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Categoria : Blog, News

L’ipotesi più verosimile e censurabile sulle cause delle “derapate involontarie” che hanno scagliato a terra Rossi, Stoner e altri grandi del mondiale.

Il sospetto (certezza) mi balenava in mente ormai da tempo, praticamente anni. L’ipotesi che vado scrivendo si è però rafforzata nel periodo monogomma, da quando cioè tutti i piloti utilizzano la stessa marca di pneumatici.

Le cadute in MotoGP, si sa, sono normali. Ogni moto ha i suoi difetti, ogni pilota ha la sua tecnica e i limiti fisici di tenuta di strada e stabilità vengono oltrepassati quasi a ogni curva. La scivolata, come si dice: “ci sta”. Tuttavia ci sono fattori di cui opportunisticamente non si parla mai.

Ci ritroviamo tutti (anche io, sì) a saltare sul divano mentre gomma, carbonio, kevlar, metallo, plastica e piloti sfrecciano nelle piste più famose del mondo. Dopo? Tutti a discutere di “gomme dure” e di “staccate”, ma nessuno che pensa all’unico motivo per cui tutto questo carrozzone esiste: fare soldi. Ovvio, no? E anche lecito, chiariamoci subito: è tutto legittimo e regolare… fino a che non si superano certi confini del buon senso e del rispetto per la vita e relativo fattore rischio.

  • Il più a lungo possibile

Più a lungo dura la singola gara e più tempo hanno a disposizione gli sponsor per mostrare i loro marchi e marchietti. Più volte appare un marchio e più soldi incassano gli organizzatori. La durata dei gran premi di moto è misurata in numero di giri. La quantità di carburante che può incamerare una moto da corsa alla partenza consentirebbe di correre anche più di una singola competizione. Viene limitata dalle scuderie per non appesantire troppo il carico del binomio moto-pilota al fine di non limitarne l’agilità, in particolar modo nella prima parte della gara. Quindi?

  • Il vero limite

Con ogni probabilità il vero limite è la durata degli pneumatici, sì, proprio. Normalmente si consumano in 22, 26, 28 giri (a seconda del percorso); dopo di che sono pericolosissime e non consentono più di correre in sicurezza. La mescola utilizzata per creare le gomme da MotoGP è specifica. Da quando il mondiale è monogomma, poi, le scelte a disposizione dei piloti sono poco più di 1 e poco meno di 3 (praticamente 2: o morbide o dure, ma la scelta è quasi obbligata e dipende in realtà dalla temperatura dell’asfalto e dal tipo di pista).

  • Problema durata? Viceversa

Il mio sospetto è che per far durare il più possibile le gare, massimizzando gli incassi degli sponsor, sia stata commissionata una gomma studiata per durare troppo a lungo. Una mescola in grado di resistere così tanto tempo a sforzi così estremi… deve averlo per forza un “difetto”. Da quello che mi pare di aver capito (ma non è mia sola opinione) la pecca sta nella difficoltà di mantenere la temperatura quando la gomma è ancora quasi nuova. Questa deficienza interesserebbe sia la versione “morbida” che quella “dura”, poiché l’obbiettivo resta il medesimo: arrivare in fondo alla gara.

Casey Stoner (finora) è caduto due volte sotto i miei occhi nella stagione 2010 e almeno in un caso pare proprio che abbia perso aderenza con troppa facilità. Molti dicono che ormai Stoner sia “finito”, che abbia paura di correre come una volta, che sia invecchiato precocemente, che abbia problemi di autostima e di forfora e di chissà cos’altro. Sì, potrebbe anche essere, le persone cambiano. Tuttavia io noto una sola grande differenza rispetto al passato: l’odioso monogomma. Forse i gufi saccenti, se non se ne sono accorti, non sono poi così sapienti.


  • Rossi idem

Potrebbe esser caduto per un suo errore, oppure l’hi-side è stato agevolato dal repentino e inaspettato raffreddamento degli pneumatici. Io propendo per quest’ultima ipotesi. Forse i capi del carrozzone MotoGP si dovrebbero vergognare e pensare alla sicurezza dei piloti, prima che alle proprie tasche.

Per evitare ancora incidenti bisognerebbe stabilire la durata della gara in un numero inferiore di giri rispetto alla durata di pneumatici realizzati con criterio, altrimenti la sicurezza ne viene meno…


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