Honda – Hitachi: una bolletta da 4 milioni di euro

Se la moto elettrica fatica ad affermarsi, è anche perchè le quattro sorelle (Honda, Yamaha, Kawasaki e Suzuki) ancora non hanno sfoderato le armi

La ragione principale è l’impreparazione strutturale dei paesi in via di sviluppo, come Brasile, India o Cina, nei quali le case giapponesi vendono milioni di veicoli all’anno. In questo sud del mondo la rete delle infrastrutture non è ancora abbastanza moderna da avviare un progetto ambizioso come la rivoluzione elettrica. Qualcosa però si muove ed è una montagna di soldi che Honda ed Hitachi spenderanno in giro per il mondo alla scoperta della moto del futuro

  • Honda sempre all’avanguardia

La Honda è una delle case motociclistiche più proiettate in avanti, con centri di ricerca potentissimi ed all’avanguardia. E’ così che si domina sia il settore racing che quello della produzione di serie ma, come tutte le altre case giapponesi, ha sempre snobbato la ricerca sulla trazione elettrica.  I motivi sono anzitutto commerciali: una casa come la Honda non si muove per un settore da poche centinaia di pezzi all’anno, ma lascia aprire la strada ai produttori locali per poi entrare in campo se i numeri dovessero giustificare gli investimenti. Del resto la politica delle grandi case deve necessariamente essere globale ed il mercato globale non è ancora pronto per la prossima generazione di moto, vista il pochissimo interesse per l’elettrico da parte di interi continenti, come l’asia o il sud america, che assorbono milioni di veicoli tradizionali all’anno. Lì, al contrario, si investe in motori che consumano poco, che è un altro settore in cui la Honda domina incontrastata.

  • Quando i duri iniziano a giocare

Il momento di muoversi, però, deve essere arrivato, perchè  ad un’oretta e mezza da Tokio sorgerà il quartier generale della nuova Joint Venture tra Honda ed Hitachi, nome noto per l’elettronica di consumo ma, come molte altre società giapponesi, importante in molti settori, dai treni ad alta velocità alle centrali nucleari.
Fino a quando l’accordo non sarà formalizzato, la società non avrà un nome ufficiale, ma si sa già che altri impianti saranno disclocati in Cina, dove si producono quasi tutte le batterie del mondo e negli Stati Uniti, dove presumibilmente verrà sviluppata la parte hardware e software. La New Company  non partirà da zero: Honda ha passato gli ultimi 10 anni  ad analizzare le startup nel settore della mobilità elettrica, come la Mission Motors (in foto la Mission R del 2013) che collaborò con la Mugen (factory strettamente legata alla Honda e specializzata in mezzi da competizione) alla preparazione della serie Shinden, che nelle sue evoluzioni ha dominato il Turist Troph Zero dal 2014 all’ultima edizione. In apertura infatti abbiamo la foto della Shinden Yon del 2016.

  • E se fosse tardi?

Ancora non si sa se la Joint Venture diventerà un player autonomo nel settore motociclistico, funzionerà da incubatore tecnologico o da fornitore di componentistica ad alta tecnologia, magari anche per altre case motociclistiche. Di sicuro ci vorranno almeno un paio d’anni prima di vedere qualche risultato. Non sarà troppo tardi, per un mercato che potrebbe essere stato già indirizzato da qualcun altro? BMW è avanti di almeno un decennio sullo sviluppo della mobilità elettrica ed è già sul mercato con prodotti maturi e concreti, sia a due che a quattro ruote (qui la nostra recensione dello scooter C-Evo). La Honda riuscirà di nuovo a capovolgere gli equilibri come fece negli anni ’70? Basterà aspettare per saperlo… e seguirci, ovviamente!

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