Minicar: la UE non tutela il consumatore

E’ allo studio presso il parlamento europeo una nuova direttiva che riguarda l’omologazione dei motocicli. Nella direttiva si fa riferimento alle “minicar”, ma come spesso avviene, poco ci si preoccupa di come alcune norme possono essere recepite della comunità.

Nella bozza di Bruxelles ciò che desta perplessita è la dicitura “minicar”, con cui vengono definiti i cosidetti quadricli leggeri. Questo è, a nostro giudizio, un dettaglio di non poco conto in quanto si rischia di rafforzare il concetto che questi veicoli siano assimilabili a delle vere e proprie piccole automobili, con tutto ciò che ne comporta nella percezione della gente che è portata a vederle come mezzi capaci di garantire standard di sicurezza paragonabili, o quasi, a quelli delle normali vetture. La stessa riflessione è stata fatta nei giorni scorsi dal nostro amico giornalista del Sole 24 Ore Maurizio Caprino che ci ha segnalato l’inquietante novità.

  • Sicurezza apparente

Il problema nasce nel momento in cui il consumatore vede in queste piccole vetture un’alternativa alle auto vere e proprie, aspettandosi lo stesso livello di sicurezza sia attiva che passiva. Ma così non è, anzi. Basta vedere alcuni crash test (eccone un paio impressionanti qui e qui) per capire che queste microcar non sono per nulla paragonabili a delle auto (così come gli stessi produttori ci tengono a dire).

Noi di SicurMOTO.it abbiamo già trattato il tema (leggi la nostra inchiesta sulla loro pericolosità), mettendo in evidenza l’inquietante numero di incidenti in cui vengono coinvolte le “microcar” e facendo notare come ci sia un alto indice di mortalità in rapporto agli utenti che le utilizzano. Parliamo di un incidente ogni tre giorni, con una indice di mortalità, confrontata al normale parco auto, a dir poco sconfortante: 1,5% contro uno 0,8% delle auto.

  • Colpa della normativa

La scarsa sicurezza intrinseca di questi veicoli ha delle semplici ragioni di fondo. In primo luogo le normative vigenti che impongono per i quadricicli una massa a vuoto che non superi i 350kg, con tutto ciò che ne consegue per la struttura del veicolo, eccessivamente fragile per via dei materiali leggeri ma economici che si è costretti ad usare. In secondo luogo vi sono fattori economici: con pesi così ridotti sarebbe necessario ricorrere, per garantire comunque elevati standard di sicurezza, a materiali leggeri ma allo stesso tempo resistenti e quindi costosi. Ciò non sarebbe conveniente in quanto il venduto di questi mezzi non consentirebbe di ammortizzarne gli investimenti (l’immatricolato è dello 0,3% rispetto alle normali auto). Con l’uso di tecnologie raffinate i prezzi già di per sè elevati, causa appunto i ridotti volumi di vendita, supererebbero pericolosamente il prezzo delle vetture normali, con tutto ciò che ne conseguirebbe sulle vendite.

I venditori giocano anche il loro ruolo. Spesso per giustificarne il prezzo di acquisto non di certo popolare, fanno leva sulla, del tutto teorica, sicurezza di questi mezzi rispetto ad uno scooter (qui potete leggere che non è proprio così…), indirizzando l’utente (che spesso è il genitore preoccupato della pericolosità dello scooter) all’acquisto della “mini” per il proprio figlio. I problemi poi nascono quando purtroppo ci si scontra con la realtà, con numerosi incidenti che spesso si risolvono in tragiche conseguenze, ed allora tutti ad additare contro le microcar. Sarebbe quindi più opportuno accertarsi prima della reale sicurezza di questi mezzi, cominciando a definirli per quello che sono, cioè dei quadricicli e non confonderle con le auto vere e proprie. Auspicando anche una normativa più severa che imponga dei crash test reali (oggi non sono obbligatori) e magari dia ai produttori la possibilità di aumentare di poco pesi e potenze di questi veicoli cittadini, in modo che il maggior peso si possa tradurre in maggiore sicurezza.

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