Frenata integrale: vera sicurezza?

18 dicembre 2018 - 13:27

Pro e contro di questo sistema sempre più utilizzato. Bistrattato da alcuni, amato da altri. Utilizzare la frenata combinata ci rende davvero più sicuri?

Il sistema di frenata integrale o frenata combinata nasce da una collaborazione tra Moto Guzzi e Brembo e fu inizialmente sviluppato e brevettato -tra gli anni 70 e 90- esclusivamente per il settore motociclistico. L’ovvio scopo di questo sistema era quello di diminuire gli spazi di frenata e al contempo garantire una maggiore stabilità dinamica durante le curve e i passaggi critici. In realtà sin da subito la platea dei motociclisti non ha esultato per l’innovazione, piuttosto si è creato un diffuso scetticismo sulla bontà del sistema. Col tempo è maturata l’idea che la frenata combinata potesse essere addirittura pericolosa, segnandone quindi la progressiva scomparsa. Con l’avvento dell’ABS si è tornati a rispolverare il brevetto, migliorandolo e abbinandolo alla tecnologia del sistema antibloccaggio. BMW è stata la prima a utilizzare la combo frenata integrale + ABS, sfoderando il così detto “Integral ABS”.

Come funziona
Il funzionamento differisce per ovvie ragioni tra scooter e moto. Di base l’idea è semplice: con il comando del freno posteriore si va ad attivare, oltre allo stesso, anche uno dei due dischi anteriori (o l’unico, nei casi di disco singolo). Con il comando del freno anteriore invece, in caso di doppio disco, ne viene azionato solo uno. L’obbiettivo è quello di ripartire sempre l’azione frenante sui due assi, bilanciando il più possibile la frenata.

Perché non ci convince
Stabilità in curva, frenata bilanciata, mezzo sempre in assetto… Tutto perfetto verrebbe da dire, ma la pratica non sempre rispecchia la teoria. In realtà questo sistema spacca in due metà la clientela: da un lato i principianti e tutti coloro che non hanno mai guidato un mezzo a due ruote lo osannano, dall’altro i più smaliziati lo trovano invasivo e potenzialmente pericoloso. Questo perché per il neofita, che forse neanche ricorda quale leva comanda quale freno, è utile sapere che comunque vada riuscirà a frenare. D’altro canto per chi viaggia su due ruote da tempo è estremamente limitante non poter modulare a proprio piacere la frenata tra avantreno e retrotreno. In determinate situazioni viene a mancare la possibilità di correggere un solo asse del mezzo, rischiando di incappare in spiacevoli situazioni. A tutti è capitato di prendere una curva a velocità troppo elevata: che si fa in questi casi? Un motociclista/scooterista con almeno un briciolo d’esperienza sa che per correggere e stringere la traiettoria bisogna intervenire sul freno posteriore; cosa impossibile se si utilizza la frenata integrale, che agendo anche su quello davanti, porta anzi ad allargare ulteriormente il percorso. Anche in città è riscontrabile più di qualche disagio.

E nel traffico di città?
Nel traffico si è abituati a pizzicare il posteriore per inserirsi e sorpassare agevolmente auto in coda, invece con la frenata integrale ad ogni colpo di freno il mezzo si “raddrizza” rischiando di far andare dritti nell’auto che si voleva aggirare. In ultimo la situazione in cui forse più si maledice questo sistema: l’asfalto liscio o peggio… i basoli bagnati! Classici casi in cui ognuno sa che l’unica cosa da fare è procedere con estrema cautela, tenendosi quanto più lontano possibile dal freno anteriore. Su queste superfici, magari in discesa o in curva, convinti di frenare solo leggermente col posteriore e incoscienti di star agendo anche sul davanti, ci si scontra con un unico possibile epilogo: anteriore che si perde, caduta certa e bestemmia d’obbligo.

Commenta per primo

POTRESTI ESSERTI PERSO:

Come affrontare il caldo in moto: i consigli del medico

Corso di guida sicura moto: la nostra giornata a Misano

Air Tender: come funzionano le sospensioni italiane dell’Africa Twin