Incidenti in moto: la velocità può essere un capro espiatorio?

Negli incidenti in moto la velocità sembra essere l’unica colpevole, ma se non dipendesse tutto da essa? Il fattore umano capro espiatorio

31 marzo 2022 - 8:29

Quando si parla di incidenti in moto, il principale argomento resta quello dell’eccessiva velocità. Ma secondo uno studio recente, ci sono molti altri parametri da prendere in considerazione. Per molti anni il consiglio è stato di non eccedere con la velocità per viaggiare più sicuri. Un consiglio certamente sensato. Uno studio, però, dimostra che un incidente in moto, generalmente, è un evento molto più complicato e casuale. La velocità è solo uno dei fattori che entrano in gioco.

INCIDENTI IN MOTO: LA RICERCA

Il sondaggio globale aveva l’obiettivo di intervistare i motociclisti coinvolti in una collisione negli ultimi dieci anni. È stato compilato da 1578 motociclisti che hanno risposto da 30 paesi in Europa, Stati Uniti, Asia, Australia e Sud America e in otto lingue. L’aspetto innovativo di questa ricerca è stato l’aver chiesto ai motociclisti di portare la loro esperienza personale, oltre le conoscenze del mondo accademico, basato sulle analisi statistiche di grandi database. Ciò che è diventato evidente dai risultati dell’indagine è che l’analisi ortodossa degli incidenti in moto sembra “guardare nel modo sbagliato”. Tipicamente, gli studi sugli incidenti motociclistici hanno identificato l’errore umano come la principale causa di collisioni. Ma questo non basta. Altri motivi da prendere in considerazione sono:

  • L’esperienza;
  • I rischi inutili;
  • La guida ad alta velocità.

Le prove fornite in questo rapporto dimostrano, però, che la correlazione tra velocità e gravità delle lesioni è casuale.

LA CONDANNA (INGIUSTIFICATA) DEL FATTORE UMANO

Questo risultato è importante perché consente ad analisti e ricercatori di concentrare la loro attenzione su ciò che fornisce l’evidenza in questo studio. Sembra, infatti, che ad essere determinante sia il meccanismo dell’incidente, ovvero la traiettoria del pilota dopo l’incidente e ciò che colpisce, soprattutto per quanto riguarda il tipo e la gravità delle lesioni. Il fattore velocità rappresenta certo un elemento fondamentale ma, analizzando i dati, risulta che la gravità delle ferite non è mai correlata direttamente alla velocità. Insomma accusare i motociclisti di non rispettare i limiti e quindi essere causa diretta dei danni che subiscono in un incidente non è una verità assoluta. Addirittura, analizzando un numero molto alto di incidenti è emerso che più della velocità incide l’ora: pare infatti che la maggior parte degli incidenti analizzati all’interno dello studio siano capitati in un periodo della settimana ben preciso, vale a dire il sabato dalle 15 alle 18.

QUANDO LA PREVENZIONE PARTE DALLA PSICOLOGIA: IL LOCUS OF CONTROL

Un dato curioso, che pone in gioco numerosi altri fattori in cui la casualità, ovviamente, la fa da padrone. Associare, giustificare e risolvere ogni incidente motociclistico come conseguenza dell’alta velocità è, però, riduttivo. Affinché la prevenzione sia efficace e vi sia una visibile riduzione del numero di incidenti può rivelarsi utile fermarsi a riflettere sul “Perché è successo?”, base del concetto di locus of control. Esso indica la modalità con cui un individuo ritiene che gli eventi della sua vita siano prodotti dai suoi comportamenti o azioni, oppure da cause esterne indipendenti dalla sua volontà. Serve, quindi, analizzare prima cosa abbiamo fatto noi per far accadere l’incidente o cosa potevamo fare per evitarlo. Quando abbiamo rafforzato la componente interna del locus of control, ovvero abbiamo analizzato il nostro comportamento, possiamo guardare all’esterno. Analizzando in sequenza le altre componenti: ad esempio condizione delle strade, segnaletica, traffico, ora del giorno, velocità e molto altro. Questo non vuol certo dire che la velocità non sia pericolosa, ma spiega invece come un incidente non possa essere evitato solo “andando piano”. L’incidente è un insieme di concause in cui l’uomo, con le sue abilità cognitive ed emotive, può fare la differenza.

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