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Replica poco costruttiva dei Produttori ad Altroconsumo

Categoria : Crash test, News

test altroconsumo scalzamentoConfindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) e ACEC (Associazione Costruttori Europei Caschi) pubblica una risposta riguardante la vicenda dei caschi risultati “non sicuri” ai test eseguiti per conto di Altroconsumo e di cui abbiamo parlato in questo articolo di ieri.

Replica legittima, ma che rafforza il dubbio che SicurMOTO ha avanzato in precedenza.
Vi riportiamo lo scritto così com’è stato diffuso sottolineando la parte fondamentale che rafforza le nostre perplessità:

Confindustria ANCMA e ACEC hanno inoltre fatto richiesta di poter ripetere i test alla presenza di un rappresentante delle Aziende coinvolte. Richiesta che trova giustificazione nel fatto che già nel 2009 Altroconsumo aveva, con le medesime modalità, esaminato i caschi moto di tipo “Integrale” e pubblicato i risultati ottenuti, nonostante le perplessità già allora avanzate, creando notevoli danni commerciali alle Aziende coinvolte salvo, successivamente, dover prendere atto che quegli stessi caschi, nuovamente testati dalle Autorità competenti, erano conformi alla normativa di sicurezza vigente.
In un momento di crisi generalizzata, che ha colpito pesantemente anche il settore dei caschi moto, screditare pubblicamente prodotti senza dare la possibilità di verifica in contraddittorio, non solo non dà alcun vantaggio alla generalità dei consumatori, ma penalizza ingiustamente le Aziende ed i lavoratori che producono i caschi stessi.
Confindustria ANCMA ed ACEC hanno a cuore la qualità e la sicurezza dei prodotti offerti ai consumatori, ma ritengono un censurabile esercizio di giornalismo scandalistico pubblicare risultati di test senza che si sappia né da “chi” né “come” tali caschi siano stati testati, rifiutando altresì di fornire prova della oggettività dei risultati alle Aziende che legittimamente lo avevano richiesto.
Confindustria ANCMA ed ACEC auspicano che Altroconsumo, in un’ottica di reciproca autonomia e con mutuo rispetto anche nei confronti dell’operato delle Autorità, nell’interesse di una corretta informazione, non continui a rifiutare il confronto come sino ad oggi avvenuto.

Oltre a un po’ di sano vittimismo (più o meno supportato dai fatti) c’è la chiara intenzione di ripetere i test eseguiti da Altroconsumo. Tutto legittimo e regolare, ma dobbiamo fare attenzione a un particolare fondamentale: La provenienza dei caschi su cui ripetere i test.

  • La provenienza dei caschi

Siamo convinti anche noi che ripetere i test alla presenza di un rappresentante delle aziende costruttrici sia l’unica via per fermare questa piccola guerra di cifre e informazioni. Deve finire, il prima possibile, perché se ci sono caschi non sicuri sulla testa di motociclisti: noi lo vogliamo sapere il prima possibile. Ma resta un dubbio atroce.

  • La nostra ipotesi è ancora più forte

Già nell’articolo precedente abbiamo fatto riferimento a un possibile “trucco” (in atto anche in altri campi) per far passare le omologazioni e i test a dispositivi che poi, nei fatti, si dimostrano mediocri (seppur costosi).

La scappatoia sta nel fabbricare un “modello campione” da utilizzare appositamente per far si che passi i test, salvo poi vendere un modello esteticamente identico che però non rispetta i parametri di sicurezza, una versione più economica da fabbricare insomma.
Se devono essere ripetuti i test, noi motociclisti PRETENDIAMO siano effettuati su caschi comprati da noi stessi in giro per l’Italia e NON su modelli apparentemente “identici” opportunamente portati da chi li produce.

  • Il pericolo è concreto

Noi non ci schieriamo per partito preso contro le case costruttrici di caschi e protezioni. A loro noi affidiamo la nostra vita e i nostri soldi (spesso molti). In cambio pretenderemmo meno vittimismo (vedi comunicato) e più fatti concreti: dimostrazioni che abbiamo acquistato, pagando con l’equivalente di 2 o 3 settimane di stipendio, un casco SICURO, così come ci avevano garantito loro stessi e le Autorità competenti (anche alcuni di noi sono operai).

  • Perché tanti misteri?

Siamo nell’epoca di Youtube e Facebook e Twitter… che senso ha fare tanti misteri e svolgere tutto all’oscuro del consumatore? Persino le case automobilistiche rendono pubblici i crash test e relativi video con replay e zoom. I caschi sono sicuri? Bene, mettiamo questi benedetti test su internet, con tanto di video e commenti e viviamo felici!

La controrisposta di Altroconsumo al comunicato dei produttori (clicca)

test manichini Altroconsumo

Commenti (3)

[...] Il nostro dubbio resta [...]

[...] questione dei caschi non sicuri abbiamo ampiamente parlato qui, qui e qui. Questa la replica di uno dei produttori, seguita dalle nostre, non poche, [...]

[...] cui facciamo riferimento è stato ampiamente discusso anche da noi in questi articoli: Art1, Art2, Art3, Art4, [...]

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