Brake Free, lo stop intelligente (o no?)

La ricerca sul casco è sempre attiva, con una pioggia di nuove idee per rinnovare e migliorare questo oggetto che oltre a salvarci la vita, è ormai destinato anche ad altri mille usi

Dalla Silicon Valley arriva Brake Free, un sistema per trasformare il casco da oggetto per la sicurezza passiva a dispositivo per la sicurezza attiva, con poca spesa e qualche astuzia

  • Addio vecchio casco

Il casco ormai è nel mirino, i suoi giorni come semplice scudo per la testa sono contati. Quasi ogni giorno arrivano sul web idee per rinnovarlo, aggiornarlo o magari stravolgerlo. I ragazzi della Brake Free di San Jose, in California, hanno immaginato una luce aggiuntiva da applicare al casco per migliorare la visibilità e la Rete li ha adottati, se ad oggi hanno raccolto 110.00$ invece dei 50.000 necessari ad avviare il progetto.

  • Vedo la luce

In due parole il Brake Free è una bella ma ingombrante luce supplementare, che si aggancia alla parte posteriore del casco e grazie ad un sistema di accelerometri interni, capisce da solo la dinamica di guida ed accende prima una debole luce in caso di decelerazione e poi una seconda luce, più potente, in caso di frenata. Per un motociclista, specialmente se impegnato in una feroce bagarre, è utile sapere se chi lo precede sta chiudendo il gas o si è aggrappato ai freni.

  • Però…

Al di la dell’utilità del sistema, però, non possiamo dimenticare un paio di fattori: anzitutto le luci sul veicolo sono regolamentate dal Codice, in Italia come in California, ed andrebbe visto se un casco con segnalazioni luminose potrebbe circolare. In secondo luogo un casco viene omologato dopo aver passato dei crash test, che vengono eseguiti senza nessuna insegna luminosa attaccata alla nuca, che tra l’altro in caso di scivolata potrebbe interferire con la sagoma liscia e rotonda del casco e creare un aggancio con l’asfalto.

  • In conclusione

Ben venga la ricerca applicata alla sicurezza attiva dei motociclisti, ma non tutte le idee sono buone alla stessa maniera e lasciare un argomento così specifico come il motociclismo in mano a programmatori di app o inventori semidilettanti, secondo noi di Sicurmoto non è la strada giusta da seguire per l’evoluzione della sicurezza su due ruote.

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