Commissione UE: moto più sicure e airbag obbligatorio

Motociclette “anti-manomissione” con ABS di serie. I motociclisti indossino l’airbag

È uscito da poco il 4° Piano d’Azione sulla Sicurezza Stradale della Commissione Europea. L’argomento principale sono gli incidenti stradali, in particolare quelli mortali. L’obiettivo è ridurli di un ulteriore 50% rispetto ai precedenti propositi.

Tra le principali cause degli incidenti vengono citate: lo stato d’ebbrezza e la velocità. Noi siamo convintissimi invece che le condizioni delle infrastrutture e della segnaletica sia ancora più importante. Non dimentichiamo nemmeno la spericolatezza e le distrazioni alla guida. Spericolati alcuni motociclisti, Sì, ma troppo distratti alcuni automobilisti. La maggior parte degli incidenti che vede coinvolte automobili e motociclette riguarda il diritto di precedenza. Non c’è bisogno di spiegare chi si fa male in questi casi, vero?

Purtroppo quando si parla d’incidenti mortali spiccano le statistiche di noi motociclisti. Preso atto della nota negativa, approfondiamo quali sono le soluzioni proposte.

  • e-call (proposto come obbligatorio): Chiamata automatica in caso di incidenti. e-call è il sistema, scelto dall’Unione Europea, per le chiamate di emergenza veicolari paneuropee che riduce sensibilmente i tempi di risposta dei servizi d’emergenza. La chiamata e-Call può essere effettuata manualmente o automaticamente grazie all’attivazione dei sensori presenti nel veicolo. In caso d’incidente viene stabilita automaticamente una chiamata d’emergenza al numero 112 via rete cellulare. Il sistema veicolare che consente la chiamata eCall creerà una connessione voce 112 con il più vicino PSAP (Public Safety Answering Point). Inoltre l’operatore PSAP potrà ricevere, oltre alla telefonata, anche un trasferimento dati minimo che include luogo, ora e descrizione del veicolo.
  • ABS: Il famigerato sistema di assistenza alla frenata. La proposta lo vede obbligatorio su tutte le nuove motociclette prodotte.
  • Luci accese automatiche. Obbligatorie sulle nuove motociclette prodotte. In realtà si tratterebbe di una presa visione, più che di una legge d’imposizione. I produttori di moto, infatti, sin dall’anno 2004 hanno iniziato a commercializzare in Europa moto dotate di questo sistema. Il semplice dispositivo, una volta acceso il motore, attiva autonomamente le luci anabbaglianti.
  • Antimanomissione. Basta moto e (soprattutto) motorini truccati. L’intenzione è quella di rivedere le norme che controllano la manomissione dei motoveicoli.
  • Nuovi standard per l’abbigliamento specifico. Qui non abbiamo capito se s’intende accantonare le norme già presenti oppure regolarizzare una situazione che a oggi appare scandalosa. Non esiste, infatti, un sistema chiaro e comprensibile per capire quali indumenti siano protettivi e quali no (clicca qui per i dettagli)
  • Obbligo di indossare gli airbag. Qui la vediamo dura, durissima. Fin quando l’obbligo riguarda “altri”, va tutto bene. Se intacca la libertà personale: il popolo insorge (leggi qui). Noi pensiamo che prima di obbligarne l’uso, forse dovrebbero impegnarsi a omologarli (a oggi vengono omologati “forzatamente” come paraschiena!) e a incentivarne l’acquisto con laute agevolazioni.
  • Revisione biennale obbligatoria. Nel nostro Paese questa regola è già in vigore, in altri Stati dell’UE no.

Di tutta risposta l’ACEM (Associazione Europea Costruttori) ha ribadito la sua volontà di eliminare dai media tutti gli spot pubblicitari che rappresentano motociclette guidate in atteggiamenti poco rispettosi delle regole o in condizioni di pericolo esplicito. (ve ne abbiamo già parlato qui)

  • L’Italia sempre fanalino di coda

Le statistiche dimostrano che nel nostro Paese la mortalità causata dagli incidenti stradali è diminuita notevolmente (di oltre il 40%), tuttavia i dati sui feriti (anche gravissimi) riportano lo stivale tricolore in fondo alla classifica della sicurezza.

  • Infrastrutture da monitorare

Gli incidenti particolarmente gravi vedono spesso come protagoniste le infrastrutture stradali inadeguate, vecchie o malamente manutenute. Nel dibattito è emerso che le statistiche non possono essere attendibili senza tener conto di questi fattori. I dati a riguardo devono essere rilevati dalle forze dell’ordine e dai soccorsi nei momenti immediatamente successivi all’incidente. In questo modo si possono individuare i Paesi più indisciplinati nella manutenzione stradale. Abbiamo pochi dubbi riguardo il fatto che il nostro paese si trovi ben piazzato (in basso) nella classifica delle infrastrutture in migliori condizioni.

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