E’ di qualche giorno fa la “nuova” notizia che riporta alla luce gli scavi più famosi di Roma: le buche. Il dissesto stradale conquista ancora le prime pagine dei quotidiani (purtroppo i minori) e riempe la bocca di consiglieri, politicanti ed addetti ai lavori: quanta cognizione del reale problema c’è e quanta volontà nel risolverlo?
Gli ultimi dati parlano di 20 milioni di risarcimento annui che il comune di Roma paga per danni materiali e fisici causati dal dissesto stradale della città eterna. La cifra, di suo, dovrebbe spingere quantomeno a raddoppiare gli importi destinati al rifacimento di asfalti e alla messa in sicurezza delle strade; è evidente invece come il problema si trascini da tempo e come non si sia messa in atto, nei fatti, una reale campagna relativa alla sicurezza stradale. Oltre l’80% dei ricorsi vengono registrati per danni causati da buche di cui ormai le arterie della capitale sono disseminate; il restante 20% riguarda invece i famigerati alberi a bordo strada: vittime di poca cura, strangolati dall’ asfalto, cadono su auto in sosta, su malcapitati pedoni.

















Un secolo fa nella regale Inghilterra nasceva il privo brevetto per un casco di protezione per motociclisti: s’indossava questa «scodella» e successivamente, attraverso una valvola posta nella parte superiore, si aspirava tutta l’aria interna in modo da lasciarla attaccata al capo. Ingegnoso metodo, ma altrettanto scomodo e decisamente obsoleto. Sicurezza zero. In cento anni progresso e tecnica hanno fatto passi da gigante: i caschi sono diventati ipertecnologici e le case produttrici continuano mettere a punto brevetti bizzarri. Come la Lazer che ha lanciato sul mercato Superskin: skin come pelle, ma questa volta la funzione non ha nulla a che fare con estetiche modaiole. I caschi SuperSkin, sviluppati da PHPS e da Lazer, secondo quanto dichiarato dalla stessa casa produttrice, 






Il motivo di tanta attenzione per noi utenti delle 2 ruote (normalmente ignorati) è da imputarsi al fatto che nemmeno la patente a punti è servita a diminuire le conseguenze degli incidenti stradali. Si parla di “conseguenze” dei sinistri perché le modifiche legislative prendono in esame quasi esclusivamente la sicurezza passiva e i relativi danni che la mancanza di protezioni adeguate arreca alle casse dello stato sotto forma di assistenza sanitaria. Tutto ciò è vagamente triste, poiché è quasi come ammettere che non vi sono altri metodi per evitare infortuni sulla strada. Esiste anche la prevenzione, ma pare che questo “argomento” sia stato
Si tratta di una vera è propria anomalia del mercato. Quasi tutti gli utenti delle due ruote, tra cui molti esperti, credono che per vestire in modo corretto basti affidarsi a grandi marchi del settore. I prezzi e i materiali tecnici giustificherebbero la sicurezza degli indumenti, ma la verità è ben diversa.
Proteggere l’uomo dalla testa ai piedi è l’obiettivo di Dainese, azienda leader nella produzione di abbigliamento e protezioni per il motociclismo e tutti gli sport dinamici. 
