Omicidio stradale: facciamo il punto

In Italia è abitudine emanare leggi di circostanza invece di investire maggiormente sulla sicurezza.

Invece di operare con atti di prevenzione o investire maggiormente nella manutenzione delle sempre più disastrata rete stradale, si preferisce far ricadere sui contribuenti il peso di migliaia di vittime che potevano essere evitate.

  • Il bilancio della World Health Organization

L’Italia ha deciso di partecipare insieme ai principali paesi europei alla stesura di un bilancio sulla sicurezza stradale, chiamato “global status report on road safety” ideato dalla World Health Organization (WHO) e si è impegnata a strutturare una apposita normativa che ha come obiettivo la diminuzione del numero delle vittime della strada entro il 2020 ( Sicurauto.it è tra i protagonisti del programma europeo sulla sicurezza stradale)

  • I Paesi virtuosi

Allo stato attuale soltanto 4 paesi nel mondo presentano una normativa che ha ridotto efficacemente il numero delle vittime tra il 2009 e il 2013, lavorando sui principali fattori di rischio: velocità elevata, abuso di alcool e droga, condizioni del manto stradale (dati WHO,2013).

Questi sono Estonia, Finlandia, Francia, Portogallo. L’ente di indagine li ha premiati con una valutazione di 8/10 aggiungendo che questo è il livello di sicurezza soddisfacente e dovrebbe rappresentare un target per tutti.

  • In Italia calano le vittime, ma i numeri restano elevati

Il Bel Paese ha ottenuto 7/10 raggiungendo nel 2010 l’obiettivo prefissato (target intermedio) di riduzione del numero delle vittime, anche se questo purtroppo rimane elevato se rapportato al numero di abitanti. I decessi sono stati 4239 nel 2009.

Giusto per fare un raffronto : Francia 3992, Olanda 640, Portogallo 741, Romania 2377, Germania 3648, Spagna 2478, Australia 1363.

I nostri limiti, sempre secondo l’ente di ricerca, consistono anche nella parziale copertura degli investimenti relativi alla “strategia nazionale sulla sicurezza stradale” così come nella scarsa tutela degli “utenti deboli” (motociclisti e pedoni costituiscono il 46% dei decessi ).

Gli Italiani abbondano nei comportamenti scorretti e pericolosi soprattutto nei contesti urbani dove si riscontra il maggior numero di vittime della categoria sopracitata.

  •  La prevenzione è prevista dal Codice della Strada

Anzitutto i proventi delle multe dovrebbero essere investiti nella attività di prevenzione sul territorio, avvalendosi della collaborazione delle forze dell’ordine e della scuola pubblica (art.208 c.d.s.).

Purtroppo la norma prevede anche la possibilità per gli enti locali di prendersi una grossa fetta dei proventi senza escludere la massima discrezionalità nella gestione dei medesimi, portando così alla dispersione di buona parte del patrimonio in autovelox, attrezzature per la polizia municipale e altre voci di spesa spesso poco chiare.

Non abbiamo quindi una parte dei proventi realmente “congelata “ a fini educativi e didattici mentre le strade rimangono in condizioni pietose contornate qua e la da guard rail “ghigliottina”.

  • Le pene esistono, eppure…

L’ omicidio colposo (art. 589 c.p.) prevede una pena base che va da 6 mesi a 5 anni di reclusione; questa cornice varia se il reato è stato commesso violando le norme sulla circolazione stradale: da 2 a 7 anni di reclusione che si modificano a loro volta in un minimo di 3 anni e in un massimo di 10 se il colpevole ha agito sotto l’effetto di alcool o sostanze stupefacenti.

In quest’ultimo caso le eventuali circostanze attenuanti non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto alle aggravanti (art.590 bis c.p.). Parlando di aggravanti, il responsabile di un omicidio colposo riceve un rimprovero maggiore qualora agisca nonostante la previsione dell’evento dannoso (art.61 n. 3 c.p.).

  •  Si parla ancora di mano leggera nei confronti degli assassini stradali

Il legislatore, un po’ per incapacità di filtrare il senso comune e un po’ per necessità di consensi, ritiene che il sistematico inasprimento delle pene sia la soluzione definitiva per la sicurezza stradale, ma la magistratura e grossa parte della dottrina giuridica non sono dello stesso avviso.

I magistrati sono quotidianamente sommersi da un numero notevole di casi in cui la madornale imprudenza è figlia di una scarsa educazione stradale, di una totale dispercezione del pericolo, ma non certo di una attitudine alla delinquenza e una pericolosità tale da giustificare un lungo periodo di reclusione nelle strutture carcerarie. Per questo accade che l’ organo giudicante preveda raramente la reclusione in carcere, preferendo invece la detenzione domiciliare.

  • Prevenzione prima di tutto

Entrambe le posizioni ideologiche cozzano con un elemento di fondo: qualsiasi sia la pena da applicare è necessario evitare gli incidenti; prevenirli sia con l’educazione che con le sanzioni del codice della strada e che queste siano realmente efficaci oltre che severe.

Per far sì che certi comportamenti siano riconosciuti da tutti come altamente pericolosi è necessario investire maggiormente in piani di educazione stradale a tutti i livelli (scuola pubblica, autoscuole ecc).

 

  • Il futuro? Soluzioni facili

L’attuale governo Renzi sembrerebbe optare per il pugno duro impostando una fattispecie di omicidio stradale che preveda un minimo di pena consistente in 5 anni o più di reclusione, con il probabile intento di non permettere al giudice di optare per la detenzione domiciliare o per il patteggiamento.

Un simile intervento non risolverà mai il problema, come non lo risolverà la revoca definitiva della patente in caso di omicidio. Sarebbe opportuno un simile provvedimento una volta accertato il comportamento ad alto rischio, senza richiedere che questo sia accompagnato da un evento tragico.

(di Marcello Pieri)

 

 

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