Si parla spesso di quanto sia fondamentale rendersi il più possibile “visibili” quando si viaggia in motocicletta. Se n’è parlato tanto che l’argomento passa tristemente per scontato e le relative note vengono ormai lette svogliatamente. A riguardo vi sono anche dei falsi miti e luoghi comuni come per esempio l’efficienza degli xeno di giorno. A renderci la vita ancor più difficile ci pensa persino la legge: punendo pesantemente chi mette anche solo una lucetta in più sulla propria moto.
No, questo non è il solito articolo sulle strisce catarifrangenti o sulle luci accese anche di giorno e non è nemmeno un messaggio promozionale. Si tratta del risultato della mia esperienza diretta alla guida di una moto dotata di lampade specifiche per l’uso motociclistico. Di seguito vi spiego in dettaglio.
Conosci la tua moto?
Domanda banale, ma che deve avere una sola possibile risposta: Sì.
In questo articolo vorrei affrontare un argomento che solitamente passa come per scontato nei tagliandi di manutenzione chilometrici/stagionali: i controlli periodici alla meccanica della motocicletta. In realtà c’è una sola e unica fonte affidabile a cui demandare questo compito: voi stessi …anche se non v’intendete più di tanto di motori, ciclistica e affini. Si, perché in verità la pigrizia e l’avarizia sovrastano sempre la buona volontà delle officine meccaniche che non eseguono praticamente mai alcuni controlli fondamentali per l’affidabilità della nostra moto che per sua natura (ciclistica) è più soggetta a usura e relativi vizi, rispetto ad altri mezzi stradali.
Attenzione! I consigli presenti in questa pagina non sono proprio “tutti”. Se vuoi contribuire scrivi pure la tua commentando l’articolo!
Attenzione! Questa breve guida è validissima anche in caso di acquisto di una motocicletta usata.
- Se non m’intendo di meccanica?
Ahi te! Nel senso che per poter guidare bene un qualsiasi mezzo, bisogna necessariamente conoscerne (almeno) le basi del funzionamento. In ogni caso, per effettuare la maggior parte di questi controlli non serve essere un meccanico: bastano 15/20 minuti di tempo totale e un po’ di fiuto.
Perché le motociclette sono più soggette a usura rispetto a tutti gli altri mezzi stradali. Perché si tratta di controlli fondamentali e, vi garantisco, a mio rischio e pericolo, che normalmente non vengono eseguiti nelle officine meccaniche (nemmeno quelle BMW, ndr), nemmeno nelle migliori e nemmeno quando vi garantiscono spudoratamente ed espressamente di aver fatto questo o quel controllo. La risposta del moderno meccanico medio è “automatica” (=”si”).
Frenare in motocicletta è un’operazione che nasconde parecchie insidie. Sembra così semplice tirare la leva dell’anteriore o pestare il pedale del posteriore, ma in realtà dobbiamo fare i conti con una quantità di variabili pressoché infinita. Di seguito esaminiamo alcuni dei fattori fondamentali di questa manovra, al fine si aumentare la nostra coscienza in merito.
Innanzitutto, la moto ha solo due punti di appoggio sulla strada. Questo dimezza l’efficienza della frenata anche se la massa da rallentare è minore rispetto a un’auto, poiché in curva non è quasi possibile fermarsi (l’ultima volta che sono stato costretto a provarci, ho braccato un fagiano …abbracciandolo). Bisogna tener conto del fatto che durante l’eventuale brusco rallentamento va gestito anche l’equilibrio. Gli pneumatici rischiano di perdere presto aderenza, soprattutto in piega o sul bagnato, minando seriamente la possibilità di controllare il mezzo, poiché in moto non possiamo fare affidamento su una “sbandata controllata”.
Tratto dal libro “Una guida per chi guida” di Marco Guidarini – Volantino da stampare e distribuire tra gli amici
Basta qualche giorno di sole… e subito si dimenticano le temperature più rigide dell’inverno.
Chi ha la moto (… e soprattutto chi ha la moto nuova!) si prepara con entusiasmo per i tornanti preferiti.
Un controllo preliminare: bulloneria, dischi e freni, pneumatici, livello liquidi, controllo e lubrificazione della catena (una ottima occasione per fare controlli è il lavaggio della moto: da fare solo a motore freddo e preferibilmente a mano (cautela con idropulitrici ad alta pressione su vernice e radiatore) poi una leggera pressione sullo starter… e la sentiamo “cantare” (ricordarsi di accendere il cervello prima di accendere il motore!) .
Un minuto di riscaldamento da fermo (il tempo necessario per controllare se il casco è ben allacciato, le luci accese, stop e frecce funzionanti) poi si può partire con l’accortezza di mantenere il motore a regimi (non règimi come spesso si sente dire) bassi e medi, nei primi 10 minuti, dato che le diverse parti meccaniche devono raggiungere la temperatura ottimale di esercizio gradualmente (non a calci dal basso verso l’alto!)
Prima di ruotare la manopola del gas è consigliabile analizzare i fattori principali:
La legge in merito appare piuttosto lacunosa. L’articolo 170 del Codice della Strada prevede solo che il passeggero-bambino debba avere un’età non inferiore ai 5 anni e che arrivi a toccare le pedane con i piedi. Recentemente è stata paventata anche l’ambigua idea dell’obbligatorietà di utilizzare un seggiolino addirittura fino ai 12 anni del passeggero.
(clicca qui per vedere il servizio di Striscia la notizia)
Un po’ vaga come norma… e temo che sarebbe anche peggio se tentassero di migliorarla, poiché ritengo che solo un folto gruppo di motociclisti coscienziosi, di esperienza e di buon senso possa tentare di immaginare quale possa essere il sistema per trasportare in sicurezza i bambini in motocicletta.
Dal mio punto di vista la soluzione sarebbe semplicissima: se possibile, evitare di scarrozzare i bambini in moto/scooter. Sì, hai letto bene: “evitare”. I motivi sono veramente tantissimi e svariati. Di seguito tenterò di spiegare i più importanti.
Innanzi tutto, dobbiamo conoscere quali sono le insidie comuni che il viaggio con un passeggero comporta. A parte per quanto riguarda il peso, tutto quanto scritto nell’articolo “viaggiare in due in tutta sicurezza” è assolutamente valido anche per il trasporto di un bambino.
Qual è il carico più pesante, insicuro, destabilizzante e quindi difficile da trasportare? Il passeggero! Detto in gergo anche “zavorra/zavorrina”, essa/o è instabile poiché giustamente viva/o! Per quanto possa essere magra/o, si tratta pur sempre di un essere umano. Quando si viaggia in due sulla stessa motocicletta si consolida una situazione estremamente diversa dal viaggiare soli. Basti pensare che il solo peso del passeggero, in proporzione, aumenta drasticamente la massa totale. Per fare un esempio, è come se caricassimo sul portapacchi di una mini-cooper un armadio settecentesco alto 3 metri e del peso di oltre 300 Kg.
L’argomento è notevolmente vasto, molto più di quanto possa apparire. La maggior parte dei motociclisti inesperti crede -in buona fede- che il passeggero sia solo un altro carico da trasportare: niente di più falso. Il nostro compagno di viaggio è vivo! ..quindi sempre in movimento, soggetto a starnuti, spaventi e malumori. Ogni tanto si distrae e lascia il maniglione per sistemare il cinturino del casco, per aprire la visiera, per grattarsi. Dobbiamo sempre considerarlo come un “carico indisciplinato”, anche quando si tratta di una persona di esperienza. Ci sono alcuni accorgimenti di cui dobbiamo essere coscienti prima di far salire un passeggero sulla nostra moto:
In motocicletta non è semplice come in auto. Capita quasi quotidianamente di dover trasportare oggetti di ogni tipo: valigette, scarpe di ricambio, notebook, attrezzi, caschi, bottigliette d’acqua, parrucche rosa, frigo a pedali, etc.
In ogni caso non dimentichiamo mai che il carico sulla moto deve essere saldo alla struttura e assicurato il più in basso possibile in modo da non elevare il baricentro complessivo del veicolo. Infatti più i pesi sono in alto e più interferiscono negativamente con le manovre di guida, anche le più semplici. Il baricentro alto destabilizza l’assetto della motocicletta, interferendo pesantemente (appunto) con il corretto comportamento in caso, per esempio, di cambio veloce della direzione, frenata d’emergenza, sconnessioni della strada, etc. In curva si è costretti a pieghe pericolose anche a velocità moderate e le buche e il vento si fanno sentire di più… molto di più.
E’ terribilmente pericoloso portare borse di plastica o altri oggetti sul manubrio! Potrebbero intralciare l’angolo di sterzata, impigliarsi ai cavi forzando l’accelerazione o alle leve impedendo la frenata! Inoltre dobbiamo fare i conti con il peso asimmetrico o penzolante che farebbe oscillare il manubrio: pochi millimetri (anche meno di uno) di sterzata di più e ci si ritrova con il sedere grattugiato sull’asfalto.
Durante le pieghe, poi, le borse nei dintorni del manubrio rischiano seriamente di agganciarsi a rami o altri oggetti presenti a bordo strada, provocando un’involontaria sterzata, netta e irrecuperabile.
Di Giovanna Guiso – Pubblicato sulla rivista In Moto n. 10 ottobre 2009
Il rischio è parte della vita, e noi motociclisti che siamo continuamente costretti ad affrontare le mille insidie presenti sulle strade, dobbiamo percepirlo rapidamente per passare subito a un’azione difensiva.
Che cos’è, dunque, la percezione del rischio? E come reagiamo di fronte ai pericoli?
La percezione è un processo articolato, preposto alla raccolta e all’elaborazione delle informazioni necessarie al sistema cognitivo per raggiungere l’obiettivo primario della sopravvivenza.
E’ differente dalla sensazione, che invece è il risultato immediato e scarsamente elaborato della stimolazione dei recettori sensoriali.
La percezione non è un meccanismo perfetto perché i dati sensoriali non sempre riproducono fedelmente ciò che avviene. I limiti dei nostri sensi talvolta possono creare alcune infedeltà percettive, come gli effetti ottici per esempio, ma in linea di massima la Natura ci ha fornito un efficiente sistema di difesa.
Ogni rischio deve essere prima di tutto percepito, riconosciuto e analizzato per decidere il da farsi e quindi l’azione. Potrebbe sembrare un’ovvietà ma il procedimento è complesso e durante la sequenza non fila sempre tutto liscio.
Immaginiamo un incidente…