Sicurezza in moto, l’OMS promuove l’Italia

Il nostro Paese risulta avere una normativa completa per la prevenzione degli incidenti. Bene anche l’applicazione. Peccato per le infrastrutture…

Italia che avanza nel campo della sicurezza su due ruote, e lo fa bene. Almeno stando a quanto riportato da un rapporto dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), anche se, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 19 ed i 29 anni, la moto resta la prima causa di decesso, nonostante l’efficace applicazione della norma sull’obbligo del casco.

  • Buone notizie dall’Italia

Nel mondo quasi 1,25 milioni di persone perdono la vita ogni anno per gli incidenti stradali. La prima causa di decesso tra i soggetti nella fascia compresa tra i 15 ed i 29 anni. Di questi la maggior parte sono motociclisti. Molti i fattori che influenzano questi dati, uno su tutti il luogo in cui si vive. Rete stradale inadatta e norme che a volte non vengono applicate in maniera rigorosa. I motociclisti sono particolarmente vulnerabili, essi costituiscono il 23% di tutti i decessi stradali. In molte regioni del mondo, anche in quelle avanzate, questo problema è in aumento. Nelle Americhe, per esempio, la percentuale di decessi di biker è passata dal 15% al 20% tra il 2010 e il 2013. Tra i Paesi presi in esame, l’Italia mostra un trend positivo nella riduzione degli incidenti soprattutto per gli utenti delle due ruote.

  • Guard rail e casco

Il tasso di mortalità è in calo, vuoi per la norma sul casco vuoi per una più efficace azione deterrente della Forze dell’Ordine. Ma ancora c’è da lavorare, in special modo sul fornte delle infrastrutture sava motociclisti. Uno dei maggiori problemi è la sicurezza passiva della rete stradale, in molti casi ancora obsoleta per quel che riguarda le barriere salva motociclisti. Ultimamente però, anche su questo fronte le cose sembrano volgere al meglio: molti infatti i tratti di rete che stanno adottando barriere ad hoc per l’incolumità dei centauri (tipoologia di barriere denominate SM, Salva Motociclisti appunto), anche perchè esiste l’obbligo da parte della Pubblica Amministrazione di installare le sudette barriere.

In ogni caso, il nostro Paese è tra quelli che mostra , almeno da un punto di vista delle normative, la maggiore tutela verso gli utenti. Spesso però questo non basta, specie in quei casi in cui si viaggia su tratti stradali mal tenuti, con evidenti lentezze della P.A. nell’ripristinarne le condizioni ottimali. Altro fattore, ma in questo caso le colpe sono da imputare agli utenti, è l’utilizzo in moto di un casco non a norma o di qualità non eccelsa, esponendosi a inevitabili rischi in caso di incidente.

 

 

 

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