Motori, Supersport: Antonelli, una vita spezzata troppo presto

Andrea Antonelli , dopo il brutto ’incidente avvenuto al secondo giro sul tracciato di Mosca, non ce l’ha fatta. Sicurezza trascurata o episodio sfortunato? Ma il motociclismo è anche questo…!

Ore 14.08. Mosca. Classe Supersport. Secondo giro. La caduta. L’impatto. Il corpo che rotola sull’asfalto. Il nuvolone d’acqua alzato dalle moto che appena permette la visuale dell’incidente. Un brivido. La memoria che corre a quel 23 ottobre 2011, a Marco Simoncelli. Il medesimo, triste epilogo. Ed è così che Andrea Antonelli se ne è andato, portato via da un tragico e crudele destino che lo ha rubato a quello sport che amava, a quella passione che era diventata il suo mestiere.

  •  Angeli del motociclismo

Una beffa- dice il padre di Andrea– perché proprio in quel giorno partiva quarto in griglia, si sentiva di poter fare bene“. Come lui il Sic, che prima della gara malese aveva dichiarato:”Magari a Sepang potrò salire sul podio, sul gradino centrale”. Aspettative, speranze, sogni infranti per questi due ragazzi che sono volati lassù nel cielo, che sono diventati gli angeli custodi del motociclismo, la cui vita è stata strappata troppo presto, troppo ingiustamente. Le moto sono purtroppo uno sport tanto emozionante quanto pericoloso, e questo i piloti lo sanno perché viaggiano a 300 all’ora al confine tra vita e morte, tra rischio e passione.

  • I piloti, spesso non ascoltati

La voce dei piloti, in campo sicurezza per le condizioni della pista, non è però sempre ascoltata. Lo stesso Marco Melandri a due giri dalla fine di Gara 1 SBK aveva alzato un braccio per indicare che il circuito non era più praticabile, che le condizioni della pista non erano più idonee alla corsa. ”La gara della Supersport non doveva partire – insiste Melandri –“ Io ho cominciato ad alzare la mano e a chiedere la sospensione della gara di Sbk a due giri dalla fine per segnalare che c’era troppa pioggia: percorrevamo il rettilineo a metà gas.”

Urge Safety commission, perchè in SBK non esiste?

E prosegue “chiedo l’attuazione di una safety commission che si riunisca in ogni gara.Purtroppo però non si sono mai fatti passi in avanti in questo senso e anzi io che continuo a battere su questo tasto vengo definito il classico rompiscatole. Spero che ora questa orrenda tragedia faccia aprire gli occhi a tutti, i piloti devono essere maggiormente tutelati…Ma non venne ascoltato. E così partì la gara della Supersport, sotto il diluvio universale. Su un asfalto fradicio che non può essere drenato. Nel circuito di Mosca non è infatti stato progettato un impianto drenante perché d’inverno, con le temperature che scendono vertiginosamente, rischierebbe di ghiacciarsi e quindi di spaccarsi. Gli organizzatori del Gran Premio hanno asserito che altre gare si sono corse in condizioni peggiori e da un filmato amatoriale prodotto dalla tribuna di fronte al luogo dell’incidente si vedrebbe che la famigerata nube d’acqua che avrebbe nascosto la visuale al pilota italiano in realtà non era così fitta e imperscrutabile. I piloti che sopraggiungevano erano però molto vicini al malcapitato Antonelli e così purtroppo Lorenzo Zanetti non è riuscito ad evitare di colpirlo.

  • Giusto correre?

La FIM Dorna e YMS hanno deciso di annullare le gare previste per la giornata. “ Si doveva correre oppure no?”. Questa domanda non avrà mai una risposta e purtroppo per quanto si metta sotto accusa l’organizzazione della sicurezza nei circuiti, il pericolo è insito in questo sport, la morte è vicina compagna dei piloti che rischiano la loro vita ogni volta che si abbassano la visiera e sfrecciano sui circuiti più belli del mondo. Nel DNA di questo sport però vi è iscritta la vita: i sorrisi, le emozioni, l’adrenalina e le passioni di tutti quei piloti che amano il loro mestiere. E così questo sport ha dato vita ad Andrea, proprio come lui ha dato la vita per questo sport!

(a cura di Elena Crepaldi)

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