Moto rumorosa in cortile condominiale

Moto rumorosa in cortile condominiale: cosa fare?

Come risolvere il problema di una moto rumorosa nel cortile condominiale? Dal ricorso al regolamento all'azione legale, tutte le strade possibili

4 giugno 2020 - 19:44

A chi non è capitato di sobbalzare dalla sedia per colpa del frastuono di una moto rumorosa nel cortile condominiale? Soprattutto quando il conducente dà gas al motore rompendo improvvisamente il silenzio del primo pomeriggio o della notte? Tutti noi amiamo le moto, ma in quel momento vorremmo tanto lanciare qualcosa di molto pesante verso il ‘disturbatore’, soprattutto se l’azione è recidiva. Poi però ci ricordiamo di essere delle persone civili e proviamo a sistemare la questione amichevolmente. Possiamo riuscirci, convincendo il centauro a fare meno rumore. Ma è pure possibile che quest’ultimo ci risponda picche: in questo caso esistono degli appigli regolamentari o legali per risolvere il problema della moto chiassona?

QUANDO IL RUMORE DI UNA MOTO PUÒ DEFINIRSI MOLESTO?

La legge non indica specificatamente la soglia di tollerabilità di un rumore, men che meno del rumore di una moto. Tuttavia la Corte di Cassazione, attraverso varie sentenze, ha fissato in circa 3,5 decibel il limite massimo oltre il quale un rumore può definirsi molesto. Si tratta comunque di un punto di riferimento e non di un valore assoluto, cosicché in un’eventuale causa i giudici hanno ampio margine decisionale e possono valutare caso per caso il danno reale apportato dal rumore, anche in base al contesto nel quale viene prodotto. Da un punto di vista strettamente legale giungono comunque in soccorso due norme molto pertinenti. L’art. 659 c.p., secondo cui “chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche […], disturba le occupazioni o il riposo delle persone […], è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309”. E poi l’art. 844 c.c., in base al quale le immissioni di rumori derivanti dal fondo del vicino (come può essere un box o un garage) non devono superare la normale tollerabilità.

MOTO RUMOROSA IN CONDOMINIO: VERIFICA DEL PARCHEGGIO

Innanzitutto occorre verificare se il motociclista abbia il permesso di parcheggiare nel cortile condominiale. Spesso, infatti, le aree comuni dei condomini che sarebbero in teoria destinate a tutt’altro uso, si trasformano in parcheggi più per consuetudine o per un tacito accordo tra gli inquilini, che per effetto di un regolamento scritto e approvato. Naturalmente se il motociclista parcheggia ‘abusivamente’ nel cortile, diventa più semplice contestargli la condotta rumorosa, non potendo quest’ultimo contare su nessun appiglio regolamentare. Ci sono quindi buone possibilità di condurlo a più miti consigli. Se invece il parcheggio della moto in cortile è regolare, occorre trovare un’altra strada.

MOTO RUMOROSA IN CORTILE CONDOMINIALE: IL REGOLAMENTO

E la strada più ovvia è quella di consultare il regolamento condominiale per verificare se ci siano precise disposizioni contro i rumori molesti. Il regolamento può infatti stabilire le fasce orarie destinate alla quiete e al riposo (di solito 21-8 e 13-16, ma possono variare) durante le quali ogni tipo di rumore è vietato e può essere pertanto contestato in sede di assemblea. Ci sono poi dei condomini che fissano regole molto specifiche proprio contro i rumori provocati dalle moto e dagli altri mezzi di trasporto. In questi casi la soluzione è più semplice perché basta rivolgersi all’amministratore di condominio affinché si attivi per richiedere al diretto interessato, verbalmente o tramite raccomandata, la cessazione del rumore molesto. Se invece il regolamento non fornisce indicazioni sufficienti, ma si vuole risolvere comunque il problema del rumore della moto (e del motociclista che non vuol saperne di smetterla), si può tentare un’azione legale facendo riferimento alle norme di cui sopra (659 c.p. e 844 c.c.).

MOTO RUMOROSA IN CORTILE CONDOMINIALE: L’AZIONE LEGALE

L’azione legale nei confronti di un centauro chiassone che disturba la quiete condominiale resta davvero l’ultima spiaggia dopo averle provate tutte (anche considerando i tempi della legge), e le probabilità di spuntarla non sono nemmeno così alte. Spetta infatti al denunciante dimostrare l’intollerabilità del rumore, fornendo in sede di giudizio il risultato della perizia fonometrica appositamente redatta da un tecnico specializzato. La testimonianza di altri condomini può aiutare ma da sola non basta. Il giudice, prima di decidere, valuta diversi fattori, dalla distanza tra l’appartamento del denunciante e il veicolo all’orario in cui viene emesso il frastuono, fino alla persistenza del rumore. Difficile, insomma, che ci siano condanne in presenza di qualche sgasata alle 10 di sera. Più possibilità se i rumori durano qualche minuto e vengono effettuati alle 3 del mattino.

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