaggio “salvavita”, si leggono giudizi che piovono così, senza nessun motivo.
Mi spiace davvero leggere queste banalizzazioni qui, dove TUTTI (PACO INCLUSO), state facendo un buon lavoro, che meriterebbe maggiore diffusione e maggiore considerazione. Ho letto altri articoli PRIMA di questo, dove si vede il vostro impegno nel far passare il messaggio che la *sicurezza è tutto*, e so che si tratta di un passo chiamiamolo “infelice”, e continuerò a leggere il blog; ma chi legge solo questo post, che cosa può pensare? Passare per questo sito non gli avrà insegnato nulla, se non che c’è qualcuno che lo ritiene sfigato non solo per eventuali comportamenti idioti *sulle due ruote* ma anche e soprattutto per cose che non hanno nulla a che fare con l’andare per strada, senza dargli spunti di riflessione. E continuerà ad andare per strada come ha sempre fatto: se è una persona dotata di buon senso, problemi non ce ne sono; se invece ha sempre messo in pericolo sé e gli altri, qualche problema può crearlo: a sé ma soprattutto agli altri. Tra i quali – ti ricordo – ci siamo io, te, la redazione, chi legge e tutti gli utenti della strada. Se questo è essere permalosi, ok lo sono. Spero solo che il mondo sia pieno di permalosi come me, permalosi sul fatto che la propria sicurezza viene prima di tutto e che la propria vita non debba essere messa a repentaglio da nessun idiota.
Con questo “simpatico” articolo, che cosa si è risolto?

Lamps (rilassàti e non permalosi ;))!

Ciao Ellis… e ciao a tutti gli altri intervenuti. :)
Volevo dire anche io alcune cose….

Conosco Pacotom da diversi anni (siamo anche concittadini) e quando ho letto l’articolo ho capito subito benissimo con che spirito lo ha generato.
Ti rassicuro, Ellis, Paco non è il tipo da sentirsi “figo” giudicando gli altri. Del resto non scrive qui “per caso”, nè per gioco. Mi spiace sia “passato” questo, fra le righe.
Vista la tua opinione abbastanza positiva su Sicurmoto e sul suo recente operato, e considerando che siamo appena agli inizi di questa bella avventura, concordo con te nel dire che è effettivamente terribile che tutto questo possa venire messo in discussione da una certa interpretazione data da chi può averci letto con i tuoi stessi occhi. Perciò ti ringrazio molto di averlo fatto notare con tale incisività.

Pacotom, tu sai quanto io stimi il tuo lavoro ed il tuo ruolo (al di là di Sicurmoto). Ora, ragionando ad animi sereni, passato il momento di azione-reazione-controreazione… direi: ho capito benissimo lo spirito con cui hai scritto, (ho letto con i tuoi stessi occhi, vivo le stesse scene, sulle stesse nostre strade). Possiamo, però, dire che non ti sei messo nei panni di chi magari avrebbe letto con altri occhi? vero, c’era la premessa “alcuni tipi” (stereotipi), però non tutti sono disposti a cogliere il “lato ironico” del discorso, soffermandosi invece su altri termini, aspetti e descrizioni, che indubbiamente si prestano a destare dubbi.

Ragazzi, la verità è che a volte, il fatto di leggere attraverso un monitor, rende difficile comprendere il vero senso ed intenzioni di un autore sonosciuto. Come non è sempre facile essere perfetti, imparziali ed equilibrati nello scrivere, non destando la minima discussione.

Direi intanto che questo confronto è servito e servirà a migliorare la qualità del nostro lavoro e di quanti vorranno collaborare, speriamo in tanti, nel prossimo futuro.
Siete d’accordo?
Auguro a tutti quanti un buon lavoro ed una buona lettura.
Cordali lampeggi! ;)

Trovo a questo punto doveroso aggiungere una premessa all’articolo… grazie Ellis per le tue critiche senza quelle nessuno crescerebbe.

Sicuramente è bello vedere che c’è partecipazione, anche se su un episodio che dispiace.

Io non lampeggio perchè sul mio scooter (Leo 150) non c’è :p

Ottimo Claudio! :D una scelta equilibrata e responsabile, come sempre. ;-)

Grazie :)

Ben fatto, Claudio. Grazie Astrid!

Caro pacotom come te faccio parte di smanettoni.net
oltre che far oarte del direttivo di un motoclub fmi, devo esser sincero il vostro articolo mi ha divertito molto…
…Chi ha scritto l’articolo è stato tanto bravo che mi pareva di vedere le immagini…
Mi permetto d’intervenire per far riflettere chi si è sentito “ferito” dall’articolo: “Faccio parte di un motoclub misto (custom, race replica, enduro, naked, c’è di tutto un pò) e mettendomi una mano sulla coscienza (ed invito tutti a fare lo stesso) mi rendo conto che corrispondo a pennello alla descrizione del racer… (mi spiace ma sulla mia strada non ho ancora incontrato “un mio simile” che si attenesse al codice della strada al 100%…) così come ho notato grandi somiglianze anche nelle altre descrizioni.
Lamps a tutti

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