Rapporto DEKRA a EICMA 2010: dati e interviste sulla sicurezza dei motociclisti

Il 3 novembre al 68° Salone del Ciclo e Motociclo è stato presentato il Rapporto DEKRA sulla sicurezza stradale in moto 2010. Vi avevamo dato notizia qui. Di seguito riportiamo gli interventi di maggiore rilievo.

Hanno preso parte alla presentazione: Marco Mauri (amministratore delegato DEKRA Italia), l’On. Giuseppe Reina (Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti), Claudio De Viti (Direttore settore moto Confindustria-ANCMA), Gianpiero Mastinu (professore ordinario di costruzione di veicoli presso il Politecnico di Milano), Andrea Pullè (responsabile della Scuola Superiore DEKRA per la sicurezza stradale) e Marco Lucchinelli (campione del mondo di motociclismo classe 500 nel 1981). A fare da moderatore il noto giornalista sportivo Nico Cereghini.

  • Il Rapporto, in breve

La maggiore causa di incidente non è più la sola scelleratezza degli utenti delle due ruote. Per la prima volta viene ufficializzato che la condizione delle infrastrutture (strade, etc.), la condizione meccanica della moto, la distrazione, l’inesperienza di tutti, sono le principali cause di incidenti e morte dei motociclisti.

Un dato che colpisce è l’aumento del numero di vittime a causa di una fetta di “nuovi” utenti delle due ruote rappresentati da dilettanti ultracinquantenni che acquistano motociclette dalle potenze esorbitanti, senza nemmeno avere la minima idea di cosa guideranno. In molti casi l’epilogo è un incidente ad altissima velocità. Vi ricordiamo che chi ha conseguito la patente automobilistica (B) prima del 1986 non ha eseguito nemmeno la prova pratica di guida sulla moto, ma può guidarla regolarmente!

DEKRA punta tantissimo sull’uso delle tecnologie di sicurezza attiva, in particolare l’ABS, perché “uno spazio di frenata più breve equivale a salvarsi” (Marco Mauri). Il rapporto evidenzia come, rispetto agli altri paesi europei, l’Italia sia indietro per quanto riguarda i guardrail e la manutenzione delle strade che è considerata come “scandalosa”.

Nonostante si sia verificata una sostanziale riduzione delle vittime, il rischio per i motociclisti resta comunque elevato, sia per cause riferibili direttamente al comportamento dei centauri, sia per eventi a loro esterni.

Lo scopo di questo lavoro, come sottolineato da Marco Mauri, è quello di informare e sensibilizzare chi usa moto, scooter e motorini sui pericoli che incontrano sulle strade e su come sia possibile ridurre il numero di incidenti utilizzando alcuni accorgimenti. Gli stessi di cui vi abbiamo parlato anche noi nelle nostre guide e nei nostri articoli: controllare il mezzo, tenere presente la diversa percezione che gli altri hanno dei motociclisti, non superare i propri limiti (e lo dice Ben Spies!)… e non distrarsi!

DEKRA propone ai governi di adottare una serie di misure volte a sviluppare e incentivare l’uso di sistemi di sicurezza attiva e passiva, tra i quali i sistemi di frenata dotati di ABS o corsi di guida sicura.

  • Lo Stato Italiano

L’intervento del Sottosegretario Giuseppe Reina è in parte indirizzato da una osservazione di Cereghini, che invita a riflettere sullo stato in cui versano le strade italiane. L’onorevole Reina ammette che la condizione delle strade in generale è “complessivamente inadeguata per l’uso delle due ruote”. La causa principale viene individuata negli elevatissimi costi di manutenzione. Nonostante gli sforzi, il risultato varia da zona a zona, anche in maniera significativa. (negli altri Stati la manutenzione non costa nulla? ndr).

Anche i guardrail costituiscono un problema serio di sicurezza: in autostrada, questi protettori sono inadeguati in oltre il 60% dei casi. Nella sua esperienza, l’Onorevole ritiene sia difficile trovare un produttore in grado di offrire un guard-rail adatto anche ai motociclisti (in attesa di una versione ufficiale sappiamo che esistono soluzioni alternative, vedi qui).

Secondo Reina, anche la mancata concertazione tra istituzioni ha costituito un problema importante dal punto di vista della messa in sicurezza delle strade. Per questo motivo, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell’Istruzione hanno siglato un protocollo di intesa che prevede che la Scuola torni a occuparsi anche di questo tipo di formazione (peccato che questa non sia una novità e che i risultati dell’educazione stradale a scuola siano per lo più scadenti…). Si sta pensando, infine, di rendere obbligatori i corsi pratici e si sta studiando un sistema di incentivi che permettano ai giovani di usare le piste.

Il Sottosegretario, nota anche come sia cambiato nel tempo l’utente medio delle due ruote: se una volta la moto o il motorino costituivano una tappa nel percorso della conquista della libertà e dell’indipendenza, oggi molti motociclisti e scooteristi sono “necessitati”, cioè scelgono le due ruote per riuscire a muoversi in città più rapidamente evitando il traffico. Ciò comporta che questi “biker improvvisati” non abbiano la necessaria esperienza per poter condurre un mezzo che può diventare pericoloso.

I problemi per i centauri non provengono solo da strade e comportamento inadeguato: spesso sono “gli altri” che coinvolgono i motociclisti in incidenti anche molto gravi. Nonostante si possa fare poco per evitarli, si può comunque imparare a proteggersi. Il Sottosegretario sottolinea quanto sia importante l’uso del paraschiena e dei guanti sempre e comunque, data anche la condizione delle strade. Inoltre, ritiene che sia precondizione di sicurezza indossare la tuta se si superano i 100 km/h, per avere una maggiore protezione in caso di caduta.

L’onorevole Reina ha fornito alcuni dati sugli incidenti che vedono coinvolte le due ruote: nel 2008 ci sono stati più di 218.000 sinistri che hanno provocato circa 310.000 feriti e ben 4.731 morti. I dati che riguardano Roma, un caso a parte nel panorama nazionale, sono ancora peggiori: nel 2007 il 49% degli incidenti mortali vedeva coinvolto un utente delle sue ruote, in netto aumento rispetto al 2003 (35%).

  • La nostra intervista al Sottosegretario

A margine dell’evento abbiamo chiesto al Sottosegretario perché, allora, sono state stralciate dal nuovo Codice della Strada le norme che prevedevano l’obbligo di indossare il paraschiena (leggi qui). L’onorevole Reina ha tenuto a precisare che i lavori parlamentari e quelli del Ministero sono attività ben distinte, per cui non è certo del motivo (??). Personalmente, pensa che lo stralcio potrebbe essere dipeso dai costi che graverebbero sulle famiglie nel caso in cui fossero imposti paraschiena e abbigliamento protettivo; a quel punto, le famiglie potrebbero considerare di non acquistare moto e scooter, mettendo in crisi i produttori italiani che si trovano già ad affrontare la concorrenza emergente dell’Estremo Oriente.

Inoltre, secondo il Sottosegretario, l’essere parte integrante della Comunità europea comporta anche il fatto che non sia sempre possibile proporre legislazioni troppo innovative in materia, bisogna che i paesi comunitari si mantengano il più possibile allo stesso livello.

Tutto vero, e tutto già visto (vedi qui), ma a questo punto forse vale la pena di chiedersi quanto incide sul bilancio di una famiglia comperare uno scooter (4.000-5.000€) + casco obbligatorio (100 €) + paraschiena (50–120€) e giubbino con protezioni (250-350€): il costo delle protezioni si aggira intorno al 10% del costo del motorino; Oppure il comperare soltanto uno scooter e il casco e dover convivere ogni giorno gli effetti della perdita di un figlio e provare sensi di colpa vita natural durante. Senza pensare all’incidenza dei costi sanitari e sociali legati alle conseguenze degli incidenti che non uccidono ma hanno esiti permanenti (amputazioni, paralisi, stati vegetativi). L’ISTAT stima che per ogni ferito sulla strada tutti noi dobbiamo sostenere una spesa media di 26.000 €uro (per ogni morto servono ben 1,3 milioni).

Non sappiamo se sia meglio approvare norme impopolari ma di buon senso o lasciare la massima libertà alla popolazione: di sicuro sappiamo che la maggioranza degli italiani il paraschiena non lo vuole indossare e rischia di pagarne le conseguenze.

  • Confindustria-ANCMA

L’intervento di Claudio De Viti, direttore settore moto Confindustria-ANCMA, è rivolto in particolare alla campagna “Occhio alla Moto”, basata su una verità tanto banale quanto ignorata: gli automobilisti non ci vedono. Nonostante il numero di incidenti letali sia in diminuzione, rimane ancora molto da fare, in particolare per quanto riguarda gli incidenti che vedono coinvolti mezzi a due ruote e automobilisti.

Dai dati relativi a questo tipo di incidenti, infatti, emerge che l’automobilista non si è accorto della presenza del motociclista/scooterista. Se si confrontano gli automobilisti che hanno soltanto la patente B e quelli che invece hanno sia la patente A che la B, si può notare come la seconda categoria sia molto più attenta ai motociclisti, per il semplice fatto che sanno come ci si comporta quando si sta in sella. Gli incidenti moto-automobile nella maggior parte dei casi sono dovuti alla mancata percezione della presenza della moto, il che dipende in larga parte dall’inesperienza dell’automobilista.

La campagna – visibile al sito www.occhioallamoto.it – è stata pensata con un linguaggio soft per poter sensibilizzare senza suscitare la reazione del delirio di onnipotenza che noi chiamiamo “tanto succede solo agli altri”.

  • Insegnanti e Piloti

Andrea Pullè dirige la Scuola Superiore DEKRA di sicurezza stradale. La loro attenzione è rivolta in particolare alla corretta manutenzione dei veicoli e a insegnare come “leggere la strada”. Nel suo intervento sottolinea come la cattiva manutenzione della moto sia una delle cause emergenti rilevate dal rapporto DEKRA. Nella scuola diretta da Pullè viene insegnato a guidare guardando lontano e valutando attentamente le condizioni della strada. Pullè sottolinea il fatto che la prima causa di incidente è la distrazione, e che è necessario “pensare a quello che stiamo facendo” quando guidiamo.

L’intervento di Marco Lucchinelli parte dall’esperienza personale: la moto per lui è libertà, è l’unico posto dove si sente veramente libero. Non si trova d’accordo con sistemi di sicurezza passiva come l’airbag e lo considera eccessivo e possibile causa di altri incidenti. Sottolinea che la moto è pericolosa e propone di intervenire alla fonte del problema invece che sulle conseguenze. Lucchinelli fa presente che la sola possibilità di poter comperare moto che vanno a 300 km/h equivale a “mettere una bomba in mano a un fedayn”. Secondo Lucchinelli l’unica soluzione per ridurre efficacemente gli incidenti stradali è insegnare ai bambini e ai giovani come usare la moto in sicurezza. L’ex campione del mondo fa presente che a suo modo di vedere alcuni limiti di velocità “assurdi” come i 50 Km/h in città andrebbero eliminati e che “a 51 Km/h ormai si parcheggia in garage”.

Nico Cereghini, da buon moderatore, ha fatto presente che da parte di Marco Lucchinelli non ci si poteva aspettare un discorso diverso. Questo intervento è apparso quantomeno come fuori dal coro, tuttavia dà l’idea del pensiero di una buona parte dei motociclisti, che non hanno alcuna intenzione di perdere quel senso di libertà “inscafandrandosi” in armature o airbag piovuti dall’alto, non vogliono rispettare i limiti, si credono immortali e non sentono alcun bisogno di spendere 100 euro per un paraschiena che potrebbe evitargli la sedia a rotelle.

Se tutti i presenti all’evento (noi compresi) non tenessero conto di questo atteggiamento, si commetterebbe un errore gravissimo.

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