Cannonball Racing Team

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(ANSA) – ROMA, 300 BOLIDI IN GARA DI NOTTE A FOLLE VELOCITÀ. Interrotta, nella notte di venerdì, una gara in pieno svolgimento nelle vie dell’EUR. Trecento i veicoli truccati protagonisti della competizione, alla quale assistevano circa duemila persone, fra applausi e scommesse. 400 persone sono state identificate, i giovani piloti denunciati per guida pericolosa e per aver modificato i motori delle auto. Ancora incerte le posizioni di duecento spettatori che, in vari ruoli, facevano parte dell’organizzazione.

Col favore delle tenebre i larghi viali di periferia, svuotati dal traffico letargico, si trasformano in autodromi caserecci, attorno ai quali brulica un popolo variopinto. Piloti, navigatori, meccanici, cronometristi, spettatori e bookmakers dalle facce patibolari animano le notti metropolitane con gare da brivido fra auto e moto elaborate, che si sfidano sul filo dei 200 fra i platani della tangenziale. Palle di cannone, velocissime e senza controllo, trasformano l’hinterland in un circuito troppo spesso mortale: a Roma, sui viali dell’Eur, al Pincio, sulle arterie che portano al G.R.A., o in viale Tiziano, dove un giovane che dormiva in auto è rimasto ucciso da due bolidi in gara.

A Bologna, al Pilastro, nel ‘97 è morto un ragazzo di 19 anni, nel 2000 una giovane spettatrice. A Fonni, nel Nuorese, due stuntmen hanno falciato un anziano che attraversava. A Napoli, nel rione Sanità, a raccogliere le scommesse c’erano alcuni camorristi, mentre a Varese il fenomeno è venuto fuori con l’arresto di una banda di ladri col pallino della Lancia Delta Integrale. Di circuiti “naturali” e di scuderie improvvisate ne fioriscono un po’ ovunque, sulla Cisa, sulla Futa, sulla Consuma, sulle Madonie, basta un nastro d’asfalto vagamente somigliante a un autodromo o a un percorso da rally… Se ne parla da anni come dell’ennesima leggenda metropolitana, un fenomeno che non riguarda solo le supersportive  e simil-GP, ma auto e moto di qualunque tipo e cilindrata, anche tranquille naked e pacifici scooter, pesantemente modificati con elaborazioni di vario livello, dal semplice “pompaggio” casalingo all’installazione di sofisticati impianti di sovralimentazione e del NOS . A volte, bontà loro, analoghe attenzioni riguardano anche freni e sospensioni

Qualcuno, infastidito dai decibel di troppo, chiama il 113, ma le pattuglie non trovano nulla, a volte un gruppetto di ragazzi: “Chi, noi? Ma no, marescià, erano due tamarri che sgommavano, sono andati via…”. Difficilissimo beccare in flagranza il circus delle gare abusive. Quando ci sono scappati i morti, la faccenda è venuta fuori nei suoi agghiaccianti particolari: un’organizzazione impeccabile ingaggia giovani piloti, con o senza auto o moto propria. Procura i veicoli e li affida alle cure ricostituenti di meccanici senza scrupoli, che attingono anche al mercato dei ricambi rubati. Predispone carri attrezzi e ambulanze, raduna una folla di spettatori e raccoglie sostanziose scommesse. Piazza alle estremità della “pista” sentinelle fidate che, con il cellulare, avvertono dell’arrivo della madama e, se occorre, sposta la carovana altrove.

Sulle motivazioni psico-sociologiche è facile tirare fuori il solito disagio giovanile di rampolli annoiati in vena di scariche di adrenalina, il feticcio freudiano del motore potenziato, lo sfogo serale del venerdì (il sabato no, c’è già la disco), il prepotente bisogno di emergere dal branco ed affermare la propria personalità col culto della guida estrema. Non solo al volante o in sella, ma anche assiepati sul ciglio della strada, a centinaia, a guardare e a scommettere su chi arriverà primo al traguardo (e, forse, all’ospedale o all’obitorio). Nulla di nuovo dai tempi di Gioventù bruciata; anzi, i bolidi in tangenziale ispirano altre pellicole, come Fast and Furious e, al di qua dell’oceano, Velocità massima, di Daniele Vicari.

Scava scava, vien fuori qualcosa di più inquietante, come le gare tra nomadi Rom, su qualsiasi strada e con auto e moto quasi sempre rubate. Nelle corse dei figli di papà e degli anonimi dr. Jeckyll esistono comunque delle regole, come il divieto di manovre scorrette, quasi una sorta di codice d’onore, o un rigurgito di coscienza. Queste, invece, sono gare ancestrali, un retaggio culturale ed etnico: i loro antenati facevano corse di cavalli, loro di auto, senza risparmiarsi colpi bassi. Auto e moto a volte rubate, che corrono senza costose preparazioni, ma non per questo meno pericolose. Ancor più preoccupante è la presenza, in molti “circuiti”, di pregiudicati, membri di bande criminali, camorristi ed immigrati clandestini, spesso albanesi. Qui la scommessa non è il semplice frutto di una sfida fra piloti della domenica: è un business, su cui ha messo le mani la criminalità e quel vorticoso giro di puntate alimenta anche il filone dell’usura.

Fino a poco tempo fa, la Polizia aveva le armi spuntate: arrivando a corsa già conclusa, non poteva contestare nemmeno l’eccesso di velocità, al massimo gli schiamazzi notturni e qualche irregolarità amministrativa: gomme troppo larghe, marmitte rumorose, mancanza di specchietti e simili bazzecole. Le nuove norme prevedono sanzioni pesanti: arresto da uno ad otto mesi, ammenda da 500 a 5.000 €, sospensione della patente fino a sei mesi e confisca dei veicoli. Essendo materia penale, non si può più ricorrere al giudice di pace, che spesso era troppo comprensivo. I controlli si sono intensificati e, a volte, qualche agente riesce ad infiltrarsi nel pubblico che assiste alle drag races per recuperare i foglietti con le puntate, prova delle scommesse clandestine. Fioccano denunce, sequestri, ritiri di patenti e di carte di circolazione, ma il fenomeno è duro da debellare.

Pazienza se, grazie a quei galantuomini, gli appassionati del tuning, che amano soltanto personalizzare le loro moto e montare accessori sportivi, siano guardati in cagnesco o, peggio, accompagnati in Questura per accertamenti.

Sicuramente c’è ancora tanto da fare, sotto l’aspetto della prevenzione e del controllo del territorio. E’ indispensabile convincere i cittadini a segnalare sempre e comunque i movimenti sospetti e sensibilizzare i veri appassionati a non lasciarsi accomunare ad incoscienti e delinquenti, che vanno individuati e perseguiti, nell’interesse di tutti. Ma c’è anche molto da riflettere: ad esempio, su quali mostri questa società sia stata capace di generare.

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