Rapporto ETSC sulla sicurezza stradale

Sono  169.000 i pedoni, i ciclisti e i motociclisti  che hanno trovato triste sorte sulle strade europee a partire dal 2001, 15.300 dei quali solo nel 2009.

Questi i dati che emergono in un rapporto pubblicato dalla commissione europea che riporta l’indice di mortalità sulle strade d’Europa tra le varie tipologie di utenti, esclusi gli automobilisti. I numeri sono allarmanti e, se da un lato evidenziano un calo di mortalità per pedoni e ciclisti del 34%, dall’altro mettono in luce la ben più triste situazione dei motociclisti, che di fatto fa registrare una diminuzione solo del 18% nei  paesi UE.

Queste cifre, che evidenziano la mortalità degli utenti “deboli”, sono grande motivo di preoccupazione. La commissione europea, nel suo piano di orientamento per la sicurezza stradale, da grande priorità al problema. Il ministro europeo dei trasporti, Siim Kallas, nel Dicembre 2010, ha chiesto espressamente una strategia per affrontare il problema che riguarda questa fascia di utenti. Ora è il turno dei parlamentari, “che si stanno adoperando per intervenire al più presto ed in modo efficace  duraturo, con l’obbiettivo di ridurre ulteriormente il numero di vittime per incidenti stradali delle categorie vulnerabili, compreso chi va in moto“, come dichiarato dal direttore esecutivo di lavori Antonio Avenoso.

Qualcosa, è da sottolineare, già si è mosso in questi anni; in paesi come Portogallo Lettonia, Belgio e Irlanda, il numero dei decessi  che colpisce i motociclisti è diminuito rispetto al decennio scorso, dimostrando come le misure già esistenti, sono efficaci, ma che ancora c’è molto da lavorare. Chi ne beneficia sono sopratutto i pedoni, categoria altrettanto vulnerabile, ma che in questi paesi, oltre che in Finlandia, Lituania, Slovacchia, Svezia, Norvegia ha visto calare il numero delle vittime.

ETSC (European Transport Safety Council) rilascia questo nuovo PIN (Performance INdex) per segnare il lancio del Decennio delle Nazioni Unite di azione per la sicurezza stradale. Molti utenti della strada vulnerabili hanno perso la vita in tutto il mondo e la situazione nell’Unione Europea non fa eccezione.

 

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