GIMOTO svela i segreti della tuta per motociclisti WAS+ omologata livello 2

Per i motociclisti italiani c’è un’altra grande novità sul mercato oltre a quella che – in un prossimo futuro – arriverà da Arlen Ness: stiamo parlando di GIMOTO. A EICMA 2010 questa azienda lombarda ha presentato la sua tuta da motociclista interamente omologata UNI EN 13595-1/2/3/4 a livello 2 (il massimo livello di protezione).

L’esperienza di un secolo di lavorazione delle pelli ha portato a questo eccezionale risultato.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con il signor Gilberto Mazzola, che ha voluto spiegarci il lungo processo che ha portato alla realizzazione della tuta WAS+ (WAS sta per “World Approved Suite”).

L’idea parte dal figlio Daniele, ci racconta Gilberto: “mio figlio si è intestardito a voler fare una tuta omologata di livello 2. Ci ha messo tre anni, ma alla fine ce l’ha fatta”. Dunque: tre anni di lavoro e oltre 400 test. Sì, questo è il numero di prove a cui sono stati sottoposti i prototipi, per testare la resistenza dei materiali e della tuta nel suo insieme.

  • I materiali

La scelta dei materiali è fondamentale per poter omologare come D.P.I. un capo di abbigliamento tecnico. Il pellame innanzitutto: si sa che la pelle è molto resistente, ma questo non basta. Visto che deve stare a contatto con la nostra – di pelle -, non deve essere conciato in maniera inadeguata, cioè non va trattato con sostanze nocive o che provocano allergie (tra tutte, i colori al piombo e il cromo esavalente, o un’eccessiva quantità di formaldeide); oltre a dover rispettare normative sanitarie, il pellame deve essere anche in grado di resistere all’abrasione, allo scoppio, alla perforazione e a tutti gli altri parametri di cui vi abbiamo parlato qui.

Anche altri componenti devono passare test di resistenza e tossicità. Le cerniere lampo, che sono brunite perché non si può usare il nickel per renderle “metallizzate”; gli inserti di tessuto tecnico, che non devono cedere quando si cade; la fodera interna traspirante, che deve permettere una buona traspirazione (appunto); le protezioni interne ed esterne omologate, realizzate da un’azienda veneta, che sono state ri-omologate assieme alla tuta per garantire il massimo della protezione senza dare nulla per scontato.

  • I test

La tuta è stata realizzata “a dovere”, testando la resistenza del capo nei punti di maggior impatto, le cosiddette ZONE 1 e 2.

Nelle foto, si possono vedere i punti testati, segnalati da un bollino con la dicitura “Test here”. Da notare la presenza delle protezioni alle anche, condizione necessaria perché un pantalone o una tuta siano omologabili. Approfitto per ricordare a tutti che anche i fianchi necessitano di protezione! Da lady, lo dico soprattutto alle ladies: potrebbe non succedere mai nella vita, ma cadere e farsi tanto tanto male solo perché non si vuole sembrare grasse proprio lì… non ne vale la pena.

Anche le cuciture rivestono un’importanza fondamentale: in genere considerate il punto “debole” del capo perché si “aprono” in caso di caduta, quelle della WAS+ sono triple, in modo da resistere all’abrasione e continuare a tenere insieme la tuta anche durante la “strusciata” sull’asfalto (meglio la pelle della tuta che la nostra, no?).

Dopo gli oltre 400 test eseguiti per verificare che materiali e capo confezionato fossero conformi ai requisiti per poter essere omologata come D.P.I., la tuta WAS+ è stata certificata a livello 2. Il capo, nonostante uno spessore tra 1,2 mm e 1,3 mm, ha superato i test relativi alla resistenza allo strappo, all’abrasione al taglio da impatto, allo scoppio, per la solidità delle tinte e il pH dei materiali (cioè se la tuta stinge sulla pelle e se i materiali possono causare reazioni allergiche), per l’ergonomia e la trattenuta (è importante indossare abbigliamento tecnico comodo, quando si è in sella!).

  • Prezzo e storia

Il prezzo non è proprio basso (circa 1.200 – 1.500 € per la versione migliore, in canguro), ma bisogna ricordare che si tratta di un prodotto artigianale. Il parallelismo più immediato che ci sorge spontaneo è quello con aziende come la Ferrari automobilistica: massima tipicità e realizzazione su misura, con cura maniacale per ogni minimo particolare. Fortunatamente non serve essere miliardari per poterla acquistare.

“Ci tengo a dire che il prodotto finale è ‘made in Lombardia’”, dice il signor Mazzola, “…ed è fatto su misura”. Per la realizzazione di questo capo occorrono molte ore di lavoro: prendere le misure, tagliare i vari pezzi, assemblarli e cucirli richiede molto tempo (solo per cucire la tuta occorrono circa 8 ore).

WAS+ sarà disponibile a partire dai primi mesi del 2011. Essendo su misura, il capo può essere personalizzato e ovviamente è disponibile per uomo e per donna.

L’artigianalità è la caratteristica della famiglia Mazzola. Dal 1890 i Mazzola si occupano di guanti in pelle; dagli anni ’60 il signor Gilberto ha iniziato a produrre guanti da moto, mentre nel 1978 sono state introdotte le prime tute in pelle. Gli attuali titolari, Andrea e Daniele, costituiscono la quarta generazione. Motivo di orgoglio per il signor Gilberto è la stata la richiesta fatta alla sua azienda di lavorare per l’opera con cui è stata riaperta La Scala nel 2004: per “Europa riconosciuta” il costumista e il regista hanno commissionato alla famiglia Mazzola i costumi dei cavalieri, le cui armature altro non erano che  abbigliamento motociclistico di colore rosso.

Toccandola con mano, insomma, la tuta GIMOTO WAS+ ci è parsa una sinfonia di eccellenza.

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