Cannonball Racing Team
(ANSA) – ROMA, 300 BOLIDI IN GARA DI NOTTE A FOLLE VELOCITÀ. Interrotta, nella notte di venerdì, una gara in pieno svolgimento nelle vie dell’EUR. Trecento i veicoli truccati protagonisti della competizione, alla quale assistevano circa duemila persone, fra applausi e scommesse. 400 persone sono state identificate, i giovani piloti denunciati per guida pericolosa e per aver modificato i motori delle auto. Ancora incerte le posizioni di duecento spettatori che, in vari ruoli, facevano parte dell’organizzazione.
Col favore delle tenebre i larghi viali di periferia, svuotati dal traffico letargico, si trasformano in autodromi caserecci, attorno ai quali brulica un popolo variopinto. Piloti, navigatori, meccanici, cronometristi, spettatori e bookmakers dalle facce patibolari animano le notti metropolitane con gare da brivido fra auto e moto elaborate, che si sfidano sul filo dei 200 fra i platani della tangenziale. Palle di cannone, velocissime e senza controllo, trasformano l’hinterland in un circuito troppo spesso mortale: a Roma, sui viali dell’Eur, al Pincio, sulle arterie che portano al G.R.A., o in viale Tiziano, dove un giovane che dormiva in auto è rimasto ucciso da due bolidi in gara.
Un elenco di accessori cui non possiamo rinunciare per viaggiare sicuri
Prima di partire per un viaggio in motocicletta, bisognerebbe verificare di aver con sé un kit che ci aiuti in caso di semplici disagi o possibili emergenze. La distanza da percorrere non è sempre un fattore importante. Contano molto, invece, le condizioni atmosferiche cui andremo incontro e i possibili imprevisti.
Se ritieni di voler aggiungere una voce all’elenco: commenta l’articolo.
In questi casi le condizioni meteo si spera siano “prevedibili”. Entrano in gioco principalmente la temperatura e la Legge di Murphy (quest’ultima sempre all’erta). Gli oggetti da portarsi dietro sono:
Lampadina di scorta. Può succedere in qualsiasi momento che si bruci l’anabbagliante e per non rischiare una multa di giorno o la vita di notte: meglio averne dietro una. È consigliabile acquistarla in blister. Entra facilmente anche sotto la sella di una sportiva. Meglio se economica: lampade poderose a effetto discoteca, infatti, sono distribuite in scatole rigide e troppo ingombranti; potrebbero rovinarsi a causa delle vibrazioni.
- Panno morbido. Torna utile (magari insieme ad uno spray di quelli adatti), per pulire la visiera del casco in caso uno sciame di insetti decida di incrociarci contromano o un volatile abbia un’improvvisa incontinenza. Percorrere anche un solo Km con la visiera troppo imbrattata è pericoloso, usare i jeans per pulirla è poco igienico (e il risultato è scarso).
Quanto veramente ne sappiamo delle insidie autostradali? Verifichiamolo.
I mesi estivi portano più centauri a percorrere le reti autostradali d’Italia e non solo. Molti pensano (erroneamente) che questi tipi di percorsi siano più sicuri per viaggiare in velocità, per testare i limiti della propria motocicletta. Pochi in realtà conoscono la realistica situazione che vede invece aumentare il rischio a causa di comportamenti scorretti, ma soprattutto di “ignoranza” da neofiti. Ecco una lista di “cose da sapere”.
Lo sappiamo, d’estate fa caldo e le megatute da motogp possono apparire come delle vere saune portatili. Tuttavia dobbiamo considerare che viaggiare in autostrada significa muoversi a velocità più sostenute di quelle abituali. In queste condizioni è quantomeno stupido viaggiare in maglietta e scarpe da ginnastica, esattamente come lo sarebbe imbardarsi con l’abbigliamento invernale… e vi spieghiamo il perché.
Consigli pratici per motociclisti tosti (o sfortunati)
La motocicletta non è un mezzo di trasporto estivo. Anche se la maggior parte della quantità dei motoveicoli viaggia durante i mesi più caldi, la maggior parte della qualità viaggia prevalentemente durante la primavera e l’autunno. In ogni caso può comunque capitare, anche d’estate, di finire in mezzo a un acquazzone.
Guidare la moto sotto la pioggia, o sulla strada bagnata, è pericoloso per via del fatto che cambiano totalmente le condizioni della strada e le condizioni personali (ci si bagna). Per evitare inutili rischi ci sono diversi trucchi e consigli che si basano quasi interamente su due fattori: l’abbigliamento e la coscienza fisica.
Grazie all’abbigliamento evitiamo di perdere la concentrazione necessaria in queste particolari condizioni, limitando il problema di inzupparsi, con le spiacevoli sensazioni che ciò comporta a livello sensoriale.
Con l’espansione della coscienza fisica impariamo ad anticipare quello che sarebbe il comportamento della moto sulla strada mutata dall’acqua e dai detriti.
Lo so, lo so… state già pensando che sapete guidare meglio di Valentino Rossi e che quindi un corso di guida sicura non vi serve a nulla…
Invece mi dispiace dirvelo ma non è proprio così, ve lo dice uno che ha provato i corsi di guida Auto da Siegfried e devo dire di aver imparato davvero tanto. Non conosco i corsi di guida per moto ma se gli istruttori sono altrettanto bravi ci scommetto che potrete imparare molto anche voi. Tra le altre cose sono arrivate le nuove moto, che immagino siano più divertenti da guidare, quindi io un pensierino ce lo farei. Dopotutto il vero divertimento si deve cercare in pista e perchè non farlo con la supervisione di qualificati istruttori?
Certo i costi non sono proprio da passeggiata della domenica ma quanto vi costerebbe riparare la vostra moto dopo una caduta? Per non parlare delle vostre ossa. Ma investire sulla propria sicurezza non ha prezzo secondo me.
EDIT: abbiamo chiesto alla ditta che esegue i corsi se la dotazione tecnica da pista venisse fornita da loro. La risposta è stata: NO. Quindi la convenienza del corso decade nel caso in cui non aveste tutto quanto è necessario per andare in pista (guanti, tuta, casco, etc.). Questa precisazione appare doverosa.
Qui di seguito vi riporto il comunicato della GuidarePilotare, magari vi alletta qualche data…
L’inverno 2009-2010 rimarrà nella storia come uno dei più frustranti per i motociclisti, soprattutto quelli italiani. Dopo oltre quattro mesi di neve e gelicidio e un avvio molto incerto della primavera, qualsiasi biker (anche i professionisti) si sentono avviliti dalle ovvie difficoltà all’uso della moto e sono preda di una crisi d’astinenza.
In queste circostanze, ogni singola ora di sole diventa un’ambita opportunità di tornare con il sedere in sella e gli stivali sulle pedaline, ma dobbiamo fare attenzione a non cadere nella “foga del pivello”.
Si tratta di quella sorta di euforia infantile che spinge il motociclista alle prime armi a compiere manovre che non è in grado di fare. Le azioni di cui parlo non sono acrobazie, proprio no. Potrebbe semplicemente trattarsi anche del percorrere una lunga strada piena di curve o viaggiare in città in mezzo al traffico.
Appare banale da ribadire, ma la motocicletta è più difficile e pericolosa da guidare rispetto alle automobili. Per poterla portare in sicurezza dobbiamo essere piloti, più che autisti. L’abilità nell’uso della nostra amata 2 ruote è strettamente legata alla quantità di tempo che ci passiamo sopra. Meno tempo la usiamo e più diventiamo “incapaci” nel pilotarla.
Si parla spesso di quanto sia fondamentale rendersi il più possibile “visibili” quando si viaggia in motocicletta. Se n’è parlato tanto che l’argomento passa tristemente per scontato e le relative note vengono ormai lette svogliatamente. A riguardo vi sono anche dei falsi miti e luoghi comuni come per esempio l’efficienza degli xeno di giorno. A renderci la vita ancor più difficile ci pensa persino la legge: punendo pesantemente chi mette anche solo una lucetta in più sulla propria moto.
No, questo non è il solito articolo sulle strisce catarifrangenti o sulle luci accese anche di giorno e non è nemmeno un messaggio promozionale. Si tratta del risultato della mia esperienza diretta alla guida di una moto dotata di lampade specifiche per l’uso motociclistico. Di seguito vi spiego in dettaglio.
Conosci la tua moto?
Domanda banale, ma che deve avere una sola possibile risposta: Sì.
In questo articolo vorrei affrontare un argomento che solitamente passa come per scontato nei tagliandi di manutenzione chilometrici/stagionali: i controlli periodici alla meccanica della motocicletta. In realtà c’è una sola e unica fonte affidabile a cui demandare questo compito: voi stessi …anche se non v’intendete più di tanto di motori, ciclistica e affini. Si, perché in verità la pigrizia e l’avarizia sovrastano sempre la buona volontà delle officine meccaniche che non eseguono praticamente mai alcuni controlli fondamentali per l’affidabilità della nostra moto che per sua natura (ciclistica) è più soggetta a usura e relativi vizi, rispetto ad altri mezzi stradali.
Attenzione! I consigli presenti in questa pagina non sono proprio “tutti”. Se vuoi contribuire scrivi pure la tua commentando l’articolo!
Attenzione! Questa breve guida è validissima anche in caso di acquisto di una motocicletta usata.
- Se non m’intendo di meccanica?
Ahi te! Nel senso che per poter guidare bene un qualsiasi mezzo, bisogna necessariamente conoscerne (almeno) le basi del funzionamento. In ogni caso, per effettuare la maggior parte di questi controlli non serve essere un meccanico: bastano 15/20 minuti di tempo totale e un po’ di fiuto.
Perché le motociclette sono più soggette a usura rispetto a tutti gli altri mezzi stradali. Perché si tratta di controlli fondamentali e, vi garantisco, a mio rischio e pericolo, che normalmente non vengono eseguiti nelle officine meccaniche (nemmeno quelle BMW, ndr), nemmeno nelle migliori e nemmeno quando vi garantiscono spudoratamente ed espressamente di aver fatto questo o quel controllo. La risposta del moderno meccanico medio è “automatica” (=”si”).
Frenare in motocicletta è un’operazione che nasconde parecchie insidie. Sembra così semplice tirare la leva dell’anteriore o pestare il pedale del posteriore, ma in realtà dobbiamo fare i conti con una quantità di variabili pressoché infinita. Di seguito esaminiamo alcuni dei fattori fondamentali di questa manovra, al fine si aumentare la nostra coscienza in merito.
Innanzitutto, la moto ha solo due punti di appoggio sulla strada. Questo dimezza l’efficienza della frenata anche se la massa da rallentare è minore rispetto a un’auto, poiché in curva non è quasi possibile fermarsi (l’ultima volta che sono stato costretto a provarci, ho braccato un fagiano …abbracciandolo). Bisogna tener conto del fatto che durante l’eventuale brusco rallentamento va gestito anche l’equilibrio. Gli pneumatici rischiano di perdere presto aderenza, soprattutto in piega o sul bagnato, minando seriamente la possibilità di controllare il mezzo, poiché in moto non possiamo fare affidamento su una “sbandata controllata”.
Tratto dal libro “Una guida per chi guida” di Marco Guidarini – Volantino da stampare e distribuire tra gli amici
Basta qualche giorno di sole… e subito si dimenticano le temperature più rigide dell’inverno.
Chi ha la moto (… e soprattutto chi ha la moto nuova!) si prepara con entusiasmo per i tornanti preferiti.
Un controllo preliminare: bulloneria, dischi e freni, pneumatici, livello liquidi, controllo e lubrificazione della catena (una ottima occasione per fare controlli è il lavaggio della moto: da fare solo a motore freddo e preferibilmente a mano (cautela con idropulitrici ad alta pressione su vernice e radiatore) poi una leggera pressione sullo starter… e la sentiamo “cantare” (ricordarsi di accendere il cervello prima di accendere il motore!) .
Un minuto di riscaldamento da fermo (il tempo necessario per controllare se il casco è ben allacciato, le luci accese, stop e frecce funzionanti) poi si può partire con l’accortezza di mantenere il motore a regimi (non règimi come spesso si sente dire) bassi e medi, nei primi 10 minuti, dato che le diverse parti meccaniche devono raggiungere la temperatura ottimale di esercizio gradualmente (non a calci dal basso verso l’alto!)
Prima di ruotare la manopola del gas è consigliabile analizzare i fattori principali:
La legge in merito appare piuttosto lacunosa. L’articolo 170 del Codice della Strada prevede solo che il passeggero-bambino debba avere un’età non inferiore ai 5 anni e che arrivi a toccare le pedane con i piedi. Recentemente è stata paventata anche l’ambigua idea dell’obbligatorietà di utilizzare un seggiolino addirittura fino ai 12 anni del passeggero.
(clicca qui per vedere il servizio di Striscia la notizia)
Un po’ vaga come norma… e temo che sarebbe anche peggio se tentassero di migliorarla, poiché ritengo che solo un folto gruppo di motociclisti coscienziosi, di esperienza e di buon senso possa tentare di immaginare quale possa essere il sistema per trasportare in sicurezza i bambini in motocicletta.
Dal mio punto di vista la soluzione sarebbe semplicissima: se possibile, evitare di scarrozzare i bambini in moto/scooter. Sì, hai letto bene: “evitare”. I motivi sono veramente tantissimi e svariati. Di seguito tenterò di spiegare i più importanti.
Innanzi tutto, dobbiamo conoscere quali sono le insidie comuni che il viaggio con un passeggero comporta. A parte per quanto riguarda il peso, tutto quanto scritto nell’articolo “viaggiare in due in tutta sicurezza” è assolutamente valido anche per il trasporto di un bambino.
Qual è il carico più pesante, insicuro, destabilizzante e quindi difficile da trasportare? Il passeggero! Detto in gergo anche “zavorra/zavorrina”, essa/o è instabile poiché giustamente viva/o! Per quanto possa essere magra/o, si tratta pur sempre di un essere umano. Quando si viaggia in due sulla stessa motocicletta si consolida una situazione estremamente diversa dal viaggiare soli. Basti pensare che il solo peso del passeggero, in proporzione, aumenta drasticamente la massa totale. Per fare un esempio, è come se caricassimo sul portapacchi di una mini-cooper un armadio settecentesco alto 3 metri e del peso di oltre 300 Kg.
L’argomento è notevolmente vasto, molto più di quanto possa apparire. La maggior parte dei motociclisti inesperti crede -in buona fede- che il passeggero sia solo un altro carico da trasportare: niente di più falso. Il nostro compagno di viaggio è vivo! ..quindi sempre in movimento, soggetto a starnuti, spaventi e malumori. Ogni tanto si distrae e lascia il maniglione per sistemare il cinturino del casco, per aprire la visiera, per grattarsi. Dobbiamo sempre considerarlo come un “carico indisciplinato”, anche quando si tratta di una persona di esperienza. Ci sono alcuni accorgimenti di cui dobbiamo essere coscienti prima di far salire un passeggero sulla nostra moto:
In motocicletta non è semplice come in auto. Capita quasi quotidianamente di dover trasportare oggetti di ogni tipo: valigette, scarpe di ricambio, notebook, attrezzi, caschi, bottigliette d’acqua, parrucche rosa, frigo a pedali, etc.
In ogni caso non dimentichiamo mai che il carico sulla moto deve essere saldo alla struttura e assicurato il più in basso possibile in modo da non elevare il baricentro complessivo del veicolo. Infatti più i pesi sono in alto e più interferiscono negativamente con le manovre di guida, anche le più semplici. Il baricentro alto destabilizza l’assetto della motocicletta, interferendo pesantemente (appunto) con il corretto comportamento in caso, per esempio, di cambio veloce della direzione, frenata d’emergenza, sconnessioni della strada, etc. In curva si è costretti a pieghe pericolose anche a velocità moderate e le buche e il vento si fanno sentire di più… molto di più.
E’ terribilmente pericoloso portare borse di plastica o altri oggetti sul manubrio! Potrebbero intralciare l’angolo di sterzata, impigliarsi ai cavi forzando l’accelerazione o alle leve impedendo la frenata! Inoltre dobbiamo fare i conti con il peso asimmetrico o penzolante che farebbe oscillare il manubrio: pochi millimetri (anche meno di uno) di sterzata di più e ci si ritrova con il sedere grattugiato sull’asfalto.
Durante le pieghe, poi, le borse nei dintorni del manubrio rischiano seriamente di agganciarsi a rami o altri oggetti presenti a bordo strada, provocando un’involontaria sterzata, netta e irrecuperabile.
Di Giovanna Guiso – Pubblicato sulla rivista In Moto n. 10 ottobre 2009
Il rischio è parte della vita, e noi motociclisti che siamo continuamente costretti ad affrontare le mille insidie presenti sulle strade, dobbiamo percepirlo rapidamente per passare subito a un’azione difensiva.
Che cos’è, dunque, la percezione del rischio? E come reagiamo di fronte ai pericoli?
La percezione è un processo articolato, preposto alla raccolta e all’elaborazione delle informazioni necessarie al sistema cognitivo per raggiungere l’obiettivo primario della sopravvivenza.
E’ differente dalla sensazione, che invece è il risultato immediato e scarsamente elaborato della stimolazione dei recettori sensoriali.
La percezione non è un meccanismo perfetto perché i dati sensoriali non sempre riproducono fedelmente ciò che avviene. I limiti dei nostri sensi talvolta possono creare alcune infedeltà percettive, come gli effetti ottici per esempio, ma in linea di massima la Natura ci ha fornito un efficiente sistema di difesa.
Ogni rischio deve essere prima di tutto percepito, riconosciuto e analizzato per decidere il da farsi e quindi l’azione. Potrebbe sembrare un’ovvietà ma il procedimento è complesso e durante la sequenza non fila sempre tutto liscio.
Immaginiamo un incidente…
Quando si guida vedere non significa solo avere 10/10 di visus ma anche – se non soprattutto – la consapevolezza dei limiti dell’occhio umano e della capacità del cervello di selezionare cosa osservare e poi elaborare quanto visto.
La specie umana si è evoluta nel corso di millenni per far fronte a esigenze vitali, alcune tra queste imponevano vista acuta, capacità di valutare distanza e velocità del target. Negli ultimi secoli queste capacità, divenute meno selettive, sono parzialmente regredite.
Purtroppo l’uomo, conservate o meno le capacità primitive, normalmente ha limiti fisici che lo rendono poco idoneo a operare alle velocità richieste dall’uso dei veicoli, salvo comportarsi da Homo Sapiens, adottando una guida predittiva che gli consenta, con interventi razionali, di aumentare i margini di sicurezza adattandoli alle situazioni potenzialmente pericolose via via individuate.