Come riconoscere l’abbigliamento omologato

Quest’ articolo si occupa anche di aspetti legislativi che potrebbero variare nel tempo. Se noti delle inesattezze, aiutaci segnalandole con un commento.

Come abbiamo già detto in quest’altro articolo l’/abbigliamento tecnico/ per motociclisti si suddivide principalmente in due categorie [1]:

  1. Completamente omologato come DPI (Dispositivo di Protezione Individuale).
  2. Dotato di protezioni omologate

Il tipo (1) è l’unico certificato come Dispositivo di Protezione Individuale ed è l’unico per cui vi sia un’effettiva garanzia sul corretto funzionamento in quanto a sicurezza.

Il tipo (2), seppur di famose marche, è ufficialmente destinato al “tempo libero” come qualsiasi paio di jeans che avete in armadio. Non è concepito per l’uso professionale o protettivo e non ne viene quindi garantita la resistenza a impatti o strappi perchè non viene testato nella sua interezza. Le uniche parti certificate sono i singoli protettori inseriti all’interno del capo.

L’/abbigliamento tecnico/ di tipo (2) è il più diffuso in assoluto. Se entrate in un negozio specializzato, almeno il 90% dei capi a disposizione è quasi certamente del tipo (2). Potrebbero fare eccezione gli stivali e paraschiena, poiché sono i più “facili” da certificare. L’esistenza della categoria (1) è giustificata dal fatto che non se ne fa un uso professionale, tuttavia non è difficile immaginare che, in caso di caduta, i rischi di ferirsi saranno gli stessi per tutti i tipi di motociclisti, se non addirittura peggiori per gli utenti cittadini. Basti solo pensare alla presenza di traffico “distratto” o agli ostacoli fissi che in pista non ci sono.

Tutti gli altri tipi di abbigliamento spacciati come “per motociclisti”, non omologati e persino privi di inserti protettori, non devono essere nemmeno minimamente presi in considerazione.

L’elenco che segue indica chiaramente la sigla da verificare sull’etichetta di ogni articolo.

Dettaglio della EN 13595-1/2/3/4 – Abbigliamento

La norma risponde ai requisiti essenziali della direttiva 89/686/CEE sui Dispositivi di Protezione Individuale.
Per essere definito come protettivo (D.P.I.) secondo la legge l’abbigliamento da moto deve essere omologato secondo questa norma. Questo, infatti, è il codice che fa la differenza ufficiale tra un capo omologato o meno. La norma è composta da diverse sezioni (non suddivisibili)[3]:

UNI EN 13595-1:2004 Indumenti di protezione per motociclisti professionali – Giacche, pantaloni e tute intere o divisibili: Requisiti generali

UNI EN 13595-2:2004 Metodo di prova per la determinazione della resistenza all’abrasione da impatto

UNI EN 13595-3:2004 Metodo di prova per la determinazione della resistenza allo scoppio

UNI EN 13595-4:2004 Metodo di prova per la determinazione della resistenza al taglio da impatto

Gli indumenti vengono analizzati per zone (vedi figura). Le zone 1 e 2 sono le più esposte. Le zone 1 devono essere obbligatoriamente provviste anche di protettori omologati EN 1621-1 (vedi sotto) dei quali viene verificato anche il corretto posizionamento.

Vi sono due livelli di omologazione (come per i paraschiena), il primo è indicato per una velocità inferiore a 50 km/h, il secondo anche per velocità superiori.

Tabella riassuntiva per le zone 1 e 2 (EN 13595)
Abrasione Scoppio Perforazione
Livello 1 4 secondi 700 kPa* 25 mm
Livello 2 7 secondi 800 kPa* 15 mm
Tabella riassuntiva per le zone 3 e 4 (EN 13595)
Abrasione Scoppio Perforazione
Livello 1 1.8 s (zona 3)
1 s (zona 4)
500 kPa* (zona 3)
400 kPa* (zona 4)
30 mm (zona 3)
35 mm (zona 4)
Livello 2 2.5 s (zona 3)
1.5 s (zona 4)
600 kPa* (zona 3)
450 kPa* (zona 4)
25 mm (zona 3)
30 mm (zona 4)

[4]

*1 kPa = 1000 Pascal (unità di misura)

Il test di perforazione misura a quale profondità riesce a penetrare la lama di un coltello attraverso i vestiti applicando la sopracitata pressione.

L’omologazione prevede anche controlli sulla comodità e l’ergonomia del capo, sul grado di PH dei materiali utilizzati per la realizzazione e verifiche del livello di resistenza agli agenti chimici.

I controlli sul PH sono importanti perché certificano il grado di acidità dei materiali che potrebbero venire a diretto contatto con il nostro corpo (pensiamo al collo delle giacche, per esempio). Soprattutto quando si tratta di indumenti in pelle (i più resistenti ed ergonomici in assoluto), le conciature e le lavorazioni possono alterarne il livello di acidità e renderli pericolosi e/o in grado di causare reazioni allergiche. La nostra cute, infatti, può sopportare solo fino a un certo grado di acidità o basicità.

I test sull’ergonomia sono quelli relativi alla comodità e vestibilità del capo: il modo in cui calza, se tira, se è troppo rigido o morbido, etc.

Il prodotto deve essere obbligatoriamente accompagnato da una serie di istruzioni e avvertenze, tra cui: come indossarlo (regolare correttamente l’indumento per un suo efficace utilizzo), quando eventualmente sostituirlo e la dichiarazione di non nocività dei materiali utilizzati [5]. Fondamentale anche l’avvertenza in merito a particolari condizioni ambientali, per esempio la temperatura, la cui variazione potrebbe ridurre significativamente le prestazioni del paraschiena (per esempio).

  • EN 1621-1Protettori singoli

Questa sigla indica la corretta omologazione delle protezioni spalle “S”, gomiti “E”, ginocchia “K”, tibia “L”, ginocchia-tibia “K+L” e fianchi “H”. Ogni protettore è marchiato con una lettera diversa a seconda della posizione in cui dovrà essere applicato. L’etichetta deve essere presente su ogni singolo protettore posto all’interno del capo d’abbigliamento. Questi protettori vengono inseriti sia negli indumenti completamente omologati (1) che in quelli dotati di protettori (2): non sono un esclusiva dei capi omologati, anzi, ne viene sfruttata la presenza negli indumenti di tipo (2) per farli apparire allo stesso livello del tipo (1)! [6]

Lo standard EN 1621-1 impone forma e dimensioni dell’area protetta. I protettori contrassegnati da questa omologazione devono resistere a 9 impatti da 50 J ciascuno (Un impatto di 50 J simula una velocità di 48 km/h.). La forza residua massima per il singolo impatto deve essere di 50kN, la forza residua media massima consentita di tutti gli impatti deve essere 35kN. [7]

  • Precisazioni generali
  1. Classe 1 o 2:
    La classe di omologazione 2 è sempre la migliore
    . La differenza tra classe 1 e 2 consiste, per esempio, nei parametri sui tempi di resistenza. Una tuta di classe 2 resiste fino a 7 secondi al massimo sforzo distruttivo, quella di classe 1 resiste “solo” 4 secondi. Quando possibile è meglio scegliere accessori omologati in classe 2, così come per il paraschiena.
  2. Indicazione della classe per ogni codice EN***:
    Il fatto che un capo protettivo sia di classe 1 o 2 non ne cambia il codice di omologazione. Il numero che ingannevolmente si trova alla fine di alcune EN (es. paraschiena EN 1621-2) NON indica la classe di omologazione, ma fa solo parte del codice EN.
    Secondo quanto appena scritto, quindi, ci sono (es.) paraschiena di classe 1 e di classe 2 (più resistenti), ma entrambi avranno il codice di omologazione identico, cioè: EN1621-2.
    Per  sapere se quello che state acquistando è di classe 1 o 2 bisogna leggere il foglio illustrativo o controllare l’etichetta che riporta un altro numero “2” in un angolo a parte. Quella che trovate a questo indirizzo è l’immagine di un etichetta di un paraschiena omologato in Classe 2: http://www.sicurmoto.it/2010/03/23/en1621-2-omologazione-paraschiena/
  3. I caschi in vendita dovrebbero essere tutti omologati.
    La differenza tra un casco e l’altro la fa l’affidabilità e le stelle (come quelle EURONCAP) conseguite durante i crash test eseguiti da vari istituti statali o indipendenti. A questa pagina trovate un valido suggerimento su come verificare la sicurezza dei caschi: http://www.sicurmoto.it/2010/03/04/test-e-sicurezza-caschi/
  4. Casco con chiusura a scatto:
    È più comoda ma meno sicura. In pista solitamente, infatti, non è consentito correre con caschi con questa chiusura rapida. La migliore in assoluto (e omologata in pista ) è e rimane la chiusura a doppia “D”. Caschi di questo tipo sono presenti in quasi tutti i listini di produttori Racing: AGV, NOLAN, ETC., ma solo su modelli piuttosto costosi.

Note:

**Per convertire in un’unità di misura più comprensibile, 10 N equivalgono a circa 1 kg, e 1 kN a circa 100 kg

[1] solo per la sezione abbigliamento, PVA Standards (reperibile all’indirizzo http://www.pva-ppe.org.uk/standards.htm ), sezione: Part 3, The standard explained § Clothing standards
[2] Haworth, de Rome, Varnsverry, Rowden, Motorcycle protective clothing: Are stars better than standards?, pp. 3-4, (reperibile online all’indirizzo http://eprints.qut.edu.au/12949/1/12949.pdf);
Varnsverry Paul, Motorcyclists’ Personal Protective Equipment. The History and benefits of standards, pp. 5 (categorie abbigliamento), p. 3 (EN) (reperibile online qui)

[3] Haworth, de Rome, Varnsverry, Rowden, Motorcycle protective clothing: Are stars better than standards?, figura 1, p. 4 (a sua volta tratto da Woods R.I. (1996a)); PVA Standards (reperibile all’indirizzo http://www.pva-ppe.org.uk/standards.htm ), sezione: Part 3, The Standards Explained, figure 1.

[4] Haworth, de Rome, Varnsverry, Rowden, Motorcycle protective clothing: Are stars better than standards?, tabella 3, p. 9.

[5] Varnsverry Paul, Motorcyclists’ Personal Protective Equipment. The History and benefits of standards, p. 4 (reperibile qui); PVA Standards (reperibile all’indirizzo http://www.pva-ppe.org.uk/standards.htm ), sezione: Part 1 A buyer’s Guide; Part 3, The standard explained § Clothing Standards

[6] PVA Standards (reperibile all’indirizzo http://www.pva-ppe.org.uk/standards.htm ), sezione: Part 1, A Buyer’s Guide (where CE marked protectors are fitted…); Varnsverry Paul, Motorcyclists’ Personal Protective Equipment. The History and benefits of standards, pp. 4 (reperibile qui)

[7] PVA Standards (reperibile all’indirizzo http://www.pva-ppe.org.uk/standards.htm ), sezione: Part 3, The standard explained § Impact protector standards.

19 commenti

  1. [...] Abbigliamento sempre in perfetto stato. Niente tute o guanti sdruciti, casco in buono stato senza crepe o bozze, ne va della nostra pelle. A proposito di pelle: in pista è fortemente raccomandato l’uso di abbigliamento in pelle: è il più resistente alle abrasioni e, vista la velocità, non è un dettaglio da poco. L’ideale sarebbe utilizzare capi omologati come veri e propri protettori professionali o personali (vedi qui). [...]

  2. La marcatura CE (sigla CE) non è applicata su tutti i prodotti esistenti ma solo su determinati e tassativi. Non è vero quindi che tutti i prodotti hanno una certificazione CE semplice Per quanto ci riguarda, fanno parte sicuramente della categoria di prodotti obbligatoriamente da marcare CE tutti i DPI di qualsiasi categoria. Il problema principale è che le aziende italiane producono quasi totalmente abbigliamento idoneo al "tempo libero". Non costituendo un DPI non è necessaria la marcatura CE. Pertanto sono d'accordo sul fatto che la distinzione deve essere DPI II categoria e non DPI. Il DPI di prima categoria non lo considero perchè garantisce una protezione davvero di lieve entità. Invece non sono d'accordo che il 90% dell'abbigliamento in vendita è fuorilegge. Lo sono sono solo quei prodotti dichiarati DPI che non rispettano in primis la Conformità Europea (CE) e in seconda battuta la norma specifica europea di riferimento. Se invece un azienda dichiara che un determinato prodotto è un DPI (questo può farlo in pratica dichiarando che quest'ultimo è idoneo all'utilizzo professionale in moto oppure richiamando una norma specifica europea p.s EN 13595 ecc..) allora deve essere marcato CE.

  3. tutto l'abbigliamento per moto è considerato DPI di II categoria secondo le linee guida per l'applicazione della direttiva..quindi dovrebbe essere certificato da un organismo notificato di seguito il link al sito dell'UE che categorizza i DPI http://ec.europa.eu/enterprise/sectors/mechanical/documents/guidance/personal-protective-equipment/appendix/index_en.htm per quanto riguarda il settore "moto": sono fuori dalla direttiva i seguenti prodotti: Motorcyclists' helmets Motorcyclists' garments and additional protection such as gloves for private use as long as only protection against climatic conditions are provided sono di I categoria: Motorcyclists' garments and additional protection (e.g. gloves, boots) only protecting against climatic conditions for professional use sono di II categoria: Motorcyclists' garments and additional protection (e.g. gloves, footwear) for which additional protection is provided (e.g. impact protectors for limb or back, pads for elbow or shoulders, protection against cuts and abrasion, …) non mi sembra ci sia molto da interpretare..

  4. "Quindi se sul mercato il 90% degli articoli non è certificato CE, questo significa che questi articoli sono tutti fuorilegge" Il certificato CE (semplice) c'è l'hanno tutti: certifica soltanto la sicurezza dei materiali, i coloranti e quelle cose lì... Le omologazioni specifiche per motociclisti, invece, non sono obbligatorie, perciò nessuno al momento è fuorilegge. "Per quanto riguarda i DPI legati al settore moto appare strano che i reparti di polizia sino a dotati di indumenti non conformi alla legge." Vero, da noi il buon esempio lo danno in maniche di camicia... in UK le commesse sono esclusivamente per capi omologati. Forse Halvarssons ha sviluppato il settore proprio in virtù di queste commesse...

  5. Olly, la penso proprio come te, per questo ho deciso di scrivere sull'argomento che è quantomeno spigoloso in un Italia dove (quasi) tutti fanno finta di niente per comodità. Trovo anche che l'osservazione di AlexBull sia corretta e allo stesso tempo spaventosa: le gare ufficiali dovrebbero essere banco di prova per costruire abbigliamento sia sicuro che comodo. Il fatto che anche in pista si facciano i comodi del profitto sacrificando vite è gravissimo.

  6. La distinzione tra "uso professionale" e "uso non professioale" è totalmente sbagliata: tutto ciò che serve a proteggere la persona da rischi per la salute e la sicurezza deve essere considerato un Dispositivo di Protezione Individuae (DPI). I DPI, per essere commercializzati in UE devono soddisfare i requisiti generali di salute e sicurezza dell'allegato II della Direttiva 89/686/CEE. Quindi se sul mercato il 90% degli articoli non è certificato CE, questo significa che questi articoli sono tutti "fuorilegge" e non c'è nessun nesso con il tipo di uso - professionale o non. Questo dal punto di vista dei produttori e dei consumatori in genere. Dal punto di vista di un datore di lavoro - che ha l'obbligo di dotare i propri dipendenti di DPI adeguati al tipo di rischio legato all'attività lavorativa - la situazione assume un importanza ancora maggiore. Per quanto riguarda i DPI legati al settore moto appare strano che i reparti di polizia sino a dotati di indumenti non conformi alla legge.

lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *