Il futuro delle aziende produttrici di accessori moto è tutto orientato sulla sicurezza.
Dopo gli airbag Dainese e Spidi, entrambe aziende italiane, ecco che anche Brembo sforna il suo airbag destinato ai motociclisti. Il gruppo bergamasco, noto da diversi decenni per la produzione di impianti frenanti per auto e moto, da competizione e non, ha presentato questa mattina nel tempio del design italiano – la Triennale di Milano – la sua linea di abbigliamento chiamata «Life Jacket».
All’interno le giacche, apparentemente normalissime tenute da mototurismo, possiedono un sofisticato sistema airbag assolutamente invisibile dall’esterno. Il funzionamento non ha niente di diverso dai suoi predecessori.
Il sistema prevede che la giacca venga collegata al motociclo grazie ad un avvolgitore inerziale. Un congegno meccanico «intelligente», simile a quello della tradizionali cinture di sicurezza, che riconosce la forza di trazione che il corpo del motociclista provoca una volta disarcionato dalla sella. Una accelerazione rapidissima. Qui interviene il sistema di Brembo. Detonazione in appena 80 millisecondi e il corpo è salvo. Poi solo un secondo per il gonfiaggio con la giacca che resta integra.
«Il progetto – ha spiegato Alberto Bombassei, presidente e amministratore delegato di Brembo – per noi rappresenta una diversificazione ma è coerente con i nostri obiettivi di innovazione e sicurezza». A differenza degli altri prodotti in vendita già da qualche tempo, la linea «Life Jacket», unisce la sicurezza del motociclista al design, elemento sempre più ricerca gli amanti delle due ruote.
«Il brevetto dell’airbag per centauri– conclude l’a.d. Bombassei – ha origine all’inizio del secolo scorso. Oggi presentiamo «Life Racket», grazie all’esperienza decennele della nostra azienda, ma anche alla collaborazione con l’Università di Firenze, e delle azienda Sabelt, Cionti e Helite». La «Life Jackets» di Brembo sarà disponibile entro al fine dell’anno ad un prezzo variabile fra il 400 e il 600 euro. In linea con i prezzi di una sicurezza che continua a costare «cara».













Sembra il “solito” airbag, nato già vecchio con il sistema dell’attivazione a cavo: produce un’inaccettabile ritardo nell’attivazione, che si aggiunge al tempo di gonfiaggio.
Meglio aspettare i sistemi “intelligenti” di Bering e Dainese.
I tempi di attivazione sono il grande scoglio di questi dispositivi, è vero ed è inutile negarlo.
Per i più schizzinosi è un problema grave anche il dover attaccare il sistema alla moto ogni volta che si sale e si scende. Questo genera la tendenza ad usare questi dispositivi solo in caso di lunghi viaggi o in pista.
In realtà però la loro utilità sarebbe maggiore in città o nei tragitti brevi ma pericolosi.
Mah, aspettare altri sistemi non so quanto valga la pena… un incidente può succedere anche “adesso” e non aspetta nessuno!
Questo mi sembra molto veloce confrontato con gli altri in commercio e comunque in città è più pericoloso viaggiare che in autostrada…
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