Dakar 2019, Day 10: I campioni 2019 sono Price ed Al-Attiyah

18 gennaio 2019 - 14:51

Da Pisco a Lima per gli ultimi 359 km di quest’anno. KTM centra il 18esimo successo nel Rally Raid più famoso al mondo con Price. Al-Attiyah si veste da ragioniere e vince gestendo il suo vantaggio.

Commenta

per primo!

Pensare che fino ad una quindicina di giorni fa Toby Price non era neanche certo di essere in grado di presentarsi al via della Dakar, sembra quasi follia. Nel dicembre scorso l’australiano si era infortunato ad un polso ed era stato costretto ad un intervento chirurgico. Un prologo non dei migliori in vista del Rally Raid più duro al mondo. Il portacolori KTM non si è dato per vinto, presentandosi non solo al via, ma chiudendo da campione insegnando a tutti cosa significa impegno e costanza. Come se non bastasse Toby non ha voluto limitarsi a vincere “di strategia”. Dopo che il principale rivale Quintanilla è finito a ruote all’aria al km 10, a Price sarebbe bastato arrivare al traguardo stando lontano dai guai, ma evidentemente non voleva essere ricordato come colui che vince la Dakar senza aggiudicarsi neanche una tappa. Deciso più che mai a chiudere in bellezza, il pilota australiano da gas a due mani scordandosi del polso dolorante e si presenta al traguardo prima di tutti, con un vantaggio di 2’21’’ sulla Honda di José Ignacio Cornejo, regalando alla casa austriaca il 18esimo successo consecutivo in Dakar. Il terzo a tagliare il traguardo è Matthias Walkner a +2’38’’, precedendo Sam Sunderland e Luciano Benavides rispettivamente a +3’19’’ e 3’20’’. Quattro KTM nelle prime 5 posizioni di tappa! Suona bene, ma non come l’aver monopolizzato le prime tre piazze della classifica assoluto. Complimenti a loro! Tornando a Quintanilla, cadendo il cileno ha riportato un infortunio al piede ma ha stretto i denti proseguendo fino alla fine della speciale con una buona dose di amarezza. Ma la sua giornata prosegue in maniera anche peggiore, quando viene a sapere che la direzione gara ha accolto il ricorso della KTM contro la penalità di un’ora rimediata da Sam Sunderland nell’ottava tappa per aver alterato il suo Iritrack (a scagionarlo sono stati proprio i tecnici dell’Iritrack, dimostrando che l’errore non era stato intenzionale). Il tutto è avvenuto solo dopo la conclusione della speciale, facendo perdere al pilota dell’Husqvarna anche il terzo gradino del podio assoluto. Può sicuramente tornare in Italia con il sorriso Maurizio Gerini, migliore dei piloti nostrani al traguardo. La top 15 era l’obiettivo del suo compagno di squadra Jacopo Cerutti, ma dopo che questo ha alzato bandiera bianca è diventato alla portata dell’imperiese, che ha sorpreso tutti con un grande 14esimo posto finale a poco meno di quattro ore e mezza da Price.

Auto: Al-Attiyah, gestione perfetta
A guidare la carovana delle auto e tagliare per primo il traguardo è Carlos Sainz. “Il matador” ha preceduto di appena 42 secondi la Peugeot di Sébastien Loeb e l’altra Mini di Cyril Despres. Ma l’attenzione su di loro dura poco: i riflettori sono tutti puntati su Nasser Al-Attiyah, oggi solo dodicesimo al traguardo. Tanto è bastato al qatariota per vincere la sua terza Dakar in carriera e regalare alla Toyota il primo successo nella categoria. Il principe del deserto dichiara soddisfatto: “Non abbiamo commesso alcun errore durante l’intero evento. Abbiamo preso il comando al terzo giorno e da quel momento abbiamo costruito il nostro vantaggio, giorno dopo giorno. Sono davvero contento: grazie squadra per lo splendido lavoro, al fornitore di pneumatici BF Goodrich, a tutti gli sponsor. Sono felice di aver firmato la prima vittoria nella Dakar per la Toyota“. Nani Roma chiude la sua Dakar in seconda posizione. Per sua stessa ammissione è risultato poco incisivo in alcune fasi della corsa, con Al-Attiyah in gran spolvero non poteva certo sperare in qualcosa di meglio. “Non abbiamo vinto, ma siamo comunque soddisfatti” ha ammesso Roma, “Questa è una gara difficile e con molto stress da sopportare ogni giorno. Inoltre, gli ultimi cinque giorni sono stati ancora più duri per il mio copilota, che ha corso con due costole rotte e ha sofferto molto. Non è stato una grande gara per la Mini, ma essere sul podio e lottare con i grandi è comunque positivo. Congratulazioni a Nasser: non ha commesso alcun errore, ha vinto meritatamente!“. Più di qualche rimpianto per Loeb, che per sua fortuna non avrà molto tempo per rimuginare considerando che già domani dovrà iniziare la preparazione del rally di Monte Carlo con la Hyundai. In lui c’è però la piena consapevolezza che avrebbe potuto giocarsi la vittoria finale. “Complessivamente è stato un buon rally. Siamo saliti sul podio, ma potevamo fare di più. Globalmente, siamo stati i più veloci, ma poi abbiamo perso un sacco di tempo in certe fasi. Quindi non siamo i vincitori, ma va bene così: io mi sono divertito e avevamo un buon ritmo. Ma la prossima volta dovremo fare meglio“. Per il team Mini X-Raid quello ottenuto non è certo il risultato sperato. Quest’anno sono stati schierati Despres, Sainz e Peterhansel, e mentre il francese è riuscito a lottare con Loeb per il podio, i suoi compagni di squadra sono letteralmente mancati. Sainz ha perso ogni possibilità di vittoria già alla terza tappa, a causa della rottura di una sospensione, mentre Mister Dakar ha dovuto fare i conti con alcuni errori che lo avevano attardato nella classifica generale nei confronti di Al-Attiyah. Tra l’altro, visti anche i problemi alla schiena per Castera, Peterhansel ha scelto di ritirarsi dalla gara per consentire al suo navigatore di ricorrere alle cure mediche. Dakar che come sempre non si smentisce, regalandoci un magnifico rally ogni anno. E se l’organizzazione non è sempre all’altezza, ci pensano i piloti a farci emozionare e stare col fiato sospeso.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO

Dakar 2019, Day 9: Vigilia di sorprese e ritiri

Dakar 2019, Day 8: altra tappa, altri numeri!

Dakar 2019, Day 7: La tappa dei riscatti