RE: Boulton aveva capito tutto

Una risposta all’interessantissimo omonimo articolo del blog “Il Rivolozoico” di Luigi Rivola. (L’articolo di Rivola lo trovate a questo link (clicca))

Stavo indaffarato come al solito su internet. Leggevo qua e la le mirabolanti avventure dei ragazzini impegnati a elaborare i loro motorini. La mia mente vagava tra la giusta idea di “tuning” e la sbagliata percezione del potere e della potenza, quando mi sono imbattuto nel post di Rivola che citava:

<<[…] Matthew Boulton, il pioniere di tutta l’industria moderna, e riporta una frase da lui pronunciata a metà del 1700 ad un congresso di imprenditori del tempo: “Signori, io vendo ciò che tutti desiderano di più al mondo: la potenza”. Boulton era stato il primo a comprendere la portata del motore a vapore perfezionato da James Watt, e ne era diventato socio e primo artefice della sua diffusione.>>

La mia attenzione sale alle stelle e leggo tutto d’un fiato (e ve lo consiglio). Tra le conclusioni Rivola chiude con una riflessione semplice, geniale e molto interessante:

<<Ogni attività è stata profondamente trasformata dal progresso, al punto che oggi spesso gli svantaggi superano i vantaggi. Il desiderio di potenza, perfettamente anticipato dalla citata frase di Boulton, è la guida di tutto, e spiega perché i motociclisti odierni vogliano bolidi di quasi 200 CV per circolare su strade con limiti adatti per i tricicli a vapore dell’800, quando con 50 CV si potrebbe godere egualmente tutto il bello della moto. Frenare la moto si può, e bene, grazie al progresso. Ma è il progresso che in tutti i suoi aspetti, anche quelli negativi, non si può frenare. Avete una soluzione voi? Io non ce l’ho.>>

Non so quanto retorica sia la domanda finale, ma voglio provare a rispondere spostando l’attenzione sulla moto, la potenza e quanto ci dice il cervello in questi casi.

L’essere umano desidera sempre più potenza e il progresso (o presunto tale) gliela concede in cambio di denaro. Ma perché vogliamo potenza? ..e siamo disposti a pagare tanto per averla? Scoprendolo, potremmo individuare la fonte di tanto desiderio di inutilità e capire se sia possibile trovare una soluzione.

  • La foga del pivello

La prima causa della ricerca di potenza in una moto è certamente la frustrazione. La frustrazione di chi vorrebbe ma non può. Tipicamente si tratta di banalissimi rapporti interpersonali. Si desidera essere stimati, stare con più donne o con l’uomo migliore. Si vorrebbe essere sempre i primi, ma non si hanno ne’ gli strumenti, ne’ le capacità per amare e coltivare se stessi al punto tale da diventare realmente produttivi e stimabili. Più è grosso il motore, più si compensa la lacuna di potenza del proprio ego e della propria vita, reputata inconsciamente come inutile.

  • Italia

Il nostro è poi il Paese delle patenti facili e della frustrazione alimentata a benzina. Non abbiamo le ampie strade americane, ma ci ostiniamo a correre molto più di loro. La stessa cilindrata della moto diventa –di fatto– un parallelo con la lunghezza del pene. Se non hai almeno un 600cc sei sfigato, impotente.

In Germania le cose sono diverse, ma non nella tecnica o nel progresso scritto: nella testa. In Germania la cilindrata giustifica i lunghi viaggi e l’uso intensivo della moto. Inoltre le motociclette stradali 400cc non sono “moto da sfigato”. Ogni motocicletta, ogni potenza, ha una sua rispettabilità diversa. Forse i tedeschi sono un po’ meno frustrati di noi?

  • Bisogni indotti?

Basta nascondersi dietro a un dito! Non possiamo sempre giustificare la voglia di inutilità dicendo che “ce la infilano in testa”. La testa è la nostra: impariamo a usarla! La prima motocicletta che si compra non deve avere per forza millemila cavalli! La pubblicità non sempre “crea le esigenze”, ma corre anche affiancando i desideri infantili della gente. I bisogni delle persone si formano in tenera età, in famiglia (per chi ce l’ha). Vogliamo insegnare a pensare ai nostri figli? O dobbiamo consegnarli –ancora vergini– in mano alle Case produttrici di moto? A costoro non importa se si ammazzano contro un platano, sapete? A loro interessa solo che comprino il modello TalDeiTali, potente o meno. È proprio qui che inizia il circolo vizioso progresso – potenza.

  • Il Progresso e l’Etica

Il freno al progresso in campo motociclistico (e non solo) è l’etica. Il Dott. Costa (Clinica Mobile, MotoGP) ha descritto perfettamente l’argomento nel video che segue.

Dice letteralmente: “l’uomo si è salvato perché è diventato un animale tecnologico, perché senza istinti non poteva sopravvivere in un mondo così difficile e così pericoloso.” – e continua: “La tecnica è stata la salvezza dell’uomo. Purtroppo da ‘mezzo’ è diventata ‘fine’.”“L’uomo è stato spodestato dall’essere sul trono del mondo”. Poi sull’etica: “Ed è qui che viene fuori il concetto meraviglioso che si chiama ETICA”“Etica non è altro che avere la forza di poter decidere quelli che sono gli scopi … Qui nasce l’uomo, nasce il cuore, nasce lo spirito”.

Se non intendiamo diventare pedine dei nostri stessi desideri dobbiamo “innestare” e far progredire il concetto di Etica nel campo della tecnologia. L’etica potrebbe decidere quando la potenza basta, quando diventa inutile e quando –quindi– non è utile produrla, crearla e venderla. L’etica sarebbe nel progresso quello che la legge è nella civiltà: ci differenzierebbe dagli altri animali.

Convogliare dunque le energie che vengono oggi destinate alla sola ricerca della potenza per la ricerca di una potenza diversa, che non punti solo alle prestazioni, ma a rendere più sicuro ciò con cui stiamo viaggiando. La potenza è nulla senza controllo.

  • Inception

Per frenare gli aspetti negativi del progresso dobbiamo inculcare l’idea di Etica e una diversa idea di potenza nella mente delle attuali e future generazioni. Ogni altro modo sarebbe fallimentare poiché il desiderio –nella mente umana– è sempre infinito (anche quello di potenza). Assecondandoci, non riusciremo mai a limitare le negatività del progresso. Sarebbe impossibile anche separare il “desiderio buono” da quello “cattivo”, poiché viaggiano nello stesso canale: quello dell’ambizione. Essa è la vera fonte del progresso e non è negoziabile poiché istintiva.

Inception, perché il virus più resistente è l’idea. Parole moralizzatrici scritte a caratteri cubitali non avrebbero lo stesso effetto (non avrebbero alcun effetto!). Bisogna innestare nella società l’idea che potenza significa anche controllo, utilità, applicabilità, vivibilità di ciò che realizziamo, compriamo, usiamo.

Se “potenza” fosse un’idea più ampia che prende in considerazione il controllo e l’usabilità : si potrebbe tranquillamente continuare a cercarne di nuova. Il vero potere  è la somma dei KW e dell’usabilità e utilità complessiva della motocicletta (per esempio). Scopriremo così che una supersportiva da 200 cv in realtà non è così performante come crediamo.

Questo “virus etico” va insegnato agli infanti e “obbligato” agli adulti. I primi diventeranno potenti in modo evoluto, i secondi resteranno frustrati ma vivi. I maggiorenni migliori non essendo frustrati e pivelli, non avranno alcuna difficoltà a non comprare una moto da 250 cv per passeggiare in collina.

  • Il buon padre di famiglia

Idea quasi morta. Non esiste più. L’idea (per es.) che “non si compra ciò che non serve”. Queste idee sono andate perse perché oggi si ragiona in modo molto più individualista. Non importa ciò che serve alla famiglia, alla comunità. Importa ciò che serve a ME. Se io sono frustrato e sento il bisogno di sentirmi qualcuno, mi prendo una moto potentissima e la sbatto in strada al chiodo. All’anima serve potenza, si sa.

Ciò accade perchè non sono abbastanza “evoluto”, non ho conoscenza di altri mezzi per realizzarmi. Non conosco nemmeno quali siano le mie reali capacità e attitudini. Nessuno mi ha rivelato che so scrivere, per cui mi sbatto in sella a un missile e tiro. L’adrenalina mi farà sentire l’inconscia puzza di morte quanto basta per farmi sentire vivo. Non mi hanno insegnato che la fatica e l’abnegazione sono virtù che fanno godere, che portano a risultati che stimolano la mia idea di vita e vitalità. Li vedo quindi come fattori inutilmente faticosi e nemmeno li considero. Passo col rosso e mi fermo dalla tipa al semaforo poco più avanti: se sopravvivo, sarò più figo.

  • La risposta è Sì

È veramente possibile frenare gli aspetti negativi del progresso che rincorre il desiderio di potenza: cambiando la scala di misurazione di quest’ultima. Il concetto va poi reinserito esattamente da dove lo si è preso, in modo che si diffonda come un virus e cambi un po’ la forma dei desideri.

Purtroppo però, tutto ciò richiede un minimo di fatica e dedizione: fattori che quasi nessuno ormai possiede più, specie in giovane età. Di anziani che si sacrificherebbero ce ne sono tanti, ma nella società attuale combinerebbero poco. Un cambiamento di questo tipo deve iniziare a monte, non a valle. Deve iniziare lì dove i giovanissimi vivono e passano il “tempo intellettivo”, in internet per esempio.

Ritorno col pensiero ai ragazzini che elaborano il loro motorino e li immagino diversi. Li immagino come se l’idea di etica appena illustrata fosse già stata innestata.

Li vedo modificare i motorini aumentando la potenza, sbloccandoli in modo che raggiungano abilmente i 70 Km/h. Perché 45 sono forse pochi e oltre sono inutili. Nel frattempo cambiano l’estetica migliorando l’aerodinamica senza togliere gli specchietti. Migliorando anche i freni. Mettono su i Brembo “made in Italy”, non in “China”. Poi mettono pneumatici con mescola migliore, ma non più larghi, perché altrimenti perderebbero guidabilità. Li vedo sistemare la sella con una antiscivolo di marca seria, non quella schifezza che ti danno di serie. Ecco che alla fine cambiano anche lo scarico: ne installano uno di dubbia omologazione che fa un bel rumore senza per forza spaccare i timpani. Tanti adesivi qua e là, qualche parte cambiata anche per sperimentare, per capire come funziona la moto. Perché se sai come funziona sei anche in grado di usarla in modo più sicuro.

1 Commento

  1. Ma che bell'articolo! A degno coronamento un eccezionale video cultural-satirico! Il dettaglio+ ghignoso tra i tanti già ghignosissimi è secondo me quello sui pregi del segnalibro. Chissà perché mi rammenta quelli che in moto segnano sul Navigatore Satellitare (non è una buffonata sulle due ruote?) con un bookmark dove sono stati e vorrebbero tornare. Non ci tornano mai.

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