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Collaudatori moto: illegalmente pericolosi e dimenticati

Lo sviluppo di una moto è una operazione difficile, affascinante, avventurosa. Anche nella fredda era del calcolo computerizzato: l'attenta analisi delle caratteristiche dei materiali, la simulazione delle performance di ogni componente motoristico o ciclstico, la pianificazione meticolosa di ogni altra sfumatura del progetto, non sono sufficienti a compiere quel collegamento “metafisico” che rende una moto una buona moto: gettare un ponte tra tecnologia ed emozione, per creare una esperienza di guida davvero piacevole ed esaltante, non è a prova di macchina.

Necessita, fortunatamente, dello spirito umano. E' un compito che i collaudatori delle case compiono giorno per giorno, attraverso centinaia e centinaia di ore in moto, migliaia di chilometri di prove, collaudi, valutazioni, suggerimenti, impressioni. Gli appassionati spesso pensano con invidia a coloro i quali hanno la fortuna di lavorare in quel modo così romantico, macinando chilometri di pieghe, staccate, impennate, ma divorando anche lunghe tappe esplorando sì il mezzo che si guida ma anche, sicuramente, i luoghi che si attraversano. Oltre che sé stessi. Parlandone con chi ne sa qualcosa, spesso si scopre invece una realtà un poco diversa, fatta di fatica e, spesso, di insicurezza. Nessuno di noi ha il minimo dubbio che il collaudo di una nuova, futura moto debba essere estremo: è necessario che lo sia. E' giusto comprendere i limiti di un nuovo prodotto, prima di proporlo ad un variegato pubblico di acquirenti. E i limiti dei mezzi ormai, si sa, sono davvero alti. Ciò non rappresenta ad ogni modo un buon motivo per non cercarli, esplorarli, tentare di spostarli. (altro…)