Dakar 2018 day 7 – Alla tappa Marathon non basta essere veloci

Barreda canta un assolo nonostante una brutta caduta, ma forse non basta

Sempre più calda la polemica tra le Toyota 4×4 e le Peugeot a trazione posteriore

Dopo essersi riposati per una giornata a La Paz, i piloti riprendono a lottare per aggiudicarsi, tappa dopo tappa, l’agognata vittoria in questa Dakar 2018. La tappa di oggi è “Marathon“, cioè non consente a uomini e mezzi di usufruire del parco chiuso che normalmente si trova una volta giunti al bivacco. Piloti ed equipaggi dunque erano soli con i loro strumenti ed hanno dovuto far fronte autonomamente ad eventuali guasti dei propri mezzi. Anche oggi il terreno è stato prevalentemente terroso e speriamo che nessun pilota abbia sofferto di vertigini: l’altitudine infatti si è mantenuta costante al di sopra dei 3700 m sul livello del mare per tutti i 727 chilometri (302 di trasferimento e 425 di speciale) che da La Paz portano sino a Uyuni. Oltretutto la prova di oggi è stata resa ancora più difficile dalla pioggia, che ha accompagnato i concorrenti soprattutto all’avvio e che ha trasformato gli sterrati in enormi distese di fango, come ci mostra il video ufficiale di tappa.

  • Al-Attiyah impugna la scimitarra, ma a parole

Continua le sue provocazioni il “principe del deserto” Nasser Al-Attiyah che oggi ha dichiarato “Se guidassi un buggy, direi addio a tutti”, facendo un “velato” riferimento agli avversari Peugeot ed alla querelle sul regolamento, che secondo alcuni favorirebbe i mezzi a due ruote motrici. Oggi il pilota Toyota ha rincarato la dose: “I primi giorni non sono stati facili, perché sappiamo il vantaggio che hanno i buggy rispetto alle 4×4, avendo a disposizione il sistema di gonfiaggio e sgonfiaggio degli pneumatici” e aggiungendo in seguito: “E’ complicato battere le Peugeot in quota, perché pesano poco ed hanno molta potenza. Ma due sono già fuori e ne rimangono solo altre due. Con ancora otto giorni di gara, non si sa mai“.

  • Toyota all’attacco

Il principe ha comunque promesso di attaccare al massimo nei prossimi giorni per cercare di ridurre il distacco di un’ora e 24 minuti che paga attualmente. Quando poi gli è stato chiesto se metterà pressione alla Toyota per avere un buggy il prossimo anno, Al-Attiyah ha concluso: “No, non penso che abbia senso, perché nel 2019 le regole cambieranno di nuovo. Ma abbiamo bisogno di avere delle regole eque tra le 4×4 e le due ruote motrici. Se guidassi una due ruote motrici, direi addio a tutti. Non è giusto”.
Ma passiamo ad analizzare la gara di oggi.

  • Auto: Sainz ci ha preso gusto

“El matador” centra la seconda vittoria di tappa consecutiva e diventa così il nuovo leader della classifica generale. Lo spagnolo è stato artefice di un’altra gara pressocché perfetta, priva di sbavature ed errori. Errori che invece ha commesso l’ormai ex leader, Stéphane Peterhansel. Partito con quasi 30′ di vantaggio nella generale nei confronti di Sainz, Mr. Dakar ha commesso uno sbaglio al chilometro 186 distruggendo una sospensione sulla sua Peugeot. La rottura è stata considerevole, infatti il 13 volte vincitore della Dakar non è riuscito a ripararla e ha dovuto aspettare Cyril Despres. Il francese è però arrivato con più ritardo del previsto a causa di alcuni problemi alla sua frizione, facendo accumulare a Peterhansel quasi due ore di ritardo su Sainz. A questo punto Peugeot potrebbe pensare di puntare tutto proprio sullo spagnolo, mettendo a sua disposizione sia Despres che Peterhansel per cercare di portare a casa un altro successo alla Dakar, prima del già annunciato ritiro dalla categoria. Ecco qui la classifica generale alla fine della 7a tappa.

Per quanto riguarda oggi, invece, il team Toyota Gazoo Racing occupa gli altri due gradini del podio sotto Sainz, piazzando al secondo posto Giniel De Villiers a +12′ 05” e al terzo Nasser Al-Attiyah a +14′ 19”. Da segnalare che, con il guaio che ha rallentato Peterhansel, i due piloti ufficiali Toyota hanno guadagnato a loro volta una posizione, entrando entrambi in zona podio.

  • Moto: Terza vittoria di Barreda

Lo spagnolo dell’Honda Energy è ripartito alla grandissima dopo la giornata di riposo portandosi a casa di forza la settima tappa, attaccando sin da subito e conducendo sia dall’inizio i giochi, per poi chiudere con un tempo di 5h 11′ 10”. Alle sue spalle si è piazzato Adrien van Beveren, che in questo modo ha rimesso la sua Yamaha in vetta alla generale. Il francese si è reso protagonista di una rimonta con cui riesce a ridurre i danni, chiudendo a soli +2′ 51″. L’ormai ex leader Kevin Benavides si piazza al terzo posto con un po’ di distacco in più, a +8′ 02″. In quarta posizione, a +8′ 43” si posiziona l’australiano Toby Price (Red Bull KTM) mentre il quinto posto è del cileno Pablo Quintanilla (Rockstar Energy Husqvarna) a 8′ 53”. Solo sesta posizione per Matthias Walkner (Red Bull KTM) che termina a +9′ 16”. Il miglior italiano continua a confermarsi Alessandro Botturi, che oggi chiude in 22^ posizione con un ritardo di 44′ 25”. Ecco com’è cambiata la classifica generale.

  • Guai per Barreda?

A gara finita, una piccola preoccupazione ci arriva da Barreda, che subito dopo essere arrivato al bivacco è andato a farsi controllare al centro medico a causa di un ginocchio molto dolorante. Una volta lì ha dichiarato: “Sono un po’ scocciato, avevamo fatto un buon lavoro, ma in un punto con pozze d’acqua piuttosto grandi sono caduto e la moto mi è franata addosso – racconta il concorrente sdraiato sulla barella del centro medico – In un primo momento non sono nemmeno riuscito a rialzarmi e ho avvertito malessere, la gamba non si muoveva”. I medici ancora non si sono sbilanciati con una diagnosi, ma lo spagnolo afferma: “Vedremo, la verità è che nella seconda parte sono stato piuttosto veloce e ho concluso con un buon tempo, ma appena arrivato al parco chiuso non riuscivo ad appoggiare la gamba ed è stato un momento molto duro. Se migliora e me la sentirò andrò avanti, altrimenti…“.


Di seguito vi riportiamo la classifica assoluta aggiornata. I tre piazzati di oggi sono gli stessi che occupano (in posizioni diverse) i tre gradini del podio, racchiusi tutti in meno di 5 minuti. È curioso notare che proprio nel giorno della terza vittoria di Barreda, la Honda ha perso la testa della corsa. Ma lo sappiamo: nella Dakar tutto è sempre in gioco!

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