Cari motociclisti vi faccio l’identikit!

23 novembre 2009 - 13:37

Questo articolo va letto in chiave comica perchè ad una lettura disattenta può sembrare irriverente, mentre lo spirito è solo quello di farsi due risate. Questo sito fa della sicurezza la sua missione e se in qualche momento dell’artico può sembrare che vengano presi in giro quelli che si vestono di tutto punto sappiate che è detto solo per ridere. Forse sarebbe stato più semplice non pubblicare l’articolo penserete, mentre io ritengo che sapersi mettere in gioco e ridere di se stessi sta alla base di una sana voglia di conoscenza. (Claudio Cangialosi fondatore del Blog e di SicurAUTO.it)

“Sara, svegliati, è primavera…”
“Mmh… che ora è?”
“Sara, sono le sette e tu devi andare a scuola.”
“Uffa, che p…izza!”
“Oh oh oh, Sara, raccogli tutti i libri ed accendi il motorino. Ma stai attenta a non investire un bambino.”

Raccomandazione inutile. Sara, come la stragrande maggioranza degli utenti della strada, a due, tre, quattro e più ruote, affronta la giornata seguendo un immutabile copione: si alza, va in bagno, fa colazione, si lava i denti, si veste, si mette alla guida e, dopo un certo lasso di tempo, variabile fra pochi minuti e diverse ore, si sveglia.

Nel traffico caotico dell’ora di punta il “pilota automatico”, in genere, funziona a meraviglia, pur con qualche inevitabile defaillance, universalmente accettata come un destino ineluttabile: una strisciatina sulla fiancata, qualche graffio sui paraurti, un fanalino spaccato, una portiera ammaccata… Gli automobilisti se la cavano con poco, tutt’al più un’arrabbiatura e un fastidioso mal di portafogli.

Per chi procede seduto su una sella in (precario) equilibrio dinamico, invece, le conseguenze degli incontri troppo ravvicinati, anche a bassa velocità, non sono quasi mai indolori, più per gli effetti della probabile caduta che per l’impatto vero e proprio.more

Le inesorabili leggi della fisica impongono dunque maggior prudenza a motociclisti, scooteristi e affini, che vorremmo vedere disciplinati, rispettosi della segnaletica, col loro bel casco, perfettamente allacciato, allineati e coperti, nell’interesse di tutti: grosso modo, una moto in più equivale ad un’auto in meno, quindi la benemerita categoria contribuisce, più di ogni altra, a decongestionare le nostre intasatissime metropoli.

Il variegato popolo dei “dueruotisti” si compone di diverse categorie e, in ciascuna di esse, accanto a ragazzini giudiziosi e prudenti, giovani maturi e pacati padri di famiglia, convivono alcuni esemplari poco edificanti:

  • SCOOTERISTA junior. Subentra al CICLOMOTORISTA, categoria quasi scomparsa, della quale ha ereditato tutte le caratteristiche, nel bene e nel male. Età media sui 15 anni, guida la Vespa, lo Scarabeo ed altri insetti, dal propulsore sapientemente “risvegliato”. Look casual-ginnico, posizione di guida scomposta, sfreccia costantemente a tutta manetta, incuneandosi a zig zag fra cofani, fiancate, marciapiedi e pedoni. Crede che i semafori pedonali delle tangenziali siano stati installati per consentirgli di bloccare il flusso veicolare ed attraversare sulle strisce pedonali. Tiene il casco gelosamente custodito nel bauletto o, al limite, fissato dietro la nuca, per calzarlo in un nanosecondo se scorge qualche lampeggiante nelle vicinanze. Fermamente convinto che i freni (suoi, non altrui) vadano adoperati il meno possibile e che le strade siano tutte a senso unico, è afflitto da un inguaribile delirio di onnipotenza che lo porta a sconfinare nell’incoscienza pura, sotto l’occhio vigile e benevolo di un misterioso Santo Protettore, che rinvia al mittente tutti gli accidenti indirizzati al suo pupillo (qualche volta però si distrae).
  • SCOOTERISTA senior. Secondo le stime annuali, è la categoria più numerosa e incarna l’archetipo del motociclista medio del terzo millennio. Normalmente disciplinato e riflessivo, avanza sprofondato su comode poltrone (Majesty, Madison, Burgman e simili). In qualche caso può manifestare atteggiamenti comportamentali tipici del gruppo 1), sintomo di una non completa maturazione, che avverrà al primo gomito sbucciato.
  • ENDURISTA duro & puro. Sui 18-22 anni, usa moto specialistiche (Yamaha TT, Honda XR, KTM), indossa gli stivali e il corpetto di nylon anche per andare all’Università. Perde per strada chili di fango pazientemente accumulato sul campetto da cross la domenica precedente. Ritiene poco dignitoso procedere con la ruota anteriore a contatto con l’asfalto e non curva mai: controsterza.
  • PSEUDO ENDURISTA. Fra i 20 e i 30 anni, stravede per la Transalp, ma non si sognerebbe mai di mettere le ruote sullo sterrato. Quanto a modalità di guida, è la perfetta sintesi fra i gruppi 1) e 3), dei quali mantiene disinvoltura, grinta, spavalderia e pessime abitudini. La pericolosità, per sé e per gli altri, aumenta invece in maniera esponenziale.
  • MAXI ENDURISTA. Sui 27-35 anni, impiegato di banca, neo medico o avvocato rampante, inforca la sua BMW 1150 GS rigorosamente in giacca e cravatta, pantaloni dalla piega impeccabile, scarpe lucidissime e 24 ore fissata al portapacchi. Fende il traffico con incedere maestoso e senza fretta, ma a volte si spazientisce o si accorge che è tardi e sfodera le innate doti del gruppo 1), incastrandosi regolarmente con le enormi valigie laterali fra il furgone del lattaio e l’utilitaria della casalinga.
  • CUSTOM BIKER. La categoria esiste da decenni, sulla scia di “Easy Rider” e dei chopper, ma solo negli ultimi anni è riuscita ad affermarsi e a proliferare anche nel nostro Paese. Il bacino d’utenza è assai vario e spazia dal timido professorino di lettere a nerboruti energumeni che, a giudicare dal look (giubbotto di cuoio nero con improbabili stemmi e borchie, codino d’ordinanza e aquila tatuata sul bicipite), rappresentano il paziente ideale di un ambulatorio di antropologia criminale. Quasi tutti, comunque, rivelano una certa inquietudine esistenziale e sembrano sinceramente preoccupati di dover attirare l’attenzione a tutti i costi, come le loro moto (Harley, Yamaha Virago, Kawasaky VN). Di queste, ben poche restano come mamma Casa le ha fatte: qui l’istinto di personalizzazione è un must, a base di scarichi liberi, manubri-stenditoio, cromature esagerate, lucette blu, targa laterale, sella con frange, serbatoi aerografati e assetto ancor più raso terra. Più che una categoria, è un vero fenomeno di costume e, sotto il profilo etico-socio-psicologico, dà molto da pensare. In compenso, ad onta dell’enorme numero di decibel sparati al cielo, i customisti vanno veramente piano, inebetiti dalle terrificanti vibrazioni dei loro simil-trattori.
  • RACING BIKER. Sui 25 anni, la domenica mattina inizia un rito della vestizione che neanche Dominguin: calzamaglia, tuta di pelle griffata con rinforzi al ginocchio, stivali, sottocasco di seta, guanti da GP, casco in fibra di carbonio con interfono. Ammira compiaciuto allo specchio il suo look da Star Wars e, fischiettando “Momenti di Gloria”, monta sul suo missile da 140 CV (Fireblade, Ninja, R1 ecc.), fa appollaiare la ragazza, agghindata allo stesso modo, sul sellino posteriore (cioè al secondo piano, senza ascensore, con le ginocchia in bocca) e, insieme ad altre dieci coppie, imboccano l’autostrada per raggiungere l’agriturismo distante 30 km. Gli altri giorni della settimana cambia solo l’abbigliamento: al mattino, per recarsi in ufficio, è identico a quello del tipo 5); più sportivo la sera, quando “passeggia” per le vie cittadine, beandosi con l’urlo dei suoi 4 cilindri, con le derapate della ruota posteriore e pelando col ginocchio tutte le curve dell’isolato.
  • CAFE’ BIKER. Giovane, o giovanile, adora le “naked” come Monster e Hornet, le guida in maniera fluida e rilassata e le utilizza per quello che sono: semplice mezzo di trasporto e di svago, uno strumento utile a realizzare altri interessi. E’ forse il tipo di motociclista più equilibrato, ma la sindrome del “passo dove mi pare” è sempre in agguato.
  • GRAND TOURER. Una volta era semplicemente il “Guzzista”, con la mitica California con parabrezza e borse laterali. Di età compresa fra i 30 e i 60 anni, ma anche oltre, usa la moto solo per girare l’Europa e arrivare, almeno una volta nella vita, a Capo Nord, in sella all’intramontabile “California” o alla BMW K 1200. In città non si vede proprio: usa l’auto.
  • TITANIC BIKER. Non se ne vedono più molti, in giro, anche per i prezzi stratosferici delle loro mastodontiche cavalcature (Gold Wing 1.8, Electra Glide), peraltro in via d’estinzione ed ormai quasi scomparse dai listini. Impossibili da condurre nel traffico, le spostano semplicemente dal box al bar, godendosi impianto hi fi, computer di bordo e stazza da incrociatore (ma possono contare sulla retromarcia) e lamentandosi continuamente delle spese esorbitanti di bollo, assicurazione, manutenzione e garage.
  • IL “NOSTALGIA CANAGLIA”. Appassionato delle cose dal buon sapore di una volta, il suo motto è “Come questa non se ne fanno più”. Passa la vita fra sfasciacarrozze, officine dell’entroterra e mercatini dell’usato, alla perenne ricerca di una Norton Commander, di una Triumph Bonneville o di un nostrano Guzzi Falcone, ma si accontenta anche di un Galletto, pazientemente scovato in un fienile, mezzo rosicchiato dai topi e pronto a far rivivere, dopo un lungo, faticoso e costosissimo restauro, emozioni perdute da tempo. A volte non conosce nemmeno la marca della moto dei suoi sogni e va in giro chiedendo di quella di Marlon Brando “Il selvaggio”, o addirittura della “Steve”, mod. Mc Queen. O, per la necessità di far convivere passione e budget, ripesca dal box paterno la vecchia Gilera 124, lo Stornello 160 o il Vespone 150 “Nanni Moretti Style”. L’impresa più ardua? Trovare le decalcomanie originali.

7 commenti

fa147
0:00, 6 gennaio 2010

Caro pacotom come te faccio parte di smanettoni.net
oltre che far oarte del direttivo di un motoclub fmi, devo esser sincero il vostro articolo mi ha divertito molto…
…Chi ha scritto l’articolo è stato tanto bravo che mi pareva di vedere le immagini…
Mi permetto d’intervenire per far riflettere chi si è sentito “ferito” dall’articolo: “Faccio parte di un motoclub misto (custom, race replica, enduro, naked, c’è di tutto un pò) e mettendomi una mano sulla coscienza (ed invito tutti a fare lo stesso) mi rendo conto che corrispondo a pennello alla descrizione del racer… (mi spiace ma sulla mia strada non ho ancora incontrato “un mio simile” che si attenesse al codice della strada al 100%…) così come ho notato grandi somiglianze anche nelle altre descrizioni.
Lamps a tutti

pacotom
0:00, 27 novembre 2009

Ben fatto, Claudio. Grazie Astrid!

Ellis
0:00, 26 novembre 2009

Gentile Claudio,
ti ringrazio della risposta, apprezzo le scuse, prendo in seria considerazione la politica editoriale e *non la discuto*, ma continuo a ritenere che forse il post andava scritto con un punto di vista diverso.

Non si tratta di permalosità dei motociclisti (ho solo preso ALCUNI esempi, ma posso fare lo stesso con gli scooteristi), ma di buon senso. Non è ironico, non è comico: è offensivo.
Si è messo nello stesso calderone comportamenti discutibili e pericolosi e comportamenti che non c’entrano *nulla* coll’essere dei deficienti per strada. Qual è lo scopo di *ridicolizzare* chi ha come hobby il restauro di un certo tipo di moto, o il tipo di moto che uno usa, chi si veste in un certo modo, chi fa vestire adeguatamente il passeggero, se sceglie di usare tutte le protezioni possibili immaginabili per sentirsi più sicuro – visto che è l’unica cosa che può controllare al 100%? Non è qualcosa di divertente: è idiota.
Non si prende in giro soltanto un comportamento scorretto sulla strada, che va stigmatizzato con decisione, qui si giudica la persona per quello che decide di fare – e che è nel suo pieno diritto fare – senza causare danno ad alcuno, con quali prerogative non mi è chiaro.
Il messaggio che passa, purtroppo, e lo sottolineo – purtroppo –, è che ci sia uno che si sente figo e che dice ad altri di essere sfigati. Perché scelgono moto custom, vanno in giro in scooter con una seduta comoda, hanno la passione delle moto d’antan, decidono di andare in giro sempre e comunque con le protezioni adeguate. Che cosa c’è di comico o di costruttivo in questo, sinceramente, non lo so.
Ci sono tanti tanti tanti problemi sulla strada, è difficilissimo far passare l’idea che non si è immortali e che le disgrazie non capitano solo agli altri. Poi si arriva qui, e in un contesto ben preciso in cui si fa di tutto per veicolare un determinato messaggio “salvavita”, si leggono giudizi che piovono così, senza nessun motivo.
Mi spiace davvero leggere queste banalizzazioni qui, dove TUTTI (PACO INCLUSO), state facendo un buon lavoro, che meriterebbe maggiore diffusione e maggiore considerazione. Ho letto altri articoli PRIMA di questo, dove si vede il vostro impegno nel far passare il messaggio che la *sicurezza è tutto*, e so che si tratta di un passo chiamiamolo “infelice”, e continuerò a leggere il blog; ma chi legge solo questo post, che cosa può pensare? Passare per questo sito non gli avrà insegnato nulla, se non che c’è qualcuno che lo ritiene sfigato non solo per eventuali comportamenti idioti *sulle due ruote* ma anche e soprattutto per cose che non hanno nulla a che fare con l’andare per strada, senza dargli spunti di riflessione. E continuerà ad andare per strada come ha sempre fatto: se è una persona dotata di buon senso, problemi non ce ne sono; se invece ha sempre messo in pericolo sé e gli altri, qualche problema può crearlo: a sé ma soprattutto agli altri. Tra i quali – ti ricordo – ci siamo io, te, la redazione, chi legge e tutti gli utenti della strada. Se questo è essere permalosi, ok lo sono. Spero solo che il mondo sia pieno di permalosi come me, permalosi sul fatto che la propria sicurezza viene prima di tutto e che la propria vita non debba essere messa a repentaglio da nessun idiota.
Con questo “simpatico” articolo, che cosa si è risolto?

Lamps (rilassàti e non permalosi ;))!

Astrid V.
0:00, 26 novembre 2009

Ottimo Claudio! 😀 una scelta equilibrata e responsabile, come sempre. 😉

pacotom
0:00, 25 novembre 2009

Sono pervenute alcune lamentele sul tenore del pezzo, giudicato troppo graffiante. Ritengo opportuno quindi puntualizzare.
L’articolo è stato scritto da un 50enne che va in moto da quando aveva 14 anni e che ha sempre vissuto la moto come una passione, non come un semplice mezzo di trasporto, per cui è impensabile che “ce l’abbia coi motociclisti” e abbia voluto metterli alla berlina.
Il pezzo va letto in chiave autoironica, che è sempre sintomo di positività. In ogni caso il messaggio non è indirizzato indiscriminatamente a TUTTI i motociclisti, ma esclusivamente a coloro (e ce ne sono, purtroppo) che fanno di tutto per screditare la categoria, come era evidente nella premessa: “Il variegato popolo dei “dueruotisti” si compone di diverse categorie e, in ciascuna di esse, accanto a ragazzini giudiziosi e prudenti, giovani maturi e pacati padri di famiglia, convivono alcuni esemplari poco edificanti”. Il termine “alcuni” avrebbe dovuto fugare possibili perplessità. Ciascuno di noi si porta dietro il proprio bagaglio culturale e di esperienza ed i propri modelli esistenziali, che traspaiono sempre e comunque, qualsiasi cosa guidi e dovunque si trovi a transitare. In sintesi, il maleducato, l’incivile, il superficiale si riveleranno come tali indipendentemente dal numero di ruote che usano.
Ho voluto prendere di mira questi utenti, descrivendone i comportamenti che chiunque può osservare ogni giorno, su qualsiasi strada, leggendo i quotidiani o davanti a qualsiasi Pronto Soccorso. Senza voler in alcun modo coinvolgere nello stesso calderone TUTTI i motociclisti, la maggior parte dei quali sono/siamo rispettosi delle norme del codice e degli altri utenti. Ma prima ancora, sono dotati di materia grigia e sanno che guidare con prudenza ed attenzione abbassa enormemente il livello di rischio.
Se la strada è irta di pericoli, è anche “grazie” a una minoranza di “dueruotisti” che avrebbe bisogno di riflettere sul proprio approccio quotidiano alla guida e verso la quale dovrebbe indirizzarsi la giusta indignazione della “categoria”, giornalmente screditata dai loro atteggiamenti deplorevoli.
Un lampeggio a tutti.

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