Africa Eco Race: dalla Francia al Senegal sulle tracce della Dakar

Una gara dura e suggestiva sulle tracce della Parigi-Dakar. L'Africa Eco Race ha raccolto l'eredità della leggendaria competizione

14 agosto 2020 - 14:16

L’Africa Eco Race ha raccolto l’eredità della leggendaria competizione che tante emozioni ha regalato agli appassionati, che dal 2009 non si corre più nel continente africano. Ma l’Africa, con i suoi paesaggi variegati e spettacolari, con le sue difficoltà e le sue intemperie, non poteva restare senza una competizione in cui piloti e automobilisti affrontano territori impervi con il solo ausilio delle proprie abilità di guida e di navigazione.

DALLA DAKAR ALL’AFRICA RACE

Ottomila chilometri tra Marocco, Mauritania e Senegal, sabbia e pietre, freddo pungente e caldo insopportabile: pur di arrivare primi alle spiagge dell’affascinante Lago Rosa di Dakar. I partecipanti sempre più numerosi sono disposti ad affrontare una competizione con difficoltà insormontabili ai più. L’Africa Eco Race nasce sulle ceneri della Parigi-Dakar, una corsa ideata dal pilota Thierry Sabine nel 1979: ecco un puntuale reportage dell’edizione numero 41 del 2019. Sabine aveva sognato un rally che, dopo la partenza in Europa, avrebbe avuto il suo culmine nello splendido e durissimo continente africano. La maggior parte dei partecipanti lo avrebbe poi affrontato, nelle tante edizioni, soprattutto a bordo delle moto, tra cui le mitiche Yamaha Ténéré e XT. Quando la Aso decise di trasferire la Dakar altrove, il pilota Hubert Auriol diede vita all’Africa Race, una gara che voleva essere, già nel claim, l’erede della più conosciuta competizione rally al mondo: “Sulle tracce di Thierry Sabine”. Le 12 edizioni hanno conosciuto fortune alterne, con la prima edizione, vinta da Pellicer, con pochi iscritti. Col tempo, però, l’Africa Race, diventata Africa Eco Race, ha raccolto sempre più attenzione e sempre più successo.

L’AFRICA ECO RACE 2020

L’Africa Eco Race 2020 è partita dalla città di Montecarlo, famosa come tante altre città per l’antico casinò e, soprattutto, per la gara di F1. A vincere è stato ancora una volta l’italiano Alessandro Botturi sulla Yamaha WR450F, davanti norvegese Pal Ander Ullevalseter, esattamente come la scorsa edizione. Terzo, un altro talento italiano, il giovane Paolo Lucci, poi retrocesso al quarto posto. Botturi, alla fine della gara ha ringraziato i piloti Giovanni Gritti e Lucci, che lo hanno aiutato a superare alcune difficoltà. Nelle sue parole c’è tutto il fascino della competizione, la bellezza di affrontare certi paesaggi: “Passare sulla ferrovia in Mauritania mi ha messo i brividi” – ha detto – “quello che provi lì, il Mal d’Africa, è difficile da raccontare”. Il norvegese Ullevalseter ha sportivamente riconosciuto la bravura dell’italiano: “È stato più forte di me, ci proverò l’anno prossimo”.  Per la quinta volta su dodici occasioni, dunque, un italiano si è aggiudicato la gara.

PERCHE’ IL NOME AFRICA ECO RACE

In un’intervista alla fine dello scorso dicembre, Botturi ha parlato della difficoltà di affrontare la parte della gara in Mauritania. Ma anche dello spirito di amicizia che lega i partecipanti alla gara, tanto da condividere anche i pasti. C’è un motivo se l’Africa Eco Race si chiama così? Il nome originarioera semplicemente Africa Race. Eco è stato aggiunto perché gli organizzatori hanno voluto che la competizione fosse eco-friendly: lasciare meno tracce possibili del proprio passaggio lungo i paesi che ospitano il percorso. Per esempio, alcuni dei veicoli che partecipano alla gara sono dotati di pannelli solari e ai piloti vengono forniti kit di posate riutilizzabili. Sono legati all’Africa Eco Race, poi, alcuni progetti volti a fornire energia sostenibile a scuole e biblioteche. Nel 2011, l’organizzazione dell’Africa Eco Race ha piantato ben 3000 eucalipti autoctoni a Nouakchott, in Mauritania.

L’Africa Eco Race è una competizione motoristica tanto appassionante quanto faticosa, una gara che mette a dura prova anche i piloti più esperti, proprio come il nostro Botturi. Ma la bellezza incomparabile dei paesaggi africani, la sfida a quei terreni così impervi, la gioia di arrivare al Lago Rosa ripagano di tutte le difficoltà e i rischi. Perché l’Africa poteva restare senza la Dakar, ma non senza un rally.

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