Test: DERO Challenge Black e Retrò

Qualche tempo fa vi abbiamo parlato di Dero, la nuova, giovane realtà italiana che sta lavorando per creare una intera gamma di capi ad uso motociclistico omologata CE a livello 2. E' venuto il momento di conoscere alcune delle proposte per comprendere come lavora Dero, e soprattutto quali sono le impressioni nell'utilizzo comune di giacche che presto potrebbero fregiarsi del titolo di DPI, Dispositivi di Protezione Individuale.

Abbiamo testato per voi due giacche in pelle: una di taglio racing, la “Challenge Black”, l'altra invece, la “Retrò” dal taglio più classico. Diverse nello stile, molto meno nel contenuto, entrambi i modelli si portano in dote i principali capisaldi di Dero nel confezionamento del prodotto: pelle bovina doppio strato nelle zone più a rischio definite dalla norma EN13595, cuciture di sicurezza quadruple, per una maggior resistenza complessiva, protezioni rigide omologate by Betac. Lo spessore della pelle va da un minimo di 1.1mm ad un massimo di 1.3mm per singolo strato, per un totale che arriva quindi fino a 2,6mm nelle zone a doppio strato. Proprio il doppio strato di pellame nelle zone 1 e 2 indicate dalla normativa (in pratica gomiti, spalle e zone limitrofe) permette alle giacche realizzate dal costruttore lombardo di raggiungere ottimi risultati nei test meccanici che vi mostreremo, realizzati da un laboratorio abilitato alle certificazioni. Osserviamo i risultati dei test di abrasione effettuati sulla pelle utilizzata da Dero: (altro…)

Puntare dritti al Livello 2: la storia di Dero

Ottenere il marchio CE su tutta la produzione, per elevarsi al di sopra delle numerose proposte in campo abbigliamento moto che spesso, anche se blasonate, nascondono sorprese sgradevoli. Questa, in sintesi, la filosofia che anima Dero, giovane azienda italiana con la vocazione della sicurezza in campo moto.

Abbiamo parlato molto del problema omologazione dei capi ad uso motociclistico, e non ci stancheremo mai di farlo (leggi la nostra inchiesta). Per chi è a digiuno, ecco un riassunto realistico: delusione. Non esiste parola migliore infatti per far comprendere quale sia l'emozione di un motociclista che, una volta addentratosi ad analizzare i dettagli qualitativi dell'abbigliamento tecnico per moto, si trovi a scoprire quante e quali siano le omissioni e le noncuranze che caratterizzano ancora il lavoro di troppi produttori. Di ben fatto sembra esserci ben poco, e non è una nostra opinione: le normative che regolano la qualità dei capi tecnici esistono. Norme europee che sanciscono la differenza tra un semplice capo di abbigliamento, per quanto curato e dotato di protezioni, ed un vero e proprio DPI, dispositivo di protezione individuale dalle caratteristiche oggettivamente superiori. EN 13595, 13594, 13634, 1621, 14021 sono tutte normative ampie e dettagliate (scopri come riconoscere l'abbigliamento omologato). Impongono, per l'ottenimento della certificazione a marchio CE, determinate caratteristiche di resistenza del capo di abbigliamento, del materiale di cui è costituito, delle cuciture, delle protezioni rigide, insomma di ogni aspetto che possa influire in maniera più o meno determinante sul raggiungimento dell'obbiettivo più importante: proteggere efficacemente il motociclista in caso di caduta o impatto. (altro…)