La morte del pilota tredicenne. Quando si scrive a sproposito.

Lasciate ai genitori di Peter le loro responsabilità, ma prendetevi le vostre.

Ecco che alla fine sono arrivati. Parlo degli articoli su giornali e in rete che parlano della morte di Peter Lenz Ce li aspettavamo. Me li aspettavo. L’avevo anche scritto che se ne sarebbe parlato a gara finita, a giochi fatti, insomma: a carrozzone smontato. Quello che forse non mi aspettavo era la pioggia di ipocrisia che scorre a fiumi nei commenti e tra i commentatori (ma anche giornalisti) sul web.

Peter Lenz era un ragazzino di 13 anni, un pilota. Come tutti i piloti aveva iniziato a correre bambino. È morto in un incidente. Durante una gara di contorno dei MotoGP di Indianapolis ha perso il controllo della moto ed è stato travolto da chi lo seguiva.

  • I commenti

Suonano quasi tutti alla stessa maniera: tuonano contro i genitori del giovane motociclista. Li accusano di essere stati degli egoisti a lasciare che Peter inseguisse la sua passione e corresse in moto. Molti di questi commentatori moralizzatori avranno anche dei figli, bene: che tuonino contro se stessi allora. Perché i loro figli in scooter per le città rischiano molto, ma molto di più.

  • I vostri figli rischiano di più

In città e per le strade dei paesi si rischia più che in un circuito professionale. Li’ almeno si corre con il casco integrale, la tuta e le protezioni. In pista non ci sono gli ostacoli fissi, gli autobus e le auto in contromano. Le statistiche dicono che è assai più pericoloso consentire che il proprio figlio vada in giro in scooter per le nostre città. In pista si cade e a volte ci si fa male. In strada si cade, e quando succede solitamente ci si ferisce in modo più grave che in pista o addirittura si muore. Guardatevi il video qua sotto e fatevi un’idea di cosa non si rischia in pista. Forse non lo sapete, ma vostro figlio potrebbe essere motociclisticamente orfano (clicca qui per maggiori informazioni).

  • Età e pericoli

Sono il primo a sostenere che la moto non è roba da bambini. Tuttavia quando parliamo di sport agonistici non possiamo ignorare il fatto che a 17 anni sei già vecchio. L’esperienza e l’allenamento (mentale in primis) indispensabili anche per la sicurezza di un pilota di motociclismo (e non solo) si apprendono proprio da piccoli. Se iniziassero a correre a 17 anni non impererebbero abbastanza, rischiando –poi- di più.

Immaginiamo un bambino che non ha mai giocato a palla in vita sua. Arrivato a 20 anni gli lanciamo un mazzo di chiavi e lui non riesce ad afferrarlo. Un pilota non può permettersi di non sapere come affrontare una curva, e non ha il tempo di fermarsi a pensare. L’allenamento da piccoli è quello che genera i vari Valentino Rossi.

Casi rari a parte, un professionista delle due ruote che inizia a fare esperienza troppo tardi diventa un rischio per se stesso e per gli altri.

Certo si può obbiettare che 10-13 anni sono troppo pochi per sapere cosa vuoi fare da grande, tuttavia se si vuole anche solo la possibilità remota di diventare un professionista dello sport è indispensabile iniziare presto.

Si potrebbe pensare di ritardare per regolamento le carriere degli sportivi. Questo discorso andrebbe fatto –però- contemporaneamente per tutti gli sport e i relativi cadetti. Se una sola parte degli allievi iniziasse più tardi, infatti, sarebbero certamente destinati a rimanere sempre in fondo alla classifica. Sappiamo tutti che il mondo dei motori gira con benzina e soldi. Un pilota scarso è un pilota povero. E’ un ipotesi che sinceramente vedo come utopica. Credo sia impossibile arrivare a un cambiamento di questo genere, perché chi insulta i genitori di Lenz è spesso un fan degli altri piloti. Paradossale ma tant’è.

Dobbiamo prendere coscienza dei fatti: Peter Lenz è morto a causa di un incidente. Una disgrazia che avrebbe ucciso chiunque nelle stesse condizioni. Qualunque persona (a qualsiasi età) avrebbe perso la vita se travolto da un’altra moto in pista. Accadde anche – per es. – al grande Craig Jones (nel filmato sotto) che di anni ne aveva 21. Bisogna che ce ne facciamo una ragione, a meno che non intendiamo abolire il motociclismo, lo sci e tanti altri sport. I moralizzatori spengano la tv e rinneghino il loro beniamino in tuta o tacciano a riguardo. Noi non conosciamo i genitori di Peter e non ci permettiamo di giudicarli.

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