Royal Enfield Himalayan: “il bidone di spazzatura nel cuore”

La moto indiana non è una bellezza, ma ci ha fatto innamorare con le sue qualità

Una piccola orientale che va oltre il prezzo e sorprende come versatilità e doti dinamiche, attenti giapponesi!

  • La parte dell’occhio

Un amico divideva le donne in tre categorie, quelle da guardare devono essere bellissime, quelle con cui avere una storiella possono essere così così e quelle da sposare vanno bene anche bruttine, purchè siano brave mogli. La Royal Enfield Himalayan 400 che abbiamo provato per voi sulle strade e nel traffico di Napoli è sicuramente una moto da sposare, piena di qualità ma non bellissima. Il serbatoio squadrato e la lunga coda a spiovere citano vagamente le moto regolarità anni ’60 – ’70, ma tutto il castello anteriore, che regge faro e cupolino è inedito e sembra disegnato da un customizzatore, ma forse è troppo personale per una moto di serie.

 

Curiosa (e forse poco riuscita) la scelta del doppio parafango anteriore e ci sarebbero anche da perfezionare alcune lavorazioni, come le numerose saldature del telaio. Bello il cruscotto, dal look retrò ma moderno nelle dimensioni davvero piccole.

  • In sella

Se in foto la Enfield sembra un’endurona anni ’80, da vicino scopriamo proporzioni da moto indiana ed i preparatori asiatici sono già al lavoro per delle special su base Himalayan. Le gambe sono rannicchiate ed il manubrio piccolo. La strumentazione mischia lancette e cristalli liquidi tipo orologio Seiko, ma è facile, ben leggibile e completa, addirittura compresa di bussola digitale. I blocchetti sono semplici ma dall’apparenza solida ed il baricentro basso consente di spostare bene la moto da fermo o di metterla facilmente sul cavalletto centrale (di serie). La posizione del pilota è inserita tra serbatoio e passeggero, grazie alla sella bassa e così il peso di 185 Kg con il pieno è tranquillamente gestibile. Messo il contatto accendiamo il motore, che ha un rombo inaspettato. La frizione morbida ed il cambio preciso fanno scattare il sorriso nel casco: pronti, via!

  • In giro

Ora siamo su strada e nei primi metri prendiamo confidenza con il manubrio stretto, che però non limita l’handling, così ci infiliamo tra le auto spinti da questo monocilindrico 400cc raffreddato ad aria, che dichiara appena 24CV, ma sono cavallini allegri e finchè ci teniamo sopra i 4200 giri, non fanno rimpiangere nessuna cilindrata, a patto di usare molto il cambio, che è preciso e silenzioso. Sul pavè del centro storico viaggiamo tranquilli, grazie alla ruota anteriore da 21″ ed alle sospensioni soffici, che saranno pure tradizionali e prive di regolazionima hanno un setup perfetto sia nelle stradine di campagna che sulle disastrose strade del centro storico.

I freni sono ugualmente fuoristradistici, con il posteriore potente da 240 mm ben modulabile e l’anteriore da 300 che vuole essere strizzato con forza. In questi casi la soluzione migliore è frenare con tutti e due contemporaneamente, sia per aumentare la potenza frenante che per non sbilanciare l’avantreno affondando troppo la forcella. L’impianto è marchiato Bybre, cioè lo stabilimento indiano della Brembo, vanta fighissimi tubi in treccia ed un ABS Bosch che abbiamo messo a dura prova senza essere mai delusi. Su strada aperta la Enfield ci è sembrata stabile e sicura, anche la protezione dal vento non è male se non si esagera, ma il piccolo motore si arrende presto e raggiungere i limiti di velocità è già un’impresa, in compenso la Himalayan si presta bene a qualche viaggetto sulle strade secondarie.

SicurMOTO.it ringrazia la concessionaria TOPOMOTO, dealer Royal Enfield per Napoli, che ha inventato quel bell’adesivo a stella sul serbatoio e poi ci ha concesso la moto in prova. Contateci: non sarà l’ultima!

Non possiamo concludere questo articolo senza due righe personali sulle dichiarazioni di Gigi Buffon, che abbiamo amichevolmente preso in giro nel titolo.
Caro Gigi, capisco la tua frustrazione e ti perdono volentieri sia i toni che le parole, ma non il contenuto: il rigore di Benatia su Vasquez c’era e quindi chiedere “sensibilità” all’arbitro per “l’impresa” della tua squadra sarebbe come per me chiedere comprensione all’autovelox per il sacrificio che ho fatto a comprare la moto. Assurdo, no?

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