In Val di Susa cavi killer contro i motociclisti

23 aprile 2018 - 16:41

Nel mentre delle pulizie di primavera dei boschi, i volontari hanno trovato cavi di acciaio tesi tra gli alberi ad altezza uomo
La scoperta da parte dei volontari dell’Aib ha evitato una possibile tragedia in val di Susa: trappole piazzate da criminali per fermare (o uccidere) ciclisti ed enduristi.

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  • Lo sporco si annida tra gli alberi

Le pulizie di primavera hanno investito anche i boschi, portando a una scoperta che ha evitato possibili tragedie. Con l’arrivo della bella stagione ricominciano a spuntare nei boschi delle vere e proprie trappole per biker e ciclisti da fuoristrada. Quest’anno i volontari del Servizio Antincendio Boschivo hanno trovato un cavo d’acciaio tirato ad altezza uomo. Una trappola a dir poco pericolosa, ma non certo la prima in questa zona.

  • Tagliategli la testa!

Il tranello rinvenuto dai volontari dell’Aib piemontesi, è stata definito degli stessi una vera e propria ghigliottina. Una trappola piazzata da ignoti criminali contro ciclisti e enduristi. I colpevoli cercano in tal modo di “scoraggiare” il passaggio a Mountain bike e moto da enduro. Le conseguenze potevano essere gravissime. In questo caso sembra che si siano ispirati alla regina di “Alice nel paese delle meraviglie”, tentando di scoraggiare questi sportivi con la decapitazione.

  • Un problema ricorrente

In tutta Italia sono anni che si riscontrano casi simili, dalla stessa Val di Susa a Bergamo o all’Isola d’Elba. Più volte le autorità sono state sollecitate dall’FMI (la Federazione Motociclistica Italiana) alla risoluzione del problema, inoltre ad indagare ed aumentare la vigilanza verso questi atti criminali che sono chiari attentati alla vita dei bikers. Basti pensare che l’anno scorso alcuni escursionisti erano rimasti feriti da alcuni chiodi piantati nel terreno sempre sui sentieri della Val di Susa.

  • Dura lex, sed lex

Lo scorso agosto le istituzioni si sono incontrate per stabilire i principi di legalità volti a caratterizzare la circolazione delle moto sulle viabilità a fondo naturale e in fuoristrada, durante la modifica del Codice della Strada. L’FMI ha difeso, in sede di decisioni, la libera circolazione nei parchi e nelle aree protette. La battaglia contro questa legge è dura ed ancora in atto, ma la questione rimane solo una: non si tratta qui di legge o meno, quanto piuttosto della necessità di aumentare i controlli ed evitare con ogni mezzo possibile altri casi come quello di cui abbiamo appena parlato.

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