Termocoperte: costruzione e loro impiego

Parlare di termocoperte sembrerà a molti un argomento forse superfluo e che riguardi solo pochi utenti a due ruote,  magari solo quelli che in moto ci vanno, e corrono, per professione nei week end di gara negli autodromi. In parte è vero ma… solo in parte.

Quella delle termocoperte è ormai una tecnologia a portata di molte tasche e che quindi può essere sfruttata tranquillamente da tutti coloro che nei week end, soprattutto durante i mesi freddi, amano partecipare alle varie giornate dedicate ai turni di prove libere, soprattutto se si utilizzano gomme racing.

Scopo delle termocoperte è quello di riscaldare la mescola dello pneumatico, tramite una resistenza elettrica annegata in un tessuto coibentante, affinchè esso possa garantire, fin dai primi metri, un’aderenza e una sicurezza ottimale. Senza per questo comprometterne la struttura stessa dello pneumatico.

Tra una “termo” e l’altra possono esserci molte differenza, ma noi ci focalizzeremo ora su due aspetti che devono interessare di più l’utilizzatore:

  • Materiali usati;
  • Tecnologia/know-how impiegata in progettazione e produzione;

Questi sono i fattori principali che determinano  le prestazioni e il ciclo di vita (durata nel tempo) del prodotto.

  • Materiali adottati e tecnologia

I vari produttori usano elementi riscaldanti diversi, storicamente si sono usate resistenze metalliche (base rame) ma di recente, si stanno diffondendo materiali come il carbonio che garantiscono maggiore affidabilità abbinate ad una minore richiesta di energia.

  • Come funziona?

A contatto col pneumatico vi é un tessuto in poliestere traspirante, una specie di sandwich costituito da 5 strati di materiale, su cui vengono posati filamenti in carbonio attraverso i quali passa la corrente elettrica. Sopra un tessuto in poliestere quindi uno strato in tessuto termico (per limitare la dispersione del calore), infine il tessuto esterno in poliuretano idro-repellente.

Per un corretto riscaldamento dello pneumatico è fondamentale che la resistenza produca calore uniformemente sulla sua lunghezza e che sia disposta uniformemente sulla superficie coprente la gomma, e che non esistano parti di pneumatico non coperte. L’uso di materiali estremamente flessibili (filamento in carbonio e Nomex) consente di realizzare termocoperte che si avvolgono perfettamente intorno allo pneumatico in ogni suo punto. Le realizzazioni più raffinate, al giorno d’oggi, utilizzano una costruzione che permette il riscaldamento anche del cerchio.  Infatti, il cerchio, in genere più freddo, sottrae calore alla gomma. Una volta riscaldato anche esso consente di poter mantenere in temperatura la gomma anche molti minuti dopo aver sfilata la termocoperta dalla ruota.

  • Modalità di riscaldamento

Una termocoperta “standard” viene tarata a 80° C e occorrono quindi circa 50-60 minuti per portare lo pneumatico, in modo uniforme, alla temperatura richiesta. Per evitare che si surriscaldi troppo all’interno vi é un sensore che funziona da termostato: interrompe il riscaldamento alla temperatura impostata e la riattiva se questa cala. Ricordiamo che una buona termocoperta è quella in grado di riscaldare lo pneumatico in modo uniforme, per tutta la sua larghezza.

  • Consigli

In conclusione possiamo consigliare di valutare (oltre al proprio budget di spesa) anche a fattori quali le prestazioni tecniche e la durata nel tempo del prodotto; a fronte di una spesa pù alta in partenza (ma non troppo) rispetto all’acquisto di un prodotto a buon mercato, si può avere una soluzione valida e che garantisca prestazioni costanti nel tempo e nettamente migliori. Una volta fatta la spesa per la pista può essere utile utilizzarle anche prima di una uscita domenicale, quando magari nei primi metri percorsi le gomme non sono in grado di fornire l’ottimale aderenza a freddo, creando così un rischio in caso di brusche frenate.  Si tenga presente che l’uso della termo è chiaramente più importante nei mesi freddi.

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