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Campagne contro i guard rail assassini: una Bimba dal Fiocco rossoCampagne contro i guard rail assassini: una Bimba dal Fiocco rosso Uno dei maggiori elementi di lotta e protesta dei motociclisti nei confronti delle pubbliche amministrazioni,  è l'annosa questione dei guard-rail assassini che ogni anno mietono vittime sulle nostre strade.   Noi di Sicurmoto abbiamo fin dagli inizi sposato questo tipo di problema, cercando di sensibilizzare non solo i semplici appassionati ad una maggiore prudenza nei...

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Morte di Tomizawa: l’ombra del dubbio di Loris Reggiani

Categoria : Blog, LPN, News

Una sfuriata emotiva che trova riscontri reali.
Meda non ci vuole credere. Noi un po’ Sì

Mi sono venuti i brividi quando ho sentito Reggiani, sensibilmente commosso, che si lasciava scappare un pensiero cattivo come quello che nel Motomondiale vi fosse disparità di trattamento riguardante la Sicurezza dei piloti. Come si dice: “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Se poi questa idea attraversa la mente di un ex-pilota che per lavoro commenta il Motomondiale…

Reggiani può stare tranquillo: non è il solo a pensarla in questo modo. Qui non si vuole accusare nessuno, sia chiaro. Ci prendiamo solo la libertà di fare cronaca e critica costruttiva. A nostra disposizione ci sono fatti e parole che abbiamo ascoltato tutti.

  • Il dubbio

“Quelli delle classi inferiori sono trattati peggio. Accadono cose come dichiarare “gara bagnata” con le slick , per evitare di fermare la gara di classe inferiore e non far slittare quella di MotoGP.”

Queste sono le parole di Reggiani a cui mi riferisco. Il dubbio è che si faccia di tutto per evitare di ritardare o interrompere le gare, compreso falsificare gli orari dei certificati di morte, accettare standard di sicurezza mediocri e mentire alla stampa, se e quando serve.

Lo show deve continuare …ci mancherebbe altro. La morte di Tomizawa non era evitabile, questo ce lo hanno detto in tutti i modi. Alle condizioni verificatesi, interrompere la gara non sarebbe servito a niente. Altri ex-piloti hanno fatto presente che quando il motociclismo sportivo era “meno evoluto” si verificavano più incidenti e più gravi.

Evolviamoci ancora un po’ allora. Perché, forse, non siamo ancora arrivati al massimo progresso in quanto a Sicurezza e gestione delle priorità. Non è la prima volta, infatti, che per non ritardare l’inizio di una gara si mantengono attive delle regole forse migliorabili.

Gli esperti di soccorso medico hanno dichiarato che fermare la gara poteva rivelarsi una perdita di tempo. Eppure davanti alla morte non ci si rassegna così facilmente. Possibile che non vi sia un sistema sicuro per intervenire sul posto senza trasportare frettolosamente il ferito a bordo pista, inciampando per la fretta? I soccorritori sono scivolati a terra per scappare dalle moto che sopraggiungevano. Non si può dover soccorrere una persona con l’ansia di scappare. Non è stata certo colpa dell’addetto: eseguiva solo la procedura. Bene, forse quest’ultima è migliorabile. Ormai è tardi per salvare la vita a Tomizawa, ma forse guadagneremo secondi preziosi per eventuali futuri accadimenti simili.

  • È una questione di rispetto

Fermare la corsa è inutile? Fermiamola comunque, perché si deve capire che la vita è al primo posto dei pensieri di chi governa questi eventi (fosse anche non vero). Possibile che con tutta la tecnologia di cui disponiamo non esiste un modo per  inviare il messaggio contemporaneamente a tutti i piloti (oltre che usare la bandiera rossa)?

  • Perdere la concentrazione

L’intervista a Loris Capirossi ha fatto emergere un altro fattore importante: la componente psicologica degli altri piloti. Chi doveva ancora iniziare la sua gara (Valentino & Co.) aveva saputo qualcosa, qualche informazione imprecisa e forse “aggiustata”. Durante i dialoghi in diretta TV si sono improvvisamente abbottonati tutti (tranne il grande Capirossi) e non si è capito quale fosse l’informazione data prima della partenza di MotoGP. Lorenzo ha detto di aver saputo della morte prima di partire. Valentino ha lasciato intuire più o meno la stessa cosa. Forse si è trattato di un modo per non lasciarli “in sospeso”, per farli partire con una certezza (qualsiasi) (?).

La notizia della morte è stata tenuta nascosta solo ai media per evitare che la gente s’indignasse? Non si è pensato alle possibili complicanze emotive che una notizia del genere poteva portare agli altri piloti, che stavano per partire?

Noi non ci vogliamo credere, ma …insomma: abbiamo avuto la sensazione che si potesse fare di più… e meglio.

Leggiamo su altri articoli che non siamo certo gli unici a pensarla così. Anche il magistrato inquirente sta facendo ulteriori verifiche:

Il magistrato dopo l’ispezione esterna del corpo, ha disposto l’autopsia per chiarire i punti oscuri di questa tragica vicenda. Una vicenda a cui la Dorna, attraverso le parole di Javier Alonso, ha dato le sue risposte. In primis sui tempi: “Il pilota nipponico è morto in ospedale, in pista era in condizioni critiche”.

Asserito ciò, gli esami disposti dal magistrato vogliono stabilire se abbia avuto delle conseguenze letali la caduta del pilota dalla barella portata dai soccorritori a bordo pista e se i soccorsi siano stati tempestivi ed efficaci. Ci si interroga sull’ora del decesso di Tomizawa e sul momento effettivo in cui il cuore del giapponese ha smesso di battere (quesito a cui la Dorna ha risposto): in pista? In barella? In ospedale?

E’ sotto accusa anche la politica del risparmio che ha fatto sì che venissero tagliati i costi della Moto2, decurtazioni che hanno inciso sulla sicurezza e l’incolumità dei piloti. (…) Fonte

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Altro articolo (fonte):

“Si, si, lo sapevo”: così Jorge Lorenzo ieri, appena sceso dalla moto (quando non poteva sapere ufficialmente della morte di Tomizawa) ha commentato in mondovisione la scomparsa del pilota giapponese in diretta mondiale. Ieri tutti lo abbiamo preso per matto, per un pilota che ancora scosso dall’adrenalina della corsa si sia confuso nella risposta data al collega. Ma poi, quando gli abbiamo chiesto lumi (come facevi a sapere?”), Jorge ha sempre glissato rifugiandosi nel suo spagnolo e cercando di parlare della sua corsa. Così l’orribile sospetto, che Tomizawa si morto in pista, si fa strada…

  • Aggiornamenti:

A quanto pare i nostri sospetti erano fondati (clicca per leggere)

Leggi anche:
  1. La morte del pilota tredicenne. Quando si scrive a sproposito.
  2. Stoner: Togliamo l’erba sintetica dalle piste
  3. Qatar: rischio comune su asfalto straordinario
  4. La caduta di Valentino? Si tratta di avidità…

Commenti (3)

Nel mondo di oggi il problema maggiore è uno: i soldi.
Tutto si muove in funzione di ciò, non di quello che piace alle persone, ed è uno dei fattori che, secondo me, stanno rovinando il mondo. Tomizawa potrebbe esserne vittima; “potrebbe” perchè non sappiamo se il suo decesso sia avvenuto in pista o no. Se è accaduto in pista, ho la dimostrazione della mia teoria, in caso contrario in parte la mia teoria è comunque in parte veritiera. Spero che il dio SOLDO smetta di avere così tanti sudditi e che le cose comincino a girare nel modo giusto.

Vittorio.

Ottimo articolo e riflessioni interessanti, ma il vero punto è: chi ha deciso di continuare le gare? Va bene che “the show must go on” ma per questioni di marketing o in nome di cosa?

Ho letto almeno piú di 200 articoli sopra l’incidente di Tomizawa e per il momento credo che questo è il piu realista che ho trovato. Sono 100% d’accordo con tutto!

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