Pericolo buche: è strage di motociclisti, pedoni e automobili

Segnalazioni in ogni angolo della provincia di Milano, ma tutta l’Italia è un Paese. Omissione d'atti d'ufficio e attentato alla sicurezza dei trasporti sono le accuse formali

In fondo alla pagina i consigli per evitare i rischi del caso

Pericolose buche tappezzano le nostre strade. Asfalto da 2 soldi, ghiaccio e maltempo,  e ci ritroviamo a viaggiare su campi minati rischiosi per le auto e potenzialmente mortali per le moto. Ma la vera responsabilità è dei Comuni e delle comuni usanze italiche a fare i lavori al risparmio per rimpinzare parenti e amici. Gli italiani segnalano e le Amministrazioni pubbliche tappano… solo durante i giorni lavorativi, ovviamente. Decine di segnalazioni sono giunte nei comuni (per es.) del Nord Italia che causano – solo in queste aree – 750 mila euro di danni dichiarati al giorno. Per esperienza sappiamo che sono molti di più quelli che non giungono agli onori della cronaca, perché –si sa – ottenere un rimborso è difficile. Si parla di pneumatici squarciati, cerchioni storti, semiassi danneggiati e motociclisti che cadono e si fanno male. Non stiamo a fare distinzione tra le strade e la loro gestione: sono quasi tutte in stato pietoso. L’unica nota “meno dolente” riguarda le autostrade che risultano bucherellate, ma quantomeno messe in sicurezza con celerità (non vorremmo ricordare che sono a pagamento, ma tant’è). (altro…)

Niente guardrail salva motociclisti a Genova: il sindaco dice che costano troppo, ma si sbaglia

In realtà basta aver voglia(o esser capaci) di informarsi per sapere che una soluzione c’è

Premettendo che non possiamo sempre accettare “non ci sono i soldi” come scusa, ci permettiamo di far notare al sindaco di Genova che forse (sicuramente) non ha pensato alla soluzione più semplice per non spendere troppo. La vicenda che vi narriamo è relativa alle affermazioni del primo cittadino di Genova – Marta Vincenzi – che nelle pagine de “Il Secolo XIX” dichiara di non potersi permettere la messa in sicurezza dei guardrail: “In un tratto installeremo alcuni guard-rail H2, ma io sono scettica anche su questa soluzione e chiederò agli uffici di ripensarci. Rifare tutto? Neanche per sogno, costerebbe venti milioni, una cifra che non possiamo permetterci”. Quindi forse non verrà installato nemmeno il tratto non ben specificato di cui si parla. È quantomeno terribile leggere una notizia del genere, se non altro perché ci dà chiara consapevolezza di quanto le nostre amministrazioni pubbliche tengano a noi motociclisti (per niente). (altro…)

In moto in maniche corte, anche a dicembre!

La moto è pericolosa, non solo a causa del rischio intrinseco, ma anche a causa di chi non trasmette la sicurezza

Non accettiamo critiche sterili: i responsabili rispondano argomentando o subiscano in silenzio Continuiamo a  prendercela con la pubblicità diseducativa. Se Fiorello, dall’alto dei suoi 50 anni, si permette (con Infostrada) di far passare il messaggio che in moto si può andare tranquillamente in maniche corte, allora la gente inesperta ci crederà. È persino inutile scrivere fiumi di parole su riviste di settore (o qui). Quello che proferisce Fiorello (per conto di altri) fa certamente più effetto di una raccomandazione bacchettona. Poco importa la natura scherzosa dello spot televisivo di cui stiamo parlando. Il messaggio (grave) passa, passa comunque. La mente umana è subdola, basta supporre qualcosa che si crede essere “buono” secondo il sentore comune.. e il danno è fatto. (altro…)

Dal 12 ottobre i caschi a scodella sono fuorilegge, anche sui 50ini

Multe salatissime e fermo amministrativo, anche per i cinquantini

Da martedì 12 ottobre 2010 i caschi a scodella vengono definitivamente messi al bando anche per i cinquantini. Il divieto vale anche per i modelli acquistati prima del 2001. Non ci sono più scuse per giustificare il loro uso e non basterà un “non lo sapevo”. Il percorso che ha portato al bando questi pericolosi caschi è iniziato infatti 9 anni fa: impossibile non averne sentito mai parlare. Del rischio che l’uso di questi caschi comporta ne avevamo parlato in più occasioni, la più famosa si rivolgeva proprio agli utenti dei motorini. Sin dal 2001 la Legge ne vietava la vendita, ma l’uso era ancora consentito sui cinquantini. Questa “falla” nella normativa era una delle tristi tradizioni legislative introdotte per non creare troppo danno alle industrie produttrici di motociclette. Con l’introduzione del casco obbligatorio avevano infatti previsto un crollo delle vendite. La possibilità di usare il casco a scodella per i motorini doveva servire a evitare questo tracollo (che a dire il vero non si era nemmeno intravisto). La “crisi” degli utenti per l’uso obbligatorio del casco sui motorini durò poco meno di 2 anni. (altro…)

Morte di Tomizawa: l’ombra del dubbio di Loris Reggiani

Una sfuriata emotiva che trova riscontri reali. Meda non ci vuole credere. Noi un po’ Sì Mi sono venuti i brividi quando ho sentito Reggiani, sensibilmente commosso, che si lasciava scappare un pensiero cattivo come quello che nel Motomondiale vi fosse disparità di trattamento riguardante la Sicurezza dei piloti. Come si dice: "a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca". Se poi questa idea attraversa la mente di un ex-pilota che per lavoro commenta il Motomondiale... Reggiani può stare tranquillo: non è il solo a pensarla in questo modo. Qui non si vuole accusare nessuno, sia chiaro. Ci prendiamo solo la libertà di fare cronaca e critica costruttiva. A nostra disposizione ci sono fatti e parole che abbiamo ascoltato tutti.
  • Il dubbio

“Quelli delle classi inferiori sono trattati peggio. Accadono cose come dichiarare "gara bagnata" con le slick , per evitare di fermare la gara di classe inferiore e non far slittare quella di MotoGP.” (altro…)

La morte del pilota tredicenne. Quando si scrive a sproposito.

Lasciate ai genitori di Peter le loro responsabilità, ma prendetevi le vostre. Ecco che alla fine sono arrivati. Parlo degli articoli su giornali e in rete che parlano della morte di Peter Lenz Ce li aspettavamo. Me li aspettavo. L’avevo anche scritto che se ne sarebbe parlato a gara finita, a giochi fatti, insomma: a carrozzone smontato. Quello che forse non mi aspettavo era la pioggia di ipocrisia che scorre a fiumi nei commenti e tra i commentatori (ma anche giornalisti) sul web. Peter Lenz era un ragazzino di 13 anni, un pilota. Come tutti i piloti aveva iniziato a correre bambino. È morto in un incidente. Durante una gara di contorno dei MotoGP di Indianapolis ha perso il controllo della moto ed è stato travolto da chi lo seguiva.
  • I commenti

Suonano quasi tutti alla stessa maniera: tuonano contro i genitori del giovane motociclista. Li accusano di essere stati degli egoisti a lasciare che Peter inseguisse la sua passione e corresse in moto. Molti di questi commentatori moralizzatori avranno anche dei figli, bene: che tuonino contro se stessi allora. Perché i loro figli in scooter per le città rischiano molto, ma molto di più. (altro…)

Corse clandestine a Lecce? Sono solo dei pivelli

Moto supersportive a 300 Km/h: ce la farebbe anche il Rag. Filini. Leggevo con interesse l’intervento di Maurizio Caprino (qui). Si parla di corse clandestine in quel di Lecce. Moto supersportive che corrono come fossero in MotoGP (o Superbike) su un raccordo rettilineo che collega due autostrade. Concordo con quanto scritto da Caprino: quella strada sembra proprio una pista. Tuttavia non posso che continuare a rileggere la parola “rettilineo”, pensando che si tratta di strada comune, non un circuito.
  • Solo i pivelli corrono fuori pista

Sono quelle persone che non riuscirebbero nemmeno a percorrerla due volte una pista vera. Hanno bisogno di sfogare i cavalli delle loro possenti moto sfidando la morte (propria e altrui) su strada comune. Si, certo, fa figo, ma solo nella loro testa (e in quella di qualche altro imbecille). (altro…)

Proposta per la “Dotazione di sicurezza per i motociclisti”

Questo intervento segue il discorso iniziato nell’articolo dedicato alle possibili modifiche di Legge che imporrebbero ai motociclisti l’uso di abbigliamento protettivo. Una premessa importante: Non affronterò l'argomento solo dal punto di vista della protezione personale e della sicurezza passiva... per fare un favore a Governi che non adeguano la sicurezza delle strade. Prendo in considerazione unicamente questo aspetto, poiché è quello in discussione. La mancanza di attenzione dello Stato per tutto ciò che riguarda la Sicurezza Attiva, la Prevenzione e la manutenzione stradale non sono in discussione. Sappiamo tutti quanto sia disastrosa la situazione nel nostro Paese, tuttavia trovo inutile, se non addirittura Stupido, scrivere o pensare concetti come: “fino a che non aggiustano le strade, non mi proteggo”. A un primo impatto la proposta di modificare il Codice della Strada, per fare in modo che aumenti l’uso dei dispositivi di protezione, mi è apparsa quasi come dovuta, a prescindere dalle motivazioni originali di chi l'ha voluta e proposta. Il motivo è da ricondursi all’immensa ignoranza che popola le (in)coscienze dei motociclisti moderni. A differenza del passato, infatti, oggi ci sarebbero gli strumenti individuali per evitare che una caduta in moto si trasformi in una tragedia personale e familiare. Esistono nuove tecnologie e sistemi in grado di proteggere il motociclista. Basti pensare al momento in cui dovesse sventuratamente concretizzarsi uno dei fatti che ci pongono quasi alla fine della catena alimentare della strada, per rendersi conto che agire sul fattore "passivo" del sinistro è quasi indispensabile; persino in un ipotetico mondo ideale in cui mancherebbero ostacoli fissi e altri mezzi a causare incidenti. La Legge così proposta, però, appare “soffocante” ed è stata definita perlopiù “liberticida” dalla maggior parte degli utenti delle due ruote che sono intervenuti nella discussione (sia qui, sia altrove). Effettivamente, nella norma così concepita, ho individuato tantissime incongruenze e forzature ingiustificate. (altro…)