10 cose che gli automobilisti devono sapere per convivere coi motociclisti (in sicurezza)

L’automobilista che non è anche motociclista ha una “carenza” di esperienza che può risultare pericolosa. Si tratta di un dato di fatto che emerge in tutte le ricerche e statistiche di settore. Molti incidenti tra auto e moto sarebbero evitabili se ci fosse più consapevolezza di entrambi. Vi proponiamo una lista da inoltrare ai nostri amici automobilisti.

1.      Si, le motociclette circolano anche durante l’inverno. Il fatto che i finestrini siano appannati non è una buona scusa per immettersi sulla strada con l’approssimativa convinzione che non sopraggiunga nessuno. Abbassa il finestrino se non sei in grado di intravedere una moto che arriva. 2.      Prima zigzagare per evitare le buche accertati che non vi sia un motociclista in sorpasso. Non tutti i centauri sono cosi “esperti” da mantenere le distanze laterali in sorpasso. In più le circostanze potrebbero limitare lo spazio a disposizione per tale manovra. Attenzione anche alle distrazioni che portano a sbandare a destra e sinistra senza criterio. 3.      Controlla bene che non si siano moto in arrivo prima di fare inversione a U. Soprattutto quando ci si trova incolonnati nel traffico, c’è il rischio di tagliare la strada alle motociclette in arrivo in senso contrario, ma soprattutto nel proprio senso di marcia. (altro…)

Il bambino motociclista (che è in noi)

Perché forse motociclisti si nasce Il bambino motociclista non è necessariamente quello spinto da familiari e amici a fare il pilota professionista (sin dalla culla). È quello che guarda le gare minori di Motomondiale, quelle snobbate persino da alcuni piloti che vi partecipano (che vorrebbero approdare quanto prima in MotoGP). Il bambino motociclista è quello che, quando userà la bicicletta, con l’immaginazione trasformerà le sue gambe in un possente bicilindrico. Cambierà le marce (i rapporti) per non grippare, e non perché gli faranno male le ginocchia. In salita penserà: “Ci vogliono più cavalli”, immaginandosi già se a 2 o 4 tempi, in linea o a “v”. (altro…)

RE: Boulton aveva capito tutto

Una risposta all’interessantissimo omonimo articolo del blog “Il Rivolozoico” di Luigi Rivola. (L’articolo di Rivola lo trovate a questo link (clicca)) Stavo indaffarato come al solito su internet. Leggevo qua e la le mirabolanti avventure dei ragazzini impegnati a elaborare i loro motorini. La mia mente vagava tra la giusta idea di “tuning” e la sbagliata percezione del potere e della potenza, quando mi sono imbattuto nel post di Rivola che citava:
<<[…] Matthew Boulton, il pioniere di tutta l’industria moderna, e riporta una frase da lui pronunciata a metà del 1700 ad un congresso di imprenditori del tempo: “Signori, io vendo ciò che tutti desiderano di più al mondo: la potenza”. Boulton era stato il primo a comprendere la portata del motore a vapore perfezionato da James Watt, e ne era diventato socio e primo artefice della sua diffusione.>>
La mia attenzione sale alle stelle e leggo tutto d’un fiato (e ve lo consiglio). Tra le conclusioni Rivola chiude con una riflessione semplice, geniale e molto interessante:
<<Ogni attività è stata profondamente trasformata dal progresso, al punto che oggi spesso gli svantaggi superano i vantaggi. Il desiderio di potenza, perfettamente anticipato dalla citata frase di Boulton, è la guida di tutto, e spiega perché i motociclisti odierni vogliano bolidi di quasi 200 CV per circolare su strade con limiti adatti per i tricicli a vapore dell’800, quando con 50 CV si potrebbe godere egualmente tutto il bello della moto. Frenare la moto si può, e bene, grazie al progresso. Ma è il progresso che in tutti i suoi aspetti, anche quelli negativi, non si può frenare. Avete una soluzione voi? Io non ce l’ho.>> (altro…)

I giovani motociclisti sono tutti Orfani

La fiera del rischio inutile, sotto gli occhi dei genitori, senza che essi se ne rendano conto. Una triste verità che nessuno ha il coraggio di ammettere è rappresentata dall’immensa ignoranza e superficialità della maggioranza dei motociclisti di nuova generazione (e non solo). Nessuno nasce con la capacità di leggere o scrivere, tuttavia si tratta di nozioni importantissime per la vita di tutti i giorni. Attraversare la strada prestando attenzione alle auto che sopraggiungono è un insegnamento alla base della cultura umana della sicurezza. Esattamente come lo è indossare un casco integrale o calzare scarpe chiuse per viaggiare in moto/motorino, anche d'estate. Motociclisticamente parlando, i giovani centauri sono (quasi) tutti orfani. Sono orfani perché nessuno ha avuto la capacità (o le possibilità) di insegnare loro a vivere la moto (o il motorino) in modo sano: a non compiere manovre azzardate, a vestirsi in modo corretto, a sorpassare senza finire schiacciati dalle auto, ad affrontare le situazioni di potenziale pericolo, etc. (altro…)

Conosci te stesso?

La risposta non è scontatamente “SI”, come normalmente si pensa in questi casi. La vita moderna ci ha abituato a credere di possedere i SuperPoteri: sempre al massimo, sempre svegli, sempre di corsa. Si passano giornate intere strizzate tra casa, lavoro, studio, figli, mogli, mariti, suocere, cani, bollette, riunioni condominiali e sedute dallo strizzacervelli. Nel tempo che resta si pensa alle nostre passioni, hobby e divertimenti: la vita, insomma. Le energie non sono infinite però… (Questo discorso vale anche per chi si può permettere di passare le giornate a pettinare le bambole o a fare shopping. Leggi più avanti, ndr) Non sto parlando della solita stanchezza. Mi riferisco alla capacità di combattere, della resistenza, del morale, dell’equilibrio, della forza d’animo, della memoria, dell’udito e della vista: dell’abilità nel pilotare, insomma, nel vero senso del termine. La condizione psico-fisica è un elemento essenziale nella sicurezza alla guida. Per i motociclisti è ancora più vitale. Guidare la moto comporta un notevole lavoro del corpo e della mente, molto più che in auto. No, non bisogna farsi fare una TAC ogni volta che si vuole guidare la moto! Il brevissimo test comporta pochi secondi di “autodiagnosi” che poi diventa un’automatica e quasi involontaria (buona) abitudine. Nessuno è sempre al massimo. (altro…)