Modificare la centralina della moto: a cosa si va incontro?

Modificare il lavoro della centralina originale di una moto è illegale e spesso si rivela poco  conveniente ai fini di un effettivo incremento di prestazioni.

 

Modificare la mappatura della centralina su una moto,  o rimapparla con l’aiuto di moduli aggiuntivi , è una pratica abbastanza diffusa tra i motociclisti, ma non è sicuramente la più gettonata.

  • Interventi mirati

Il motore di una motocicletta, escluse quelle a due tempi, nei restanti casi è al 99,9% aspirato. Ciò comporta minimi migliorie  ai valori di potenza e coppia;  non è come intervenire, ad esempio, sulla pressione di sovralimentazione del turbocompressore, così come avviene facilmente con le auto.

Per ottenere potenza dai motori naturalmente aspirati servono interventi meccanici profondi. Si può aumentare la cilindrata, modificando le misure caratteristiche di alesaggio e corsa, oppure aumentare il numero dei giri, cambiando i profili delle cammes, o si può lavorare su scorrevolezze ed attriti interni. Ad ogni modo, tutte cose che riguardano la meccanica e che, per essere realizzate, richiedono grande competenza e, soprattutto, tanti soldi.

Non a caso, gli interventi più gettonati dai centauri sono altri. Primo su tutti,  la sostituzione del terminale di scarico, a volte per motivi di leggerezza, spesso per l’aumento di prestazioni, ma sempre per avere un sound più forte e aggressivo rispetto all’impianto di serie. Solitamente, la rimappatura della centralina, o l’installazione di un modulo aggiuntivo che bypassi la gestione motore originale (con aggiunta di Eprom e senza sovrascrivere una nuova mappatura su quella creata dal costruttore), viene effettuata contestualmente alla sostituzione completa dell’impianto di scarico e del filtro dell’aria.

  • Il “Chip tuning”

Cos’è il chip tuning? Il chip tuning  è una pratica abbastanza diffusa tra quei motociclisti che amano la pista, un luogo dove l’omologazione del mezzo non è sempre necessaria, al contrario delle prestazioni. Addirittura, alcuni costruttori vendono le proprie moto con un secondo impianto di scarico e una diversa mappatura della centralina motore, per l’uso esclusivo in pista. In questo modo si possono ottenere incrementi di coppia e potenza nell’ordine del 5%, al massimo del 10%, senza pregiudicare l’affidabilità complessiva del mezzo.

  • Occhio all’omologazione!

Ma oltre agli aspetti meccanici bisogna considerare quelli legislativi. Un motore più potente dovrebbe pagare più tasse, consuma e quindi inquina di più (anche se molti specialisti promettono consumi minori insieme alla maggiore potenza, state certi che non si tratta di dati omologati), ma soprattutto non è più conforme all’omologazione originale della moto. Così si può andare incontro a problemi di ogni tipo: dal sequestro della moto fino alla rivalsa assicurativa in caso di sinistro. In altri Paesi europei, come la Germania, parti speciali e componenti diversi dall’originale possono essere omologati da enti indipendenti come il TUV, ma in Italia su questo fronte siamo solo all’inizio. Solo i freni, sino adesso, sono stati sdoganati.

 

 

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