2010
04.24

<<È troppo facile lamentarsi che le strade son pericolose per poi guidare la moto senza protezioni… è come lamentarsi che il fumo fa male con una sigaretta in bocca>>  

L’ignoranza

Si sa che “la Legge non ammette ignoranza”. Comunemente questa espressione sta a indicare che non si potrebbe ignorare l’esistenza di una Legge dello Stato.

I motociclisti esperti e coscienziosi sono bene informati che per quanto riguarda la sicurezza passiva nel campo delle due ruote c’è ancora un’inconsapevolezza che sfiora il ridicolo.

Gli “ignoranti”, che spesso sono semplicemente principianti, credono che cadere in moto in città comporti al massimo una sbucciatura di ginocchio o la spelatura di un gomito o dei jeans. In realtà il migliore tessuto denim in commercio resiste solo pochi millesimi di secondo al contatto con l’asfalto a una velocità di molto inferiore ai canonici 50 Km/h. Le stesse articolazioni del nostro corpo sono molto più fragili di quanto non immaginiamo. Possono danneggiarsi in modo permanente perfino da fermi a causa del solo nostro peso appoggiato malamente, immaginiamo per via di una caduta a velocità superiori a 20/30 Km/h.

I professionisti sanno che cadere in città può significare perdere alcune dita delle mani, l’uso di un piede, di un braccio. Si può rimanere azzoppati o paralizzati per tutta la vita a causa di una caduta a 50Km/h, ma anche morire per un colpo di faccia su un marciapiede o sul cofano di un’auto che invade la corsia.

 

<<E’ un vero peccato che impariamo le lezioni della vita solo quando non ci servono più.>> (Oscar Wilde)

Non dimentichiamo che in città si verifica la stragrande maggioranza degli incidenti, che le città sono zeppe di ostacoli fissi che tagliano letteralmente via braccia e gambe (o la testa). Una volta sfuggiti alla giungla urbana non siamo ancora al sicuro, no: è la volta dei guardrail affilati come rasoi che se ne stanno fermi a lato della strada aspettando che un ciclista o un motociclista scivoli e si faccia mozzare la testa.

L’ignoranza cui faccio riferimento è anche e soprattutto quella relativa alle modalità per proteggersi dai traumi fisici che costituiscono rischi concreti per tutti i motociclisti e per i loro passeggeri, a prescindere dalle condizioni della strada. So per certo, infatti, che mentre i motociclisti esperti burocrati e intellettuali passano il tempo a scegliere quale politico insultare, i principianti perdono l’uso di un braccio o di una gamba perché non conoscono l’esistenza dell’abbigliamento protettivo. Credono si tratti di attrezzature da usare solo se si ha una moto supersportiva, credono che sia roba per gente che in moto fa MilleMila Km al giorno, sono indotti a pensare che solo il casco sia a loro appannaggio, al loro livello, perché quello è l’unico di cui la Legge obbliga l’uso a tutti.

Sia chiaro, da un guardrail assassino non ci si protegge: anche le migliori tute omologate servirebbero a poco. Bisogna che gli ominidi che stanno al Potere si evolvano e ascoltino i messaggi che tutti i motociclisti coscienti gli mandano da anni.

Tuttavia, nascondersi dietro a un “non mi proteggo perché non mettono in sicurezza le strade” è tanto da idioti come dire: “le strade sono pericolose e io, per dispetto, rischio ancora di più”. Personalmente invece penso: “intanto che ci battiamo per far adeguare le strade ai minimi standard di sicurezza, facciamo anche in modo di arrivare vivi almeno a metà dell’opera.”

La Legge

Ho constatato direttamente che un’eventuale Legge che preveda l’obbligatorietà di qualsivoglia forma di abbigliamento protettivo è quantomeno malvista dalla maggioranza degli utenti delle due ruote italiani (in alcuni Paesi esteri esistono).

Tuttavia penso che potrebbe quantomeno contribuire a far circolare la (veritiera) voce che l’abbigliamento protettivo è una parte integrante della moto.

Per tutelare gli incoscienti, la Legge obbligherebbe a un comportamento responsabile tale per cui il padre di famiglia non dovrebbe potersi uccidere perché maldestro con la pistola, guida l’auto senza cinture o usa la moto senza alcuna protezione.

In realtà, quindi, non sarebbe poi così “terribile” se fosse imposto un minimo di protezione basilare oltre al casco, come per esempio il paraschiena e/o un indumento tecnico che protegga le articolazioni.

Le protezioni

Una buona parte di (sedicenti) motociclisti esperti si nasconde dietro a un pugno di parole retoriche: afferma di usare personalmente i dispositivi di protezione passiva, quando serve, ma non si rende conto che tutti gli altri (principianti e non) non ne fanno uso… e non gliene importa nulla: né agli uni, né agli altri

<<La vita è un insieme di avvenimenti, di cui l’ultimo potrebbe anche cambiare il senso di tutto l’insieme.>> (Italo Calvino)

Non possiamo parlare di sicurezza se diciamo ai nostri figli o fratelli che “la protezione è facoltativa”. Educhiamoli a credere che sia obbligatoria, a prescindere dalle Leggi, per tutelare loro stessi. Facciamo delle prossime generazioni delle persone evolute senza che ci sia bisogno di differenziarsi dalle scimmie auto-imponendoci vincoli talvolta assurdi.

Forse, ripeto forse, chi non sopporta il casco integrale non è idoneo alla guida di una moto in situazioni potenzialmente pericolose, esattamente come non si può guidare un caccia bombardiere se si porta la dentiera. Facciamocene una ragione senza cadere nella falsa libertà del “non metto le protezioni” che ”fa tanto America”, in cui in alcuni Stati, almeno fino a poco tempo fa, per la bicicletta il casco era un Dovere e per la moto invece era (ed è?) facoltativo.

<<Si è sempre responsabili di quello che non si è saputo evitare.>>

Pochi usano l’integrale sullo scooter, ma diciamoci la verità: se chi non lo usa e non lo userebbe mai, fosse stato cresciuto con un fratello maggiore che l’avesse informato -senza forzature- che l’integrale è meglio… lo indosserebbe senza nemmeno farci caso. E’ un po’ come le cinture di sicurezza per chi adesso ha 20 anni: la maggior parte non s’immaginerebbe di girare in automobile senza e non si chiede nemmeno perché.

Facciamo che la sicurezza diventi un automatismo che non necessiti giustificazioni, che non richieda l’esistenza di regole auto-impositive e categoriche.

  1. Ottimo post, ma dovrebbe stare ben visibile nella pagina principale, e non “nascosto” nella pagina nera… io stesso non l’avevo visto, ai tempi :)

    Sperando di fare cosa gradita (e soprattutto utile, speriamo), ne ho pubblicato uno stralcio nel blog del gommarolo, con il link a questa pagina… speriamo che qualche coscienza si smuova, e non (solo) fra quelli che dovrebbero sistemarci le strade e le relative infrastrutture…