Dakar 2018- 330 partiti, 173 al traguardo: Sainz e Walkner primi

La Dakar più dura dell’era sudamericana arriva al traguardo con la metà dei piloti iscritti a partire

Peugeot si ritira da campione, KTM infila la 17ma vittoria consecutiva, ma fino a qualche giorno fa non lo avrebbe detto nessuno

La tappa di oggi, l’ultima di questa quarantesima edizione del rally più famoso del mondo e la terza ad anello, si è corsa su terreno roccioso e a circa 1300 m di altitudine, con oltre 30 fiumi in secca da attraversare. Certamente questa Dakar 2018 non è stata semplice da portare a termine per i 330 temerari piloti che il 6 gennaio hanno intrapreso questa fantastica gara alla guida di auto, moto, quad, camion e SxS. Le 14 tappe di quest’anno hanno infatti richiesto un dazio non da poco: 157 ritiri totali, registrati nel corso delle varie giornate di gara. Quasi un pilota su due ha dovuto abbandonare la tappa o peggio, la competizione. Ma chi ce l’ha fatta può dirsi già vincitore: avendo superato indenne – o quasi – 8.276 spietati chilometri di fango, sabbia, rocce, terra e vegetazione.

Alla fine dei giochi, però, ad accaparrarsi la medaglia d’oro è solo un pilota per categoria. Andiamo a vedere chi sono stati i migliori della Dakar 2018:

  • Auto: El Matador aggiunge un’altra coppa alla bacheca

Peugeot Sport non poteva dare un addio migliore alla Dakar: Carlos Sainz ha infatti portato a casa la vittoria della 40esima edizione del rally raid (la sua seconda) portando al successo la sua 3008 DKR Maxi. Un successo costruito giorno dopo giorno, gestendo al meglio il vantaggio accumulato grazie ad una perfetta miscela di bravura, astuzia, esperienza e perché no, anche fortuna. L’ultimo, vero brivido lo spagnolo lo ha provato nella Tappa 12, quando ha dovuto affrontare gli ultimi chilometri in terza marcia con il cambio rotto. Ma anche la caparbietà del Matador lo ha condotto sino alla linea del traguardo. Per Peugeot, è un addio da protagonista, lasciando la competizione da vincitrice pur avendo perso per strada prima Cyril Despres – che ha continuato comunque a fare da supporto ai compagni di squadra – e Sébastien Loeb, a causa del brutto infortunio del suo copilota.

Il team ufficiale Toyota Gazoo Racing può ritenersi soddisfatto, avendo piazzato al secondo e terzo posto del podio le sue vetture, rispettivamente con Nasser Al-Attiyah e Giniel De Villiers. Il “principe del deserto” ha confermato il grande talento che ha sempre dimostrato di avere, peccato per le prime tappe dove ha perso minuti fondamentali che gli avrebbero consentito di giocarsela con Sainz fino in fondo. Il sudafricano invece è stato particolarmente altalenante nei risultati e, diciamolo pure, si è trovato sul podio più per demeriti e sfortune altrui. De Villiers ha siglato anche ottime tappe, ma sempre contrapposte a prestazioni quantomeno opache. Alla fine, grazie anche all’errore di Peterhansel nella penultima tappa, ha comunque chiuso terzo assoluto.

Tra i favoriti alla vittoria che hanno disatteso le aspettative c’è sicuramente Stéphane Peterhansel, che in effetti è partito alla grande ma due errori clamorosi lo hanno prima estromesso dalla lotta per la vittoria (alla Tappa 7), poi dal podio (proprio nella tappa di ieri). Mr. Dakar in carriera ha vinto 13 Dakar, tra moto ed auto, ma quest’anno non potrà arricchire la sua bacheca.

Per dovere di cronaca, la Tappa odierna è stata vinta dalla Toyota di Giniel De Villiers a 1h 26′ 29”. Secondo posto per Stephane Peterhansel a +40”. Terzo Nasser Al-Attiyah a +41”.

  • Moto: Successo tutto austriaco

Era dal 1994 che ci provavano. Una moto austriaca sul primo gradino del podio della Dakar con un pilota austriaco. Fin dagli albori, dal debutto della KTM alla Dakar, appunto nel 1994 e con quel Heinz Kinigadner che oggi vede trasformarsi in realtà il sogno di sempre, grazie all’impresa di Matthias Walkner. Oggi per lui infatti bastava rimanere lontano dai guai e gestire saggiamente il vantaggio per portare a casa la Dakar e così è stato, regalando anche la 17^ vittoria consecutiva alla KTM, capitalizzando al massimo gli errori di navigazione degli avversari, soprattutto nella decima tappa (l’unica che tra l’altro ha vinto). Oggi si è accontentato dell’ottava posizione, chiudendo a +5′ 38″ proprio dal rivale Kevin Benavides  sulla Honda Monster n° 47: per lui la magra consolazione di aver portato a casa un’altra tappa e comunque il secondo posto assoluto.

Toby Price, vincitore di due edizioni fa, chiude al terzo gradino della classifica generale con l’altra KTM. L’australiano è venuto fuori soprattutto nella seconda settimana di gara, oggi infatti chiude la tappa 2° a +54”.
Ultimo gradino del podio odierno per Antoine Meo, anche lui su KTM e pure lui (come Price) vincitore di due vittorie di tappa.

Bisogna scorrere la classifica fino al 12° posto invece per trovare Laia Sanz, alla quale va fatto comunque un applauso, non fosse altro che per essere l’unica donna ad aver concluso questa edizione della Dakar con la sua KTM.

Tanti gli illustri assenti in questa fase finale: basta pensare al vincitore della scorsa edizione Sam Sunderland (KTM), che ha dovuto alzare bandiera bianca alla quarta tappa dopo una brutta botta alla schiena. K.O. anche Adrien van Beveren, che nella decima tappa sembrava avere la gara in tasca, salvo poi cadere a 3 km dal traguardo con la sua Yamaha, procurandosi la frattura di una clavicola ed un pneumotorace. Stessa sorte per Joan Barreda, che solo un giorno più tardi ha dovuto arrendersi al suo ginocchio malconcio e dolorante.

Per quanto riguarda gli italiani, il migliore alla fine è stato Jacopo Cerutti, che chiude 20° in sella alla sua Husqvarna. Gara molto positiva anche per Maurizio Gerini, che al suo esordio si porta a casa il 22° posto. In 31° piazza poi troviamo Alessandro Ruoso, in 52° Fausto Vignola e infine Livio Metelli in 71°. Ritirati purtroppo invece Alessandro Botturi, Alberto Bertoldi e Gabriele Minelli.

Non possiamo dimenticare i vincitori delle altre categorie: Eduard Nikolaev si conferma campione per i camion, su Kamaz. La categoria Quad, molto seguita oltreoceano, è stata vinta da Ignacio Casale su Yamaha, come tutti i primi sette al traguardo. I side by side vanno a Reinald Varela su Can-Am, ma dobbiamo segnalare l’impresa dell’italiana Camelia Liparoti, che si piazza quinta all’età di 49 anni.

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