Collaudatori moto: illegalmente pericolosi e dimenticati

Lo sviluppo di una moto è una operazione difficile, affascinante, avventurosa. Anche nella fredda era del calcolo computerizzato: l’attenta analisi delle caratteristiche dei materiali, la simulazione delle performance di ogni componente motoristico o ciclstico, la pianificazione meticolosa di ogni altra sfumatura del progetto, non sono sufficienti a compiere quel collegamento “metafisico” che rende una moto una buona moto: gettare un ponte tra tecnologia ed emozione, per creare una esperienza di guida davvero piacevole ed esaltante, non è a prova di macchina.

Necessita, fortunatamente, dello spirito umano. E’ un compito che i collaudatori delle case compiono giorno per giorno, attraverso centinaia e centinaia di ore in moto, migliaia di chilometri di prove, collaudi, valutazioni, suggerimenti, impressioni. Gli appassionati spesso pensano con invidia a coloro i quali hanno la fortuna di lavorare in quel modo così romantico, macinando chilometri di pieghe, staccate, impennate, ma divorando anche lunghe tappe esplorando sì il mezzo che si guida ma anche, sicuramente, i luoghi che si attraversano. Oltre che sé stessi.

Parlandone con chi ne sa qualcosa, spesso si scopre invece una realtà un poco diversa, fatta di fatica e, spesso, di insicurezza.

Nessuno di noi ha il minimo dubbio che il collaudo di una nuova, futura moto debba essere estremo: è necessario che lo sia. E’ giusto comprendere i limiti di un nuovo prodotto, prima di proporlo ad un variegato pubblico di acquirenti. E i limiti dei mezzi ormai, si sa, sono davvero alti. Ciò non rappresenta ad ogni modo un buon motivo per non cercarli, esplorarli, tentare di spostarli.

Fin qui tutto quadra.

Ma, gironzolando nei dintorni di qualche stabilimento, anche tra i più blasonati ed insospettabili, spesso si può assistere a “spettacoli” che, seppur affascinanti, di oggettivamente normale hanno ben poco: non è raro infatti imbattersi nello “show” di qualche missile su due ruote che sfreccia a velocità elevatissime su strade normali, anche mal messe: quasi che incroci, precedenze, avvallamenti, attraversamenti pedonali non esistano. Certo, c’è da provare, magari, la nuova sportiva di casa, ma il punto è che girare in un certo modo per strada non è sensato, a maggior ragione per un professionista.

Così, quasi per caso, viene alla luce un mondo che sembra uscito da un’altra storia, un’altra vita. In questo mondo può capitare di sentirsi dire da un cinquantenne che, “ah, la moto è stupenda: peccato che della ventina di amici collaudatori con cui girava fino a venti-venticinque anni fa ne siano rimasti… quattro”. Quattro? Gli altri? “Morti”. Si, in moto. “D’altra parte, c’è chi in moto proprio non sa andar piano”. La semplice, tragica normalità di affermazioni come queste non può lasciare indifferenti. Voglio pensare che questo aneddoto sia storia vecchia, non appartenga più alla realtà del nostro tempo: purtroppo so che non è così.

Mentre scrivo penso all’ultima volta che ho visto due sportive misteriose sfrecciare per le strade di una nota cittadina italiana, proprio lì dove il limite è 70km/h, le buche sono all’ordine di una ogni dieci metri, e gli innesti di strade private sono molti: è successo ieri.

Un appello viene spontaneo: cari collaudatori, ragazzi, il vostro lavoro è bellissimo e importante, ma tenete sempre in mente che non siete invincibili, né infallibili: la vita è meravigliosa quanto fragile, per noi tutti. Se questo, poi, a qualcuno non importasse, abbia per lo meno il rispetto di chi, invece, non vuole vedersi il futuro rovinato solo perché incolpevole vittima sacrificale di un mondo che dovrebbe invece trovar spazio solamente nei polverosi album dei ricordi sbiaditi.

ps: questo articolo non vuole essere assolutamente un attacco alla categoria, ma semplicemente uno spunto di riflessione.

4 commenti

  1. [...] Collaudatori moto: illegalmente pericolosi e dimenticati Lo sviluppo di una moto è una operazione difficile, affascinante, avventurosa. Anche nella fredda era del calcolo computerizzato: l'attenta analisi delle caratteristiche dei materiali, la simulazione delle performance di ogni componente motoristico o ciclstico, la pianificazione meticolosa di ogni altra sfumatura del progetto, non sono sufficienti a compiere quel collegamento... [...]

  2. Concordo pienamente con quanto scritto. Da tester motociclista per alcuni editori, posso solo aggiungere che la colpa non è solo la nostra. Troppo spesso ci si sente dire "Occorre provare questa nuova moto, ecco le chiavi." E dove pensate che intendano farvela provare? In strada, ovvio! Perché i budget sono sempre risicati e non è possibile andare ogni volta in pista. Purtroppo questa è la tragica quotidianità della nostra categoria. Non mi vanto di ciò che ho fatto, ma ho dovuto cedere: a 309 km/h su una strada statale. Peché l'editore è stato chiaro: o fai così, o la prova la scrive qualcun altro, perché servono i dati del satellitare da pubblicare. È triste ma tutto vero...

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