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Storie su due ruote: Emiliano e Matteo, la voglia di provarci… e riuscirci!

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Emiliano Malagoli e Matteo Baraldi. Due ragazzi a cui la vita e la strada hanno giocato un brutto scherzo. Ma la loro grande passione per le moto ha vinto su tutto.

Gli amici di BikersByte ci hanno segnalato la bella storia di due centauri, due ragazzi a cui la passione per le due ruote ha regalato una seconda vita. Una di quelle storie che possono essere un insegnamento per tutti oltre a fornire un valido supporto per tutti coloro si trovano nella medesima situazione. Noi di Sicurmoto vi riportiamo l’intervista affinchè tutti possiate meglio conoscere  la storia di Emiliano e Matteo, due centauri veri. Dal grave incidente alla gara di Endurance chiusa al 15° posto!

  • Emiliano e Matteo sono due centauri speciali: corrono entrambi con delle protesi, il primo alla gamba destra, il secondo al braccio destro.

La loro passione per le due ruote, la stessa che gli ha portato via gli arti a seguito di un incidente stradale, gli ha regalato una seconda vita, e a sentir loro, meglio di quella precedente.

 Ciao ragazzi, ci raccontate in breve il vostro incidente in moto?

Matteo: Il 6 settembre 1999 mentre tornavo a casa con la mia Cagiva Mito 125, a causa una buca sono scivolato finendo contro un guardrail rivolto come una lama verso la strada, che mi ha amputato sul colpo il braccio destro all’altezza del terzo superiore dell’omero, oltre a procurarmi gravi lesioni interne e numerose fratture.

Ero privo di sensi ma lucido di mente, pertanto ho realizzato subito cosa era successo: volevo vivere, mi sono messo a pregare. D’istinto ho preso la maglietta, l’ho avvitata alla spalla spingendola con forza per cercare di bloccare l’emorragia; nel frattempo è arrivato un contadino che ha chiamato i soccorsi.

Emiliano: Il 30 luglio dello scorso anno, uscito da lavoro, ho perso il controllo della mia Hypermotard e sono scivolato. Nella caduta la pedana mi si è conficcata dentro la gamba destra come un coltello, portandomi completamente via l’arto inferiore, dal ginocchio in giù. Sono volato per circa 20 metri e sono andato a sbattere con la gamba sinistra contro il palo di un cartello stradale, che ha messo a rischio amputazione anche quella. Ho chiamato i soccorsi da solo, mi hanno trovato dopo 30 minuti mentre ormai stavo perdendo i sensi. Arrivato in ospedale, sempre cosciente, mi sono addormentato e risvegliato 4 giorni dopo.

  • Cosa accade il giorno dopo risvegliandosi?

Matteo: C’è stato un breve attimo in sala operatoria dove ho preso coscienza e con un filo di voce ho chiesto se mi riattaccavano il braccio. Il chirurgo mi ha risposto “Ragazzo, ci vogliono otto ore e mezza di intervento per riattaccarti il braccio e prima dobbiamo stabilizzarti, hai diverse lesioni interne e fratture…rischi di non farcela…”. Allora ho scrollato la spalla e ho detto “Lascia stare…”. In quell’istante ho preso consapevolezza che avrei dovuto affrontare un duro cammino.

Emiliano: Ho riaperto gli occhi 4 giorni dopo l’incidente, ero in rianimazione. Avevo un medico davanti a me e la prima domanda che gli ho fatto è stata: “Dottore, posso tornare in moto?”. Lui, sorpreso ma felice, mi ha risposto: “Emiliano, stai tranquillo, passerai un periodo non facile, ma se vorrai, potrai risalire in sella grazie alle protesi”. Io ho sorriso e mi sono riaddormentato.

Dove avete trovato la forza di reagire?

Matteo: La forza di reagire è un insieme di sentimenti, emozioni, desideri. Anche la fede mi ha aiutato: ci credevo e desideravo vivere fino in fondo la mia vita. Un dono bellissimo che merita di essere vissuto intensamente ogni giorno come se dovesse essere l’ultimo. Lo dovevo anche a un caro amico d’infanzia, scomparso poco dopo il mio incidente.

Emiliano: La forza di reagire l’ho trovata principalmente dentro di me, perché se non sei tu che reagisci nessuno lo può fare al posto tuo. In seguito l’ho fatto per le mie due figlie, Serena di 15 anni e Deva, di 3. Dovevo aggredire il problema prima che il problema aggredisse me.

Come si torna a pensare di risalire in moto?

Matteo: Semplice! Con lo spirito del motociclista che quando cade si rialza e torna in sella. A soli 21 anni, con tutta la vita davanti e i sacrifici fatti per cercare di realizzare i propri sogni, mi son detto “Eh no maledetto guardrail, ti sarai preso il mio braccio destro ma la mia vita no. Quella non te la lascio.”

Emiliano: E’ stato il mio primo pensiero. E’ stata la mia prima domanda al dottore quando mi sono risvegliato. Perciò penso che abbia fatto tutto la passione.

E’ stato facile adattare le moto e le protesi alle vostre esigenze?

Matteo: Grazie a due miei amici meccanici, abbiamo spostato il gas e la pompa del freno anteriore sul lato sinistro della moto. Successivamente abbiamo fatto la modifica per azionare la frizione con il piede destro, mentre il freno posteriore è stato messo con comando a pollice sul semi manubrio sinistro.

La protesi invece ha un invaso in fibra di resina che si infila sul mio braccio vero, fissato su un corpetto che indosso. Il resto del braccio è in tubolare di alluminio, e il gomito è uno snodo movibile con battuta a chiusura di 90 gradi, con un richiamo in apertura tramite un elastico speciale di grosso diametro. Il polso è costituito da una grossa molla che permette i movimenti ritornando sempre in asse. Le dita della mano sono fisse e chiuse per tenere la manopola, mentre il pollice si apre e si chiude tramite una molla interna così da poter mettere e togliere la mano dal manubrio. In caso di caduta, con la torsione si sfila da sola. 

Emiliano: Io mi sono rivolto all’ortopedia Michelotti per la protesi, dando istruzioni su come dovevo piegare la gamba. Per l’attacco della protesi con lo stivale da pista ho chiesto al mio meccanico di trovare un modo per agganciare lo stivale alla pedana con la possibilità che questo, in caso di caduta, si potesse sganciare con facilità. Così abbiamo creato un perno che dalla pedana mi entra nella suola dello stivale, tenendomi agganciato; e spostato il freno posteriore sotto la manopola destra, da spingere col pollice.

Avete trovato difficoltà burocratiche / legislative per tornare a circolare su un due ruote? Che iter avete seguito?

Matteo: Nel 2002 ho iniziato un percorso lungo e difficile, perché non c’erano precedenti e dovevo fare da apripista. Tramite il mio motoclub, ho inoltrato richiesta di visita medico-sportiva per l’idoneità alla pratica agonistica motociclismo-velocità. Il primo responso del medico sportivo è stato negativo ma non mi sono perso d’animo. Contro questa decisione ho prima fatto ricorso alla Commissione Regionale d’Appello della Regione Lombardia, che ha espresso sempre parere negativo; successivamente ho fatto ricorso al T.A.R. presentando una relazione di idoneità agonistica redatta da un medico specialista dell’Istituto di Medicina dello Sport. Il T.A.R. ha accolto la mia richiesta e disposto una nuova visita medica, che ha portato al riconoscimento, senza riserva alcuna, della mia idoneità alla pratica agonistica. Nel 2005 ho anche conseguito la patente “A” speciale per la guida stradale.

Emiliano: Io non ho avuto difficolta. L’iter è stato quello di fare la visita alla Asl provinciale della Commissione per le patenti. Successivamente ridare l’esame di guida, con la moto adattata in base alle mie esigenze.

 

Perché la scelta di partecipare all’Endurance, una gara molto lunga e piena di insidie?

Matteo: La partecipazione all’Endurance è stata un’idea di Emiliano. E’ stata un’occasione per competere uniti, dove il ruolo di ognuno era importante per il risultato di tutta la squadra. E’ stata un’occasione per dimostrare che si può continuare a fare ciò che piace anche dopo un grave incidente. Semplicemente “nuovamente abili!”.

Emiliano: L’idea è nata così, per scherzo. Ero al Mugello i primi di ottobre e Matteo, conosciuto un mese prima, è venuto a trovarmi. Dei ragazzi parlavano di questa Endurance che ci sarebbe stata i primi di novembre: ho subito guardato Matteo e gli ho detto: “Si va??”. Da lì, in poco meno di tre settimane, abbiamo organizzato tutto e ci siamo presentati agguerriti come non mai.

Cosa vorreste dire a chi sta affrontando le vostre stesse difficoltà e alle loro famiglie?

Matteo: Si può fare! È dura, bisogna stringere i denti e combattere, ma in un modo costruttivo. Rabbia, dolore, sofferenza devono essere sfruttate come benzina per il nostro motore. Desiderare ardentemente con il cuore i propri obiettivi e crederci… in una semplice parola “vivere”!

Emiliano: Io posso solo dire che dentro di noi abbiamo forze e risorse che ignoriamo, che in queste situazioni vengono fuori. Credere in se stessi senza compromessi è l’unico modo per raggiungere i propri obiettivi. Alle famiglie voglio consigliare di non abbattersi e di non compatire il soggetto, di non farlo sentire diverso da prima ma anzi di spronarlo, minimizzando il problema. Se reagisce la mente, il corpo gli va dietro!

Progetti per la stagione 2013?

Matteo: Con Emiliano stiamo lavorando a due progetti. Il primo è quello di organizzare un team di ragazzi “nuovamente abili” come mi piace chiamarci, ossia un team di ragazzi appassionati che come noi hanno protesi, per partecipare a un trofeo con classifica dedicata…pare che l’idea piaccia, ad oggi siamo già un po’!

Il secondo progetto riguarda l’organizzazione di corsi di guida in pista dedicati sempre a persone che hanno menomazioni e che vogliono riavvicinarsi alla loro passione in un contesto sicuro. Con Emiliano abbiamo acquisito una buona esperienza sul campo, abbiamo una gran voglia di trasmetterla!

Emiliano: Oltre a questo, stiamo creando un’Associazione Sportiva rivolta agli invalidi che vogliono provare ad andare/ritornare sul due ruote. Quindi: moto, allestimento, assistenza meccanica, corsi pratici e teorici per affrontare insieme le difficoltà di adattare la propria guida alla propria disabilità. Progetti che saranno certezze.

Bravi ragazzi!! In bocca al lupo!

 

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