Targa monopattini: il contrassegno si stacca facilmente, rischio multe
Assoutenti segnala criticità sulle targhe adesive per monopattini che rischiano di staccarsi a causa di vibrazioni e pioggia
Assoutenti segnala criticità sulle targhe adesive per monopattini che rischiano di staccarsi a causa di vibrazioni e pioggia
Allarme targa monopattini elettrici: il contrassegno adesivo si stacca facilmente, è la denuncia di Assoutenti. Che arriva quando l’obbligo di identificazione per questi strumenti della micromobilità urbana entra in una fase critica, in quanto si avvicina la scadenza del 16 maggio 2026. Entro tale data, come stabilisce il ministero delle Infrastrutture, ogni proprietario deve regolarizzare il proprio mezzo con la targhina identificativa, prodotta dal Poligrafico dello Stato e distribuita dalla Motorizzazione civile. Tuttavia, l’associazione dei consumatori solleva dubbi sulla tenuta tecnica: la natura del materiale utilizzato rischia di penalizzare gli utenti. Molti veicoli presentano superfici curve o porose che rendono difficile l’aderenza, trasformando un obbligo burocratico in un potenziale labirinto di sanzioni per colpe non direttamente imputabili al conducente.
QUALE MULTA VIAGGIANDO SENZA TARGA DEL MONOPATTINO
Il mancato possesso del contrassegno espone i cittadini a multe da Codice della Strada: 100 euro (70 euro per chi paga entro cinque giorni dalla notifica del verbale), sempreché ci siano i controlli: le mille infrazioni attuali (circolazione sul marciapiede, in due o tre, senza casco, mancato rispetto della precedenza e altre) vengono punite molto di rado. Il legislatore ha pensato di introdurre il targhino per garantire la tracciabilità dei mezzi nelle aree urbane, ma molti proprietari hanno già segnalato difficoltà oggettive nell’adesivo antimanomissione da apporre su parti specifiche del telaio o del parafango. La preoccupazione principale riguarda la validità nel tempo di tale identificazione, poiché un adesivo mancante o illeggibile equivale legalmente all’assenza totale del titolo, innescando il verbale immediato da parte delle autorità di vigilanza.
SUPERFICI RUVIDE E DIFFICOLTÀ DI ADERENZA TECNICA
Uno dei nodi rilevati riguarda la morfologia stessa dei monopattini elettrici. Questi mezzi sono costruiti con plastiche porose o metalli con verniciature ruvide che non offrono una base d’appoggio ideale per un supporto autoadesivo: se la superficie non è perfettamente sgrassata, pulita e asciutta, la colla non riesce a creare un legame chimico stabile. Spesso il parafango posteriore, luogo designato per l’affissione, è curvo, impedendo all’etichetta di aderire uniformemente su tutta la sua estensione. Si possono creare piccole fessure dove polvere e detriti si infilano rapidamente, sollevando i bordi del contrassegno. Una volta che l’aria penetra sotto la targa, il processo di distacco diventa irreversibile, costringendo l’utente a procedere con una nuova richiesta amministrativa a proprie spese.

L’IMPATTO DELLE VIBRAZIONI E DEGLI AGENTI ATMOSFERICI
L’utilizzo quotidiano del monopattino avviene in contesti stradali spesso degradati: buche, sampietrini e continue sollecitazioni meccaniche mettono a dura prova l’integrità del veicolo. Le vibrazioni costanti agiscono direttamente sul punto di attacco del contrassegno, indebolendo la sua struttura. A questo si aggiunge l’azione erosiva della pioggia, del fango e del calore estivo, che possono alterare i pigmenti della targa rendendola illeggibile ai sistemi di controllo. Se i numeri identificativi sbiadiscono a causa degli sbalzi termici, il proprietario rischia comunque la sanzione, trovandosi in una posizione di vulnerabilità costante: l’esposizione diretta agli elementi trasforma quello che dovrebbe essere un documento permanente in un accessorio fragile e facilmente deteriorabile nel giro di pochi mesi di utilizzo intenso.
IL PARADOSSO DELLA NATURA ANTIMANOMISSIONE
Il sistema attuale prevede che le targhe siano dotate di microtagli di sicurezza: questi sono progettati per far frammentare l’adesivo in mille pezzi in caso di tentativo di rimozione fraudolenta, impedendo che un codice venga scambiato tra due mezzi. Tuttavia, questa caratteristica di sicurezza si trasforma in un boomerang se il distacco avviene accidentalmente o per un errore millimetrico durante la prima posa. Se l’utente sbaglia l’allineamento di pochi gradi, non può correggere la posizione: ogni tentativo di staccare e riattaccare la targa ne provoca la distruzione immediata: ciò obbliga il cittadino a versare nuovamente gli oneri previsti per ottenere un duplicato, generando un costo aggiuntivo non trascurabile e un carico burocratico che Assoutenti definisce eccessivo rispetto alle finalità della norma.
LE PROPOSTE PER UN IDENTIFICATIVO RIGIDO E SICURO
Una delle soluzioni più logiche sarebbe l’adozione di una targa rigida, simile a quella dei ciclomotori ma di dimensioni ridotte, da fissare tramite viti o supporti meccanici stabili; in alternativa, si potrebbe valutare l’uso di codici identificativi gestiti tramite banca dati digitale o sistemi QR-code incisi su piastrine metalliche. Queste opzioni garantirebbero una durata pluriennale e resisterebbero alle condizioni d’uso più estreme, eliminando l’incertezza legale per migliaia di utenti che oggi temono di perdere la propria targa tra una buca e un acquazzone.
AFFOLLAMENTO IN MOTORIZZAZIONE PER LA TARGA DEL MONOPATTINO
Ricordiamo che la targa del monopattino era richiedibile dal 18 marzo 2026, ma quasi tutti si sono mossi all’ultimo, chiedendo il contrassegno in un’agenzia di pratiche auto o tramite il Portale dell’Automobilista: pertanto, i funzionari non potranno soddisfare per tempo tutte le richieste. Poi, il 16 luglio, scatterà l’obbligo di assicurazione.