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Ostacoli fissi in Spagna: tutto il mondo è paese, il nostro un po’ di più

Categoria : Blog, In evidenza, Sistemi di sicurezza passivi

Arriva dalla Spagna una piccola ma importante testimonianza di come NON posizionare la segnaletica verticale negli incroci. La situazione italiana?

La Spagna, si sa, è uno dei Paesi maggiormente impegnati per quanto riguarda le battaglie per la sicurezza dei motociclisti. Sono stati tra i primi ad adottare i nuovi guardrail (che non mozzano le teste). Da loro avvengono manifestazioni che noi sogniamo. Contano più partecipanti, sono più incisive delle nostre e portano a veri risultati. Pare che il loro spirito motociclistico sia più “evoluto”, oppure semplicemente il loro sistema politico è meno complesso del nostro (ancora non l’abbiamo capito, ndr).

Sta di fatto che molte associazioni italiane, quando interloquiscono con noi, fanno presente il paragone a priori. Mettono le mani avanti e dicendo: “Noi lo facciamo, ma non aspettatevi la stessa risposta mediatica della Spagna”.

  • Come tutte le “regole”, però, esistono eccezioni

La foto che vedete l’abbiamo scattata proprio in Spagna. Ciò che documentiamo è un esempio massimo di come non posizionare la segnaletica verticale. Gli apparentemente innocui cartelli in mezzo alla strada diventano ostacoli fissi pericolosi per le auto e mortali per i motociclisti. In caso di caduta, infatti, la presenza di uno o più pali d’acciaio sulla via di fuga genera un rischio che può essere maggiore di quello dei guardrail non adeguati. Immaginiamo un motociclista che scivola dalla moto e va a sbattere contro uno di quei pali: nella migliore delle ipotesi si rompe una gamba o un braccio, nella peggiore li perde entrambi (per non parlare di cosa accadrebbe alla spina dorsale). In questo caso l’anomalia consiste anche nel fatto che gli ostacoli non sono solo a bordo strada o dentro delle aiuole (sempre pericolosi), ma in mezzo alla strada!

  • Il parere degli esperti

Abbiamo chiesto lumi a due esperti del settore per potervi dare un’analisi della situazione il più completa possibile.

Raimondo Polidoro (Ingegnere CEO, Auditor Director – TMS Consultancy Italy S.r.l.) commenta per noi l’immagine:

Il difetto principale che vedo in questa foto è l’occupazione dell’isola centrale con vari ostacoli. Normalmente la rotatoria funziona bene se non pone ostacoli alla visibilità dell’intero anello. Contrariamente a quanto si pensa, la rotatoria – se non è bene progettata e realizzata – si trasforma rapidamente in un grande potenziale generatore di incidenti”. Per quanto riguarda la situazione spagnola, continua: “quanto allo scenario spagnolo, TMS è stata partner della Associazione Autostrade Spagnola e con ERF del progetto EuroAudits”, a cui Polidoro ha partecipato personalmente. “Non è genericamente possibile un confronto tra scenari in termini di qualità. Posso dire che gli Spagnoli dichiarano di avere la perfetta conoscenza degli incidenti e dei flussi di traffico su TUTTA la loro rete nazionale (abbiamo chiesto di avere questi dati ma poco o nulla è arrivato). Sono però i primi nell’Unione Europea ad attirare finanziamenti comunitari, anche perché internazionalizzano molto il panel di consulenza e prediligono il lavoro in squadra con altri paesi”.

A proposito dell’efficienza delle proteste spagnole riferisce che “La Spagna ha una situazione simile all’Italia, però con una grande differenza: sulle strade di grande comunicazione, dove si concentrano molti incidenti, si interviene in modo sistematico e con azioni continue di miglioramento infrastrutturale e di controllo. La spesa non viene dispersa in 1600 iniziative per 1,5 miliardi di Euro in 10 anni, come in Italia, ma in un numero sensibilmente inferiore di azioni fortemente mirate”.

Anche Marco Guidarini (Presidente AMI – Associazione Motociclisti Incolumi) sottolinea che la situazione italiana è peggiore.

In effetti quel punto è pericoloso proprio per gli ostacoli fissi; però in Italia punti analoghi – che quando poi avvengono più incidenti vengono detti black-points – sono circa 10 volte più frequenti che in Spagna, così come sono più frequenti i segnali stradali e i cartelloni pubblicitari (molti anche fuorilegge)”. Guidarini si sofferma a spiegare la questione degli ostacoli fissi: “Tutto ciò che si comporta da ostacolo fisso (alberi a fusto, muri a spigolo, segnali, lampioni, guard-rail) è estremamente pericoloso se in traiettoria dei veicoli (a partire da 30-40 km/h per un conduttore di un veicolo a due ruote, da 60-70 km/h per un auto), quindi andrà sempre seguito un saggio principio di prevenzione che si chiama rapporto beneficio/rischio. In Medicina, quando un farmaco presenta dei rischi concreti si modifica o si scelgono soluzioni alternative: e ce ne sono sempre!… basta cercarle”.

  • Un esempio tutto italiano? Eccolo!

A dimostrazione che anche in Italia la situazione non è delle migliori, potete uscire di casa a cercare la prima rotonda con pali selvaggi: non faticherete a trovarla. L’incrocio visibile in figura si trova proprio nelle vicinanze dell’abitazione di chi scrive questo articolo… Si tratta di foto scattate questa estate. Come potete vedere l’incrocio è recentissimo, ha meno di un anno di età. L’errore di progettazione è quindi ancora più grave. Le caratteristiche aberranti di questa rotonda sono facilmente rilevabili: cartelli piantati nella rotonda con pochi criteri e vicino ai bordi e altri pali posti a bordo strada, proprio sulla via di fuga in cui scivolerebbe una moto, senza nemmeno interporre un qualche sistema di contenimento intermedio. Non c’è il guard-rail, appunto, ma non per questo la pericolosità della rotatoria cambia in meglio, anzi.

Ostacoli fissi rotatoria Italia

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Ostacoli fissi rotatoria Italia

Commenti (3)

[...] e …alberi. Situati troppo spesso nelle vie di fuga delle curve pericolose e delle rotatorie (tipo qui). Il rischio derivante da queste presenze in prossimità della strada è quello di finire uccisi, [...]

[...] Incolumi) riguardo la presenza di ostacoli fissi nelle rotonde e relative vie di fuga (trovate l’articolo intero qui). Nell’intervento precedente Guidarini affermava con disinvoltura che “Tutto ciò che si [...]

[...] e i cui risultati sono già evidenti. Rimane ancora molto da fare, soprattutto nell’ambito delle infrastrutture, che dovrebbero essere più adeguate al traffico veicolare in genere e non solo per i motociclisti. [...]

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