2 commenti

Gherardo Quario Rondo
0:00, 24 settembre 2018

Buongiorno,
A 200 km/h, le probabilità di morte in caso di caduta sono MOLTO più elevate che in caso di caduta a bassa velocità, come potrebbe verificarsi in un contatto duro, in curva. L’energia non “viaggia” con il quadrato della velocità, per caso? Entrerebbero in gioco danni rilevanti agli organi molli, che sono vitali, a differenza di una clavicola rotta. Il vostro articolo, che in qualche modo vuole ridimensionare la gravità dell’accaduto, è a dir poco vergognoso. A un pilota professionista, sebbene non gli sia richiesto di aver dato l’esame di Fisica1 all’università, deve aver ben chiaro i rischi a cui si va in contro pinzando il potente freno anteriore di una moto2… Detto questo, il gesto omicida (dettato da rabbia, e non impulsivo) compiuto dal pilota romano, andrebbe punito con lo straccio della licenza. Forse solo così, a Penati e a tutte le teste calde come lui, potrebbe scoccare una scintilla di saggezza nelle loro teste. Certo, alla base c’è anche un lungo discorso legato all’educazione sportiva ricevuta, sin dalla giovane età. E poi… Il “giochetto” di tirare il freno nei trofei scooter, vi sembra normale, o forse accettabile? Boh, sarà che non sono un motociclista di professione, ma non vi auguro di incappare mai in un motociclista che per un presunto sgarbo, possa decidere di pinzarvi il freno anteriore anche solo a 50 km/h su una stradina di campagna. In tal caso, ne sono convinto, si beccherebbe una bella denuncia, o sbaglio? Anche questo ovviamente è un commento da bar, ma permettetemi di dire che, sia per Fenati che per il mondo motociclistico tutto, questa sarebbe potuta essere l’occasione migliore per affermare con chiarezza, che non esistono compromessi quando si mette volontariamente a repentaglio la vita di un uomo.