TEST Sicurmoto: Yamaha Tricity 125, concetto migliorato

La casa dei tre diapason punta sul concetto “terza ruota” per gli spostamenti urbani. E lo fa con un mezzo dall’approccio facile per rivoluzionare il concetto di mobilità

La prima volta che mi è stato presentato il Tricity ho pensato proprio a questo, le due ruote all’anteriore sono un’invenzione che migliora la vita dell’utente, ma ad oggi non possiamo considerarle più una novità pertanto le case produttrici possono solo lavorare sugli spazi vuoti lasciati dall’iniziatore di segmento, ovvero l’MP3 Piaggio.

Durante la mia visita nel bellissimo showroom della concessionaria MOTORGAME Pisa ho avuto modo di fare una chiacchierata tra appassionati insieme al titolare Luca Braccini e al suo team ( Fabio Favoloro ai ricambi e Federico Simonini responsabile tecnico); mi è stato spiegato come la casa di Iwata sia intenzionata a diffondere in modo capillare questo nuovo prodotto; è stato pensato per un pubblico non necessariamente esperto e proveniente dallo scooter “tradizionale” dunque attento ai costi e abituato alla facilità d’uso.

  • ANALISI STATICA: bellezza fa rima con praticità

I designer sanno bene quanto un anteriore di questo tipo porti pesantezza e in questo caso è stato svolto un lavoro egregio al fine di integrarlo con armonia nel resto delloscooter, non ci si accorge delle due ruote davanti quando lo si guarda di profilo perchè le linee fluide e rotonde danno leggerezza e dinamismo conferendo la sensazione di osservare un “tutt’uno”. La qualità delle plastiche e delle verniciature è elevatissima e ben sopra la media di categoria così come lo sono i comandi e la componentistica firmata Nissin per l’impianto frenante e Kayaba per le forcelle; ho notato con piacere la pedana piatta e larga e la sella molto comoda composta di due materiali diversi a seconda della porzione dedicata al pilota e al passeggero. Completa il quadro la strumentazione chiara e ben illuminata, fari efficaci e un sottosella che ospita un casco integrale racing.

  • ANALISI DINAMICA: facilità, sicurezza e tanto feeling

In fase di progettazione si è lavorato sodo sull’obiettivo principale: creare un mezzo “per tutti e per tutte” e il risultato è evidente; il primo approccio in sella lascia a bocca aperta, non si ha la sensazione di avere due ruote davanti, si ritrovano le stesse sensazioni che si hanno guidando lo scooter tradizionale in termini di naturalezza nella discesa in piega e di agilità nelle svolte strette. Il Tricity è leggerissimo ed esegue fedelmente i comandi impartiti e le traiettorie imposte senza mai dare la percezione che “la davanti” agiscano giochi meccanici complessi che potrebbero fare da filtro nella interazione mezzo­pilota. La triangolazione pressochè perfetta (chi scrive è alto 1.78 m) i bei cerchi in lega e la ripartizione dei pesi 50:50 garantiscono risposte egregie ma la vera protagonista è l’innovativa struttura all’avantreno; il brevetto LMW (leaning multi wheel) prevede una struttura a parallelogrammo al quale vengono collegate 4 forcelle telescopiche ( ciascuna coppia agisce in modo indipendente ) con le due anteriori chiamate ad ammortizzare mentre le posteriori fungono da guida (cantilever tipo “tandem”).

Contesto urbano: Nella giungla urbana questo 125 fa cose impensabili; è possibile piegare da subito a ruote fredde su qualsiasi tipo di superficie, dai sampietrini ai tombini bagnati senza ricevere alcuna risposta preoccupante da parte della ciclistica. Ho avuto la piacevolissima sensazione di guidare una sorta di inarrestabile 4×4 che mi garantisse il piacere della piega (pesa solo 152 kg in marcia); è possibile fluttuare su ogni genere di sconnessione con angoli di inclinazione sportivi per poi frenare decisi su una serie di buche riuscendo a mantenere la linea. Ovviamente le risposte su asfalto disastrato sono più secche rispetto ad un “monoruota” ma questo va attribuito alla struttura intrinsecamente più rigida che caratterizza il mezzo in esame e in questo caso la capacità ammortizzante è di tutto rispetto.

Contesto extraurbano: Nei percorsi misti collinari e strade aperte ho apprezzato le doti quasi “motociclistiche” di questo prodotto; la porzione di sella per il pilota favorisce (se ricercata) una postura aggressiva e permette di sentire benissimo il lavoro di posteriore mentre le braccia appoggiano naturalmente su un manubrio in posizione ravvicinata. Il limite dinamico non è rintracciabile in strada; l’anteriore, grazie alle due ruote molto ravvicinate, è sentito più come un unico grande punto di appoggio conferendo una stabilità da riferimento e un pizzico di feeling in più quando si entra in curva veloci o con i freni ancora tirati; non si hanno certo le risposte di una moto ma gli esperti possono muoversi con disinvoltura e i neofiti sono rassicurati anche grazie alla frenata integrale ubs che governa l’infaticabile terna di dischi. Il motore due valvole pronto e mai brusco garantisce consumi irrisori; non risultano vibrazioni di sorta tanto che il parabrezza estremamente protettivo e il bauletto da 39l invogliano alle gite fuoriporta.

  • CONCLUSIONI

Il Tricity 125 costa 3.690 € f.c, un prezzo in linea con la concorrenza di pari cilindrata che però non offre le due ruote davanti. Per queste ragioni il nuovo scooter Yamaha può svolgere il classico ruolo del “mezzo di famiglia” ed è un passo avanti verso il futuro come tutte quelle invenzioni che semplificano la vita e non pesano sul portafogli.

(di Marcello Pieri)

Si ringrazia la concessionaria  MOTORGAME di Pisa
Photocredits| Alessio Bernardini

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