Carta Europea della Sicurezza Stradale: un’ occasione persa

Il tour del progetto relativo alla carta europea della sicurezza stradale (http://www.erscharter.eu) fa tappa a Roma, nella sala emiciclo del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Molti i partecipanti, le associazioni nuove firmatarie e le personalità invitate.

L’occasione è importante per stendere le basi per future collaborazioni, per idee innovative, per la sicurezza stradale a tuttotondo : informazione, statistica, idee innovative.

Il sottoscritto era presente in qualità di membro dello Staff Ami, associazione motociclisti incolumi, firmataria del progetto da anni.

Purtroppo però, a conti fatti, l’appuntamento pare aver tradito del tutto le aspettative dei presenti e temo anche di quanti, in qualche modo, si sentono parte in causa.

Qualche esempio ?

Intervengono diversi personaggi, fra cui, di spicco, il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli: arrivato in perfetto orario legge un discorso già scritto, onestamente fin troppo zeppo di cifre dette di fretta ed approcciate, a giudizio di molti, in maniera piuttosto superficiale.

Decide, a valle delle sue parole, di abbandonare l’aula a dimostrazione che le idee altrui non sono degne di nota. Il ministro salta a piè pari, anche l’intervento di Aude Delesalle, Coordinatrice del progetto relativo alla Carta Europea…

Il direttore generale per la sicurezza stradale, Sergio Dondolini, occupa il suo spazio più o meno sulla falsariga del suo predecessore e fra i molti applausi del pubblico (???) spunta qualche richiesta, fra cui la mia, di poter prendere parola, quantomeno per fare domande, proporre uno spunto di riflessione visto che, sul programma consegnato agli accreditati, sono indicati incontri informali e scambi di idee. La richiesta è stata negata e nel buffet di fine meeting scambiare quattro parole è stato davvero impossibile, anche in considerazione del fatto che molti si erano già defilati.

Un’occasione sfumata, a mio avviso: nessuno ha parlato di infrastrutture e durante tutto l’incontro si è continuato a battere su concetti quali incremento di sanzioni e controlli relativi alla velocità. Nessuno ha parlato dello stato delle infrastrutture, nessuno ha parlato di protezioni attive e passive, nessuno si interroga sui dati numerici tanto decantati : perché tanti motociclisti sono vittime di incidenti? Temi che AMI, e non solo, hanno più volte demarcato, approfondito, proposto.

Tutti i folli guidano delle moto oppure la categoria è resa debole dal contesto che la circonda?

L’ironia della sorte vuole, appunto, che per giungere nella sede del convegno si attraversi un tratto stradale massacrato da lavori di rifacimento ed ampliamento della sede stradale: scarsa la segnaletica, pessimo il manto stradale che risulta pieno di fratture longitudinali, terriccio, segnali abbattuti, semafori spenti, segnaletica orizzontale scolorita e sovrapposta a precedente: sulla via che porta a scuola, solo muri con errori grammaticali.

Eppure dai dati statistici enunciati spunta una grossa diminuzione di morti ed incidenti, viene fuori che i motociclisti corrono, che la velocità ed il bere sono il vero problema correlato alla sicurezza.

Ho sperato nell’intervento di Paolo Sesti, presidente della Federazione Motociclistica, ma ho sperato invano. Nessun intervento relativo all’educazione stradale, alle patenti e revisioni facili, nessun cenno alle mini car protagoniste ogni giorno di incidenti (va in onda stasera un ottimo servizio delle Iene su Italia 1 ndr).

Dal quadro dipinto l’Italia lavora, risolve, abbatte il numero di morti sulle strade.

Eppure la percezione, “usando” la strada su e giù per la penisola è tutt’altra: il traffico è maleducato, si vedono continui lanci di mozziconi di sigaretta dai finestrini della auto, si percorrono strade in pessima condizione, ci si imbatte in limiti di velocità imposti in maniera scriteriata; guidando ci si affetta con guardrail ghigliottina, si leggono cartelli stradali fuori norma o, peggio ancora, in posizione pericolosa.

Il motto della carta europea per la sicurezza stradale è: 25000 vite da salvare.

Noi ne abbiamo parlato e ci abbiamo provato davvero. Loro, alcuni dei “loro” presenti oggi no, affatto.

E voi?

Il vostro impegno, conta

Massimo Soldini

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