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Quando cadere in moto in centro storico è colpa del comune

Categoria : In evidenza, News, Normative e Leggi

Una sentenza della Cassazione apre nuovi fronti di attacco per garantire manutenzione stradale da parte dello Stato

Le strade italiane fanno schifo. Questo è un dato di fatto confermato persino da componenti del Governo che lo hanno ammesso quasi pubblicamente (davanti ai nostri occhi e orecchie). Per la precisione, è stato ammesso che le strade sono “sicure” per le automobili (?) ma sono inadatte all’uso delle moto. I motociclisti e le associazioni più responsabili hanno tentato (e stanno tentando) per anni di spingere lo Stato a cambiare atteggiamento, ricevendo però risposte diplomaticamente evasive.

Recentemente una sentenza della Corte di Cassazione (riportata in fondo all’articolo) ha sancito un piccolo ma importante principio che può fare la differenza nella “guerra” alle amministrazioni comunali irresponsabili: il Comune è ritenuto responsabile se si cade in motocicletta nel centro storico. Apprendiamo la notizia da Giovanni D’Agata, fondatore dello “Sportello Dei Diritti”.

  • Il centro storico e le sue insidie

Volendo si potrebbe dire che tutta l’Italia è un enorme centro storico. Purtroppo però non stiamo parlando del grandissimo valore artistico delle nostre città o del nostro paesaggio. La definizione nasce dal fatto che un po’ tutte le nostre strade sono “antiquate”. I centri storici, in particolare, presentano caratteristiche che rendono la strada pericolosa per la salute delle automobili e per la vita dei motociclisti. La causa di questi pericoli sono il pavé, il basolato, il ciottolato, etc. Ovviamente non possiamo pretendere di sradicare un pezzo di storia da tutte le città italiane, però la Legge prevede che le Amministrazioni pubbliche provvedano alla manutenzione di questi speciali tratti di strada. Deve essere periodicamente testata l’effettiva aderenza del manto stradale (anche e soprattutto se di tipo “storico”). Dove non fosse possibile rimediare a un eventuale problema, devono essere apposte delle segnalazioni ben visibili.

  • Attacchiamo su un altro fronte

Se un motociclista cade a causa della mancanza di manutenzione delle strade del centro storico (ma non solo), il Comune deve risarcire il danno. A questo punto, però, si apre un fronte di battaglia nuovo: intanto che tentiamo di convincere le amministrazioni a curare le strade prima, possiamo e dobbiamo farle pagare poi.

Un valido esempio di come una rivoluzione sia in arrivo in tal senso è rappresentato da novità come iRoadSafety: un applicazione gratuita per smartphone che consente a chiunque la installi sul suo telefonino di inviare segnalazioni sui pericoli della strada (buche, guardrail danneggiati, alterazioni del manto stradale, etc.). La posizione geografica del pericolo segnalato verrà tratta direttamente dal sensore GPS dello smartphone. I dati raccolti verranno girati poi alle amministrazioni. Presto gli amici di SicurAUTO.it faranno una recensione di questo applicativo.

Alcune associazioni effettuano questo tipo di rilevazioni in modo diretto e mirato. Parliamo per esempio di Coordinamento Motociclisti o di Motocivismo, che hanno organizzato eventi in cui i centauri hanno raccolto segnalazioni sui pericoli di determinate città e le hanno inviate direttamente al Comune.

Lo scopo di tale opera è di prevenire gli incidenti incentivando la manutenzione stradale e la rimozione dei pericoli. In caso ciò non avvenga, le amministrazioni competenti, però, non potranno più  fingere di non sapere e saranno costrette a risarcire il danno. Ovviamente, la speranza è che il crescente numero di segnalazioni spinga a una miglioria del sistema di manutenzione stradale, augurandosi che non ci sia ben poco da risarcire ai centauri.

  • La sentenza

Cass. Civ. Sez. III, sentenza 15/10/2010, n. 21328, ribadendo e precisando alcuni principi già enunciati in una sentenza di solo alcuni mesi prima (Cass. Civ. Sez. III, sentenza 22 aprile 2010, n. 9456)

I danni conseguenti agli incidenti determinati dalla negligenza dell’Amministrazione che ha la proprietà ovvero la disponibilità e il godimento del bene demaniale, in particolare di strada pubblica, allorché si verifichino nel custodire la res e/o nel fornire agli utenti adeguate segnalazioni devono essere risarciti dal Comune di competenza, in quanto sullo stesso gravano gli obblighi del custode.

In particolare nella circostanza la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un uomo che aveva chiesto di essere risarcito dal Comune per i danni subiti a causa di un incidente occorsogli cadendo dalla sua vespa, in una strada antica, sdrucciolevole e caratterizzata da numerosi avvallamenti, situata nel centro storico di un piccolo Comune siciliano.

I giudici hanno quindi accolto il ricorso sostenendo che le motivazioni muovono dalla constatazione che, in base all’art. 2051 del codice civile, incombe sul Comune sia l’obbligo di custodire e fare manutenzione sulla strada che quello di ridurre, in ogni modo possibile, il pericolo di incidenti, attraverso la segnaletica che evidenzi le condizioni della strada e/o mediante l’impiego di agenti di polizia municipale, come prescritto da diversi articoli del codice della strada.

Secondo quanto stabilisce l’art. 2051 c.c., del resto, spetta al Comune l’onere di provare che il danno è stato provocato dal caso fortuito ovvero, in tutto o in parte, dalla condotta colposa dell’utente.

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